Videogiochi dannosi per i giovani. Ma per favore…

Videogiochi dannosi per i giovani. Ma per favore…

Premessa: l’articolo che leggerete nasce in risposta alle affermazioni della collega e co-fondatrice de “L’Ultima Parola”, Paola Pagliari, comparse in un recente articolo sul nostro sito. Nel pieno rispetto delle sue opinioni, mi sento in dovere di dire la mia sul mondo dei videogiochi, criticato e attaccato a dismisura e, a mio avviso, molte volte ingiustamente.  Potete trovare l’articolo di Paola Pagliari cliccando QUI.

 

Una crociata senza senso

I videogiochi. Che brutta cosa! Diseducativi, antisociali, istigatori dei peggiori comportamenti possibili immaginabili. I giovani dall’intrattenimento videoludico imparano le parolacce, la violenza sui più deboli e a delinquere. Per non parlare delle scene di sesso! Parafrasando un termine dell’utente medio e mediocre moderno, “INDINNIAMOCI”! Già, perché è tanto facile additare un oggetto come la causa della diseducazione e dei problemi comportamentali dei propri figli. I ragazzi giocano a un videogioco violento e diventano aggressivi, e ovviamente la colpa ricade sul videogioco stesso. Ma chi è stato a piazzare il bambino/ragazzino davanti al televisore, e ancor peggio a non essere stato in grado di insegnare al pargolo la non tanto sottile linea che separa la realtà dalla fantasia, dalla finzione e dal gioco? Esatto, proprio tu, adulto coscienzioso che si scaglia contro un prodotto assolutamente non idoneo alla fascia d’età di tuo figlio, sul quale gli hai permesso di mettere mano. E’ bene ricordare infatti, dal momento che evidentemente leggere è diventato troppo faticoso, che ogni videogioco sulla copertina reca una dicitura indicante l’età adatta per usufruire del prodotto. Se permetti a un dodicenne di giocare, per citarne uno, a GTA, la software house non ha responsabilità di sorta. Sei tu che sei un genitore coglione. Ma non è che le persone inneggianti all’influenza malefica dell’intrattenimento virtuale semplicemente non sanno di cosa parlano? Probabile. Altrimenti perché prendersela con un prodotto ufficialmente vietato ai minori e non con altri mezzi di intrattenimento meno controllati? Per fare un esempio, nei libri “Cinquanta Sfumature di Grigio”, nero rosso e a pallini non ho visto traccia di limitazioni d’età per chi si accinge a sfogliarne le pagine. Di conseguenza, una ragazzina sarebbe libera di leggere un romanzo incentrato sul sesso, immedesimandosi in scene di sesso sadomaso e porcherie (dipende dai gusti) simili. E nessuno punta il dito contro la casa editrice. Eh, ma i videogiochi…

In sostanza, i videogiochi sono oggetto di critiche semplicemente per l’ineguatezza di alcuni genitori nello scegliere il titolo più adatto ai propri figli. Già che piazzate i vostri ragazzi davanti a uno schermo per avere più tempo libero a disposizione, fate almeno lo sforzo di informarvi su cosa gli state lasciando in mano.

Tornando sui prodotti presenti sul mercato vietati ai minori, trovare esempi ben più dannosi rispetto a un videogioco è facile quanto cogliere di sorpresa alle spalle un non udente. Quelli delle crociate anti-videogiochi cosa hanno da dire sulle sigarette? Sono per legge vietate ai minori, eppure in giro vedo sempre più ragazzetti con la cicca in bocca manco fossero gangster zona Scampia. Perchè non le togliamo dal mercato? Forse perché al genitore tanto voglioso di prendersela con i videogame piace fumare? E magari pure in presenza degli amati figlioletti da proteggere dalla giungla di perdizione virtuale.

E che dire degli alcolici? La vendita e somministrazione di tali bevande è vietata ai minori, eppure le feste di leva e i sabati sera contano più minorenni stesi per terra che in piedi. E i genitori apprensivi non si “INDINNIANO” ? Ma no, in fondo sono solo ragazzate. Il fegato e i reni non ringraziano.

