Quando i cartoni animati erano per bambini

Quando i cartoni animati erano per  bambini

Da Supergulp a Brickleberry: l’evoluzione dei cartoni animati

 

C’era una volta Supergulp…  già, una volta! Qualche tempo fa è stato il quarantennale di Supergulp! I fumetti in tv. Chi ha la mia età, anche qualche anno di meno, si ricorderà sicuramente del programma. Andava in onda il giovedì sera mi pare, e per tutta la prima serata ( che non iniziava alle 21.30 come adesso ma intorno alle 20.30) noi bambini e ragazzi, quasi sempre in compagnia di tutta la famiglia, ci divertivamo a seguire le avventure di Nick Carter, del Gruppo TNT, di Spiderman… Cartoni animati che trattavano di fantascienza, d’azione, di investigazione, ma sempre a misura di bambino. Non c’erano parolacce, non c’erano ragazze poco vestite, non c’era violenza gratuita.

Stesso discorso vale per tutta una serie di cartoni che hanno fatto parte della mia fanciullezza…come dimenticare Goldrake??? Ai miei tempi eravamo tutte innamorate di Actarus!  e Heidi? Candy Candy? (a me non piaceva però aveva un successo strepitoso!). Quello che tutti questi cartoni animati avevano in comune era che in qualche modo erano educativi, avevano una morale, ma soprattutto non avevano bisogno di essere spiegati ai bambini, che anche se li guardavano da soli, senza la presenza di qualche adulto, non ne travisavano i messaggi, non c’era pericolo che “assorbissero” cose che avrebbero potuto in qualche modo nuocergli.

Le cose sono cominciate a cambiare, per quanto ricordo, con l’avvento di Lupin III. Cartone animato giapponese  con contenuti erotici piuttosto espliciti, soprattutto per l’epoca. Non volgari per carità, però alcuni riferimenti erano piuttosto sfacciati. La protagonista femminile, Margot, veniva spesso ritratta con abiti succinti, seno in bella mostra ed atteggiamenti provocanti. Ecco, questo è stato uno dei primi cartoni che occorreva in qualche modo spiegare ai più piccoli. Non gli si doveva assolutamente vietare di guardarlo, ma occorreva la mediazione di un adulto che spiegasse il perché di alcuni atteggiamenti ed alcune allusioni.

Poi è  arrivato South Park, cartone animato dissacrante, per certi aspetti blasfemo ed anche piuttosto volgare che, come molti altri cartoni negli anni che seguiranno, mette sotto scacco la società americana. A me francamente piaceva abbastanza, ricordo che lo guardavo con mio figlio, a quell’epoca adolescente. Ricordo anche però che all’inizio c’era l’avviso in cui si sottolineava che si trattava di un programma non adatto ai bambini piccoli. Tra le altre cose a me faceva molto ridere il personaggio di Kenny, ricordate? Quello col piumino arancione che moriva sempre in tutti i  modi possibili e  immaginabili  poi, come niente fosse, la puntata seguente era di nuovo lì. Ecco, quella era una situazione in cui era imperativa la presenza di un adulto, nel caso avesse avuto la malaugurata idea di far vedere quel cartone ad un bambino piccolo. Perché Kenny veniva buttato sotto le macchine, sotto i treni, moriva praticamente ogni due per tre ma poi, appunto, “risorgeva”. Ma, se un bambino piccolo guardava queste scene senza le opportune spiegazioni, capace poi che buttava dal balcone il fratellino “tanto poi ritorna”. Ma la colpa non sarebbe ovviamente stata del cartone, ma di chi glielo aveva  lasciato guardare.

Si è poi passati al periodo dei Simpson, grandiosi e profetici a quanto pare, viste le puntate con i duelli elettorali tra Trump e la Clinton, ai Griffin ed American dad, che possono non piacere ma che seguono più o meno tutti il filone del politically NON correct e tutto sommato non sono così terribili. Anche se rimangono cartoni non adatti ai bambini piccoli.

