QUANDO FARE IL PROPRIO DOVERE COSTA CARO

QUANDO FARE IL PROPRIO DOVERE COSTA CARO
Giuseppe Picone durante una delle sue manifestazioni di protesta

 

 

Riprendiamo la vicenda di Giuseppe Picone, ex poliziotto penitenziario, al centro di una vicenda davvero incredibile, solo per aver svolto onestamente il proprio lavoro.

Della sua storia se ne erano occupati anche un gruppo di senatori del Movimento 5 Stelle che, con Atto n. 3-01126 pubblicato il 22 luglio 2014, nella seduta n. 287, svolto nella seduta n. 396 dell’Assemblea (19/02/2015), rivolsero Al Ministro della giustizia il seguente quesito:

«Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

in data 11 giugno 2004 presso la casa circondariale di Trapani, intorno alle 8,30 del mattino, alla seconda porta dell’istituto penitenziario, dove si trovava in servizio Giuseppe Picone (ora ex agente di Polizia penitenziaria), si presentava un geometra civile nella qualità di responsabile dei lavori di ristrutturazione della sezione giudiziaria, il quale richiedeva l’accesso alla seconda porta, dove poteva entrare solo il personale autorizzato per lo svolgimento dei propri compiti, come stabilito da un ordine di servizio emesso dal Ministero della giustizia;

da notizie riportate dall’ex agente Picone, il geometra disponeva di un’autorizzazione di accesso dalla parte esterna dell’istituto, come per gli operai della ditta esecutrice dei lavori, e che lo stesso portava con se un computer e un telefonino portatile, palesemente in contrasto con quanto all’ordine di servizio citato;

relativamente all’uso dei telefoni cellulari all’interno della caserma agenti il Dipartimento amministrazione penitenziaria, Ufficio centrale del personale Div. III Sez. A – Affari generali con nota prot. n. 091480/5.1 del 6 giugno 2000 ha integrato alcune disposizioni già esistenti in materia;

a seguito della detta nota la direzione del carcere di Trapani, vista la situazione strutturale dell’istituto, con ordine di servizio n. 175 del 24 giugno 2000, disponeva il divieto assoluto di introdurre i telefoni cellulari oltre la prima porta, eccezion fatta per i magistrati che accedono al penitenziario per ragioni del proprio ufficio;

l’ex agente Picone, in assenza di comando diverso dall’ordine di servizio n. 175 del 24 giugno 2006 e quindi in assenza di autorizzazione scritta di accesso del geometra dalla seconda porta, si rifiutò di far entrare il professionista informandolo che avrebbe potuto farlo accompagnare all’ingresso della parte esterna dell’istituto, come già fatto per gli operai della ditta;

il geometra rispose che altri colleghi lo avevano fatto passare dalla stessa porta e che voleva parlare con il comandante, e pertanto Picone chiamò il sorvegliante capo Salvatore Fragale per metterlo a conoscenza dell’episodio. Quest’ultimo, recatosi alla seconda porta, confermò al geometra che in assenza di autorizzazione non si poteva accedere e che per questo motivo lo faceva accompagnare da altro assistente in servizio dalla parte esterna per raggiungere il posto di lavoro, previo passaggio dalla porta autorizzata;

detti avvenimenti portarono l’ispettore Maurizio Trotti, comandante di reparto facente funzioni, ad emettere una disposizione di servizio in data 11 giugno 2004, che autorizzava il geometra ad avere accesso alla seconda porta, con la seguente motivazione: “al fine di evitare problematiche e spiacevoli contrattempi, si autorizza con la presente il Geom. (…) (responsabile dei lavori di ristrutturazione della sez. Giudiziaria) a poter accedere dalla seconda portineria per recarsi al suddetto reparto. Comunicasi inoltre che lo stesso, come da precedenti disposizioni, può accedere con al seguito un computer e telefonino in quanto accessori indispensabili in quell’ambito lavorativo. Resta inteso che lo stesso dovrà comunque essere accompagnato da un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria”;