E il porno? Perchè nessuno si accorge che per entrare in un sito per adulti è sufficiente dichiarare con un “clic” di essere maggiorenne? Forse perchè le “pippette” davanti a un porno se le sono fatte tutti in gioventù, e non è oggetto di scandalo. Dimenticando però che davanti ad un monitor non ci sono solo i figli maschi, e anche che gli stessi figli maschi tratteranno le future fidanzate/mogli come visto negli allegri filmati che hanno ne hanno accompagnato la crescita psicofisica, ovvero come oggetti di piacere. Eppure la pornografia in tutte le sue forme è vietata ai minori…

L’accanimento perpetuato nei confronti dei videogiochi è figlio dell’incapacità delle persone di dare una giusta educazione ai propri figli, oltre che dal disinteresse degli “adulti” verso un mondo che in realtà avrebbe molto da offrire. I videogiochi violenti, a sfondo sessuale e quant’altro sono potenzialmente dannosi, è vero. Ma solo se dati in mano a persone non adatte ad usufruirne. Se un videogame reca una dicitura con il limite minimo di età, tale limite è da rispettare, come per gli alcolici, le sigarette e il porno. Non è complicato. Eppure, c’è chi ancora gioca alla caccia alle streghe per comodità e pigrizia. Viva l’evoluzione!

Per concludere, mi soffermo sui videogiochi presi in esame dalla mia collega, riproponendo i suoi commenti, facendone una piccola analisi:

CARMAGEDDON – Probabilmente il gioco violento per eccellenza, censurato e proibito in molti Paesi. In Italia si arrivò addirittura a discuterne in Parlamento e le copie del gioco non censurate vennero ritirate dal mercato. Era il 1997 e a bordo di un auto i giocatori dovevano distruggere i mezzi avversari e investire quanti più pedoni possibile per aumentare il punteggio.

Di spaventosa attualità, ci riporta a scenari recentissimi di atti terroristici attuati proprio in tale modo.

Appunto, recentissimi atti terroristici. Il gioco è uscito due decenni fa e, anche se è comparso da pochi mesi un remake per console di ultima generazione e pc, Carmageddon ha fatto il botto nel 1997. Avevo dieci anni quando ci giocavo, e indovinate un pò? Non ho mai investito nessuno con la mia auto! 

 

Carmageddon

 

MANHUNT – Ritenuto da molti vincitore assoluto della classifica dei videogiochi più violenti di sempre, Manhunt (prodotto sempre da Rockstar) è stato proibito in molti paesi ed è stata rilasciata una versione rivista e meno violenta. Il protagonista del videogioco è un condannato a morte in fuga all’interno di una Carcer City trasformata in un vero e proprio mattatoio.

E’ vero, è crudo. Ma non si tratta di violenza fine a se stessa. Il protagonista diventa l’oggetto del desiderio di un autore di snuff film, pellicole illegali nelle quali di norma viene registrata la morte di una o più persone, o in ogni caso episodi di insana violenza. Seppur non per tutti, Manhunt non vuole aver nessun senso, e a mio parere è piuttosto divertente. Esistono film horror di gran lunga più truculenti. 

 

Manhunt

 

RAPELAY – Si tratta di un videogioco giapponese di genere erotico in cui il protagonista è uno stupratore che deve violentare una donna e le sue due figlie. Una scelta di cattivo gusto, ma sicuramente da citare tra i videogiochi più violenti.

Ci si chiede dove siano finite le femministe.

Probabilmente, le femministe sono impegnate ad occuparsi di argomenti e problematiche ben più seri rispetto ad un videogame erotico giapponese nato per essere semplicemente… un gioco erotico giapponese. Lo scandalo, se mai, è la bruttezza del videogioco.

 

Rapelay

 

 

HARVESTER – Rilasciato dalla Virgin Games nel 1996 dopo anni di rinvii e minacce ai produttori, in questo titolo si può trovare di tutto, dagli incesti al cannibalismo, dagli stupri alla necrofagia. Nel gioco si parla anche di nazismo e pedofilia, non c’è quindi da stupirsi se il gioco non sia mai arrivato sui nostri mercati. Una violenza carnale e mentale senza precedenti e al quale nessun gioco si è mai più avvicinato.