I cartoni che invece circolano tra televisione e web negli ultimi tempi sono piuttosto inquietanti, qualcuno in effetti abbastanza discutibile. Alcuni in effetti sono piuttosto volgarucci, senza neanche contenere un messaggio nascosto di una qualche importanza che giustifichi determinati linguaggi. Forse anche in questo campo, visto il successo di un certo tipo di “trash”, si è arrivati ad una vera e propria esagerazione. Un po’ come è accaduto alla maggior parte dei programmi televisivi. Quella che era una volta l’eccezione (la litigata, l’episodio volgare) è diventata purtroppo la norma. Che oltretutto non scandalizza più nessuno ovviamente, perché purtroppo ci si assuefa a tutto. Ma parliamo un po’ di questi “cartoni animati di ultima generazione”.

La linea di demarcazione secondo me, tra la prima e la seconda generazione ( è una mia demarcazione, ovviamente) è data dal fatto che nella seconda i modelli di comportamento negativi sono la maggioranza e, come dicevo prima, si assiste ad uno sdoganamento di comportamenti, atteggiamenti stupidi, volgari e via discorrendo che sembrano ormai talmente scontati da non dover essere corretti, anzi, allo spettatore meno accorto potrebbero anche sembrare modelli a cui tendere per avere visibilità nella vita. E non dimentichiamoci che siamo entrati a grandi passi nel periodo del “non importa perché ma l’importante è che se ne parli (di me).

Anche se ideata ed uscita già negli anni ’90 io includerei in questa categoria  la serie di Mike Judge, diventata presto un cult e un simbolo della MTV Animation: Beavis and Butt-head (1993–2011).  Questo cartone  mostra le vite squallide di due adolescenti, due teppisti decisamente stupidi e lavativi. Tra uno sketch e l’altro i due commentano videoclip musicali che passano su MTV.  Pur non essendo ai livelli di altri cartoni contemporanei sia il linguaggio che gli atteggiamenti sono già molto differenti da quelli precedenti ( peraltro  i protagonisti sono disegnati in modo piuttosto orrendo). Si tratta comunque di  un cartone che propone un modello negativo di adolescente, senza arte né parte, che però potrebbe sembrare quasi desiderabile da parte di qualcuno. Da guardare, soprattutto in età preadolescenziale, sotto la guida di un adulto, anche ( e soprattutto)  per spiegare che essere così stupidi e volgari non è “figo”  è non aiuta molto nella vita.

Uno dei cartoni contemporanei che pare abbia riscosso un grande successo in tutto il mondo è Brickleberry. Una sitcom animata statunitense, trasmessa per tre stagioni, dal 2012 al 2015, sulla rete televisiva Comedy Central. La serie è stata creata da Roger Black e Waco O’Guin ed è prodotta da Black, O’Guin e Daniel Tosh, Pur essendosi ormai conclusa  si trova  ancora su tutta una serie di canali televisivi pare e, ovviamente, sul web. Gli episodi sono ambientati in un immaginario parco naturale ( chissà perché però a me ricorda Yellowstone, forse trattasi di  suggestione post-orso Yoghi ) dove personaggi umani ed animali interagiscono tra loro esordendo spesso in performances piuttosto audaci, molto volgari  e, in parecchi casi, molto discutibili. A me sembra sia una vera e propria forzatura, in cui si inserisce molta volgarità fine a se stessa. Non c’è un valido motivo, come invece in qualche modo c’era in South park, in American dad  e in altri cartoni  di questo genere. E’ questo che non mi piace. Perché la volgarità abbinata a qualcosa di “logico” può anche essere divertente, ma così campata in aria francamente non dice nulla.  Può anche darsi sia per questo che si sono fermati alla terza serie e non sono è andati avanti.

Vi posto una puntata, nel caso qualcuno di voi non avesse la minima idea di cosa si tratti ( non ne sapevo nulla nemmeno io  fino a quando in questi giorni mio figlio mi ha parlato di questa serie, lo confesso…)

Anche questo, a maggior ragione, è un cartone animato che i bambini ( se proprio non ne possono fare a meno) devono guardare insieme ad un adulto responsabile che traduca loro tutta una serie di situazioni e dialoghi che altrimenti sarebbero assolutamente fuorvianti. Ma, come ho già avuto modo di dire per i fumetti horror e per tutta una serie di altre cose, non si devono demonizzare cartoni come questi, non si deve chiedere di non metterli in onda. Occorre invece che gli adulti tornino a fare quello per cui sono preposti, ossia insegnare la differenza tra bene e male, tra finzione e realtà, tra giusto ed ingiusto alle nuove generazioni. Ed anche programmi di questo genere possono essere utili allo scopo, se ben utilizzati.

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