Siamo sicuri che, sotto altro nome, non sia mai arrivato da noi?

Ma come, un gioco così abominevole non dovrebbe proprio esistere! Perchè preoccuparsi della sua presenza “da noi” sotto altro nome? Ipocrisie a parte, Harvester è davvero un videogame per stomaci forti, ma con la grafica di un ventennio fa il tutto risulta alquanto grossolano e di poco impatto. Che le tematiche toccate siano di cattivo gusto ci può stare. Forse, si tratta di uno dei pochi videogiochi davvero discutibili.

 

Harvester

 

FALLOUT 3 – È stato censurato in vari Paesi per via delle scene di mutilazioni, schiavitù e cannibalismo. Tutto frutto della guerra nucleare a cui il protagonista è sopravvissuto e di cui deve affrontare i postumi.

Censurare un titolo come Fallout 3 equivale a censurare qualunque film o telefilm ambientati in ipotetici scenari post-apocalittici. Non a caso, il videogioco è stato censurato in Australia per via di un buco nelle leggi del Paese. Qui sotto, riportiamo da Wikipedia ragioni del divieto alla vendita di Fallout 3:

 “Il videogioco è stato censurato in Australia, dove inizialmente però ne era stata vietata la commercializzazione per via delle molte situazioni che spingono il giocatore a fare uso di droga; questo è dovuto al fatto che in Australia non esiste la valutazione “18+” e tutti i giochi per adulti vengono censurati o, se non c’è modo per eliminare il contenuto, ne viene vietata la vendita”.

Fallout 3 ha subito l’onta della censura anche in Giappone e India per motivi più che giusti:

nel Sol Levante il gioco è stato privato solo di una missione secondaria, nella quale appariva una testata nucleare identica a “Fat Man”, l’ordigno sganciato su Nagasaki durante la seconda guerra mondiale. Infine, il mini cannone nucleare chiamato col medesimo nome è stato rinominato “Nuke Launcher”. In questo caso, più che censura, si tratta di buon senso e di rispetto per un popolo che ha subito una tragedia immane. Censura giustificata, ma il fatto che il Giappone non abbia vietato la vendita del gioco sul proprio territorio è dimostrazione di una mentalità aperta e priva di ipocrisie…

… al contrario della Germania, dove il titolo Bethesda è stato ridicolizzato, eliminandone il sangue dagli effetti grafici, togliendo inoltre la possibilità di mutilare le persone nel corso dell’avventura. Sangue e mutilazione ben presenti in serie tv come The Walking Dead, e ovviamente non soggette a censura. Due pesi e due misure. Non sarà per caso che gli incassi derivati dalla televisione fanno comodo?

 

YANDERE SIMULATOR – In Giappone “Yandere” indica una persona apparentemente dolce e gentile, ma ossessionata dalla gelosia per un’altra persona. Così in questo videogioco vestirete i panni di un’innocente scolaretta pronta ad uccidere qualsiasi rivale in amore. Inoltre sarà necessario nascondere il cadavere ed eliminare eventuali prove e testimoni.

A posto, non ci facciamo proprio mancare nulla per educare i giovani ai buoni sentimenti.

Tutta roba già vista nella vita reale. Yandere Simulator non sarà il massimo della moralità, ma dubito che le migliaia di omicidi passionali che ogni anno si consumano nel mondo siano scaturiti da un videogioco. Un titolo discutibile, ma non certo portatore di morte. Chi uccide non è un videogiocatore. E’ un assassino.

 

Yandere Simulator

 

POSTAL 2 – Il protagonista deve completare missioni improbabili quanto violente, tipo orinare sulla gente per poi tagliargli la testa. In aggiunta si trovano numerosi riferimenti omofobi, razzisti e offensivi nei confronti degli animali, sufficiente quindi per dichiararlo uno dei giochi più violenti di sempre.

Postal 2 rientra tra quei titoli dal dubbio gusto, oggetto di censure in svariati Paesi:  Australia, Nuova Zelanda, Malaysia, Francia e Germania hanno vietato la vendita del videogioco. La posizione più dura è stata presa dalla Nuova Zelanda, dove il possesso o la vendita di Postal 2  è punibile con una sanzione fino a 275 mila dollari e 10 anni di carcere. Un assassino esce di galera prima di chi possiede un videogame proibito.

 

Postal 2

 

 HATRED – Simile a Postal, racconta la storia di un uomo che decide di farla finita con la società nel modo più cruento possibile. Atti di follia pura contro quante più persone possibile.

Ebbene, un altro mezzo punto a favore di chi vede nei videogiochi un pericolo per i più giovani. Ma, seppur senza una trama di spessore, Hatred descrive alla perfezione la follia umana. Una follia che pochi esseri umani possiedono. E non sarà certo un videogioco a farti diventare un pazzo assassino. E vi assicuro che passare una giornata ad ammazzare innocenti virtuali per strada può essere terapeutico…

 

Hatred

 

BULLY – Il titolo è poi stato cambiato in Canis Canem Edit visto il chiaro inneggio al bullismo. Ritirato dal commercio in diversi Paesi, questo videogioco si sviluppa sul binomio violenza e adolescenza.

Se non fossero stati abbastanza deleteri gli altri…

Definire Bully un titolo che inneggia al bullismo è una immane cazzata. Se mai, pone l’accento sulle gang di bulli realmente presenti nelle scuole americane, che il personaggio principale, cioè noi, deve sconfiggere per “prendere il controllo” della scuola. La formula “uno contro tutti” potrebbe essere catalogata, paradossalmente, come una lotta al bullismo. Non è certo un esempio di vita, ma nemmeno l’apoteosi del disagio giovanile. 

 

Bully

 

GTA – Anch’esso uscito nel 1997, è uno dei videogiochi più venduti di sempre. I titoli della serie sfornati dalla Rockstar Games sono stati diverse, l’elemento principale è sempre stato la violenza. Il giocatore si trova nei panni di un criminale e dovrà portare a termine varie missioni per aumentare la propria reputazione in città, uccidendo i criminali rivali e guadagnare soldi.

Dire mostruoso è riduttivo.

Grand Theft Auto meriterebbe un capitolo a parte. Il titolo di Rockstar è violento, viola quasi tutte le regole morali e fisiche della società e fa ricorso a ogni espediente illegale per sviluppare la storyline. Ciò che i bigotti non capiscono, però, è che GTA non è altro che un estratto della società americana, cinica e con ben poca empatia verso gli altri esseri umani. Gli sviluppatori del gioco hanno sempre posto l’accento sulle problematiche della società a stelle e strisce, traendone ispirazione per le proprie opere. Inoltre, GTA offre migliaia di attività da svolgere. Pur basandosi su rapine e crimini, è possibile giocare a tennis, comprare veicoli, sfidare altre persone a braccio di ferro, prendere parte a gare automobilistiche e così via. Infine, ma non ultimo per importanza, nel gioco è presente anche una parte affettiva, con un padre che nonostante la famiglia continui a disprezzarlo, in fondo ama moglie e figli. Anche l’amicizia tra i tre personaggi principali è degna di essere vissuta. Che poi uno dei tre sia un pazzo, psicopatico e sociopatico pronto a far saltare la testa a chiunque, poco importa. Succede anche nelle migliori famiglie… ciò che mi inquieta, invece, è sentire nelle chat vocali del gioco voci bianche, di bambini che avranno non più di 12 anni. Questo è un problema serio, ma non diamo la colpa al videogioco, espressamente vietato ai minori di 18 anni. Qualcuno glielo avrà pur comprato, giusto?    

 

GTA V

 

Il vero problema della società è l’ipocrisia e il voler nascondersi dietro a un dito

La ragione che mi porta a dubitare dell’intelligenza e della moralità di chi critica tanto i videogiochi è l’elevato tasso di ipocrisia che popola le loro deboli menti. A mio avviso la ragione di tanto odio verso l’intrattenimento videoludico risiede nella completa incapacità delle persone di giudicare le cose per quello che sono. Il videogioco è un passatempo e tale deve rimanere. Piazzare il proprio figlio davanti alla televisione per paura che si faccia male giocando all’aperto, quello si che è dannoso. Comprare un videogame al figlio minorenne senza informarsi se il prodotto sia adatto alla sua età è altrettanto pericoloso. E’ anche dannoso, e molto, passare ore e ore davanti a uno schermo, che sia per guardare la televisione o con un joypad in mano. Ma il rincoglionimento virtuale non è certo colpa di chi produce videogiochi. E’ tanto facile non essere in grado di fare i genitori e addossare la colpa alle terze parti. I contenuti violenti e dalle tematiche forti sono un pericolo per le persone instabili mentalmente ma non solo in ambito videoludico. I film, i telefilm, i telegiornali, le opere teatrali, i fumetti. Agli occhi di una persona non nel pieno delle proprie facoltà tutto può trasformarsi in una miccia pronta a far esplodere la follia latente che è in lui, o per distorcere il senso di giusto o sbagliato. Seguendo la linea di pensiero di chi vorrebbe i videogiochi come un pericolo per la società, mi vengono in mente altri esempi ben più inquietanti, sui quali però nessuno si esprime:

  • Mi basta guardare una manciata di puntate di Criminal Minds per imparare a uccidere con fantasia
  • Uomini e donne mi insegna che l’uomo è un cacciatore, la donna una preda (e una mignotta)
  • I programmi sulle malattie misteriose mi fan venire paura di respirare
  • I telegiornali parlano di fatti violenza VERI, e la realtà fa decisamente più paura della fantasia, ma li trasmettono in fascia protetta
  • La violenza di certi film supera quella dei videogiochi
  • La mancanza di una educazione sessuale nelle scuole genera incertezze e impreparazione nei giovani

Potrei andare avanti per ore, ma grazie a Dio ho una vita privata da portare avanti. Vi lascio a riflettere su quanto siano effettivamente dannosi i videogiochi, di qualunque natura, o se a essere pericolosi per i più giovani non siano tutte le ipocrisie figlie di una pigrizia mentale di fondo di molte persone, sempre pronte a criticare e mai disposte a farsi un esame di coscienza.

 

Nessuno però si ricorda di un “videogioco” davvero dannoso per i bambini

In mezzo alle migliaia di videogiochi violenti e volgari, c’è stato anni fa un giochino carino e innocente, in grado in verità di minare seriamente l’equilibrio psicologico dei bambini di tutto il mondo, pur senza contare sulla presenza di sangue e parolacce. Non vi viene in mente nulla? Se fate un piccolo esercizio di memoria vi ricorderete senz’altro di quell’infame del Tamagotchi, al quale va attribuito un oceano di lacrime versate dai più piccoli. Il Tamagotchi originale e gli altri suoi cloni hanno come scopo far nascere e crescere cuccioli di alieno (Tamagotchi) o animale (cloni), dandogli da mangiare, curandoli dalle malattie e proteggendoli dal freddo. Ovviamente, il giocatore deve ricordarsi di prendersi cura del piccolo con regolarità, per non vedere i parametri vitali scendere fino… alla morte! Ebbene si, i bambini della seconda metà degli anni ’90 hanno subito il trauma della perdita grazie a un gioco virtuale. Molte denunce parlano di svenimenti, crisi di pianto e problemi comportamentali post-game over. Eppure, anche se la questione non è passata inosservata (tra tutti la richiesta di ritiro del gioco alla Procura della Repubblica di Roma da parte Angelo Bonelli, all’epoca capogruppo dei Verdi della Regione Lazio) , il Tamagotchi non ha portato polemiche infinite, come quelle degli ultimi tempi a proposito dei giochi come quelli citati in questo articolo. Io qualche domanda me la porrei.

 

Game Over

 

 

 

 

 

 

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