successivamente ad ulteriori denunce sui fatti accaduti, l’agente Picone, venne sottoposto a test psichiatrici e a relativi controlli nonché sospeso dal servizio; in seguito fu riammesso in servizio per averli superati, però dopo avere richiesto di essere reintegrato nel servizio, che aveva conquistato con concorso interno, questo gli fu negato ed assegnato ad altro collega, che in realtà non aveva gli stessi requisiti di Picone. Inoltre, per un’ulteriore reazione legata alla mancata assegnazione al servizio, l’agente Picone veniva sottoposto ad altri test psicologici, per poi venir declassato e congedato;

considerato che:

da notizia ANSA del 24 aprile 2014 un telefono cellulare perfettamente funzionante con sim card è stato trovato nel carcere minorile di Nisida a Napoli;

da notizie ANSA del 10 luglio 2014 nel carcere di Torino un telefonino, perfettamente funzionante, è stato trovato nella cella di un detenuto romeno, e si tratta del terzo caso all’interno del penitenziario dopo i due apparecchi rinvenuti dalla Polizia penitenziaria nella precedente settimana;

a Padova, come da notizia del 13 luglio 2014, riportata dal sito web della Polizia penitenziaria, presso l’istituto penitenziario sono stati trovati 8 telefonini e schede sim negli armadietti di alcuni agenti, come emerso dall’indagine condotta dalla squadra mobile coordinata dal pubblico ministero, Sergio Dini, che ha portato all’arresto di 15 persone tra cui 6 secondini accusati di fornire ogni tipo di merce (droga, telefonini, film porno) ai detenuti, ed in particolare ai boss mafiosi in regime carcerario duro, in cambio di soldi e di sostanze stupefacenti (e ve ne sono anche di più recenti, aggiungiamo noi che scriviamo questo articolo);

a seguito di attività investigativa degli organi competenti analoghi episodi nel recente passato hanno portato alla condanna di un assistente capo della Polizia penitenziaria della casa circondariale “Pagliarelli” di Palermo, perché portava in cella telefoni cellulari, schede e persino droga a boss ivi rinchiusi, in cambio di denaro e giocattoli per i propri figli;

dette condotte sono in evidente contrasto con le regole e gli usi vigenti all’interno degli istituti penitenziari, specie perché favoriscono la comunicazione col mondo esterno, in violazione dell’ordinamento penitenziario ex art. 18 e dell’art. 39 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000;

considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti:

l’ex agente Giuseppe Picone aveva sempre operato nel rispetto delle norme vigenti e delle disposizioni a lui ordinate e per questa diligenza dopo 25 anni di servizio gli era stata riconosciuta la medaglia d’oro;

a seguito dei fatti accaduti la mattina dell’11 giugno 2004 presso la casa circondariale di Trapani e delle relative richieste di chiarimenti e denunce presentate dallo stesso Picone nei confronti dei superiori dell’istituto carcerario, lo stesso è arrivato a perdere il massimo punteggio di valutazione del servizio da 30 con giudizio ottimo (23 febbraio 2004) a 14 con giudizio mediocre (17 marzo 2005) e al definitivo congedo dal servizio avvenuto nel maggio 2006;

in realtà l’ex agente all’epoca dei fatti si era attenuto, nello svolgimento del proprio servizio, a quanto previsto dall’ordine di servizio vigente, pertanto non contravvenendo ad eseguire ordini superiori;

l’art. 30, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82, sancisce: “Qualora sia indispensabile procedere a successive variazioni del foglio di servizio, le stesse devono essere tempestivamente comunicate al personale interessato dal comandante del reparto o da un suo delegato”».

Tutto ciò premesso, i senatori SANTANGELO , BERTOROTTA , SERRA , PAGLINI , CAPPELLETTI , DONNO , MORONESE , MANGILI , PUGLIA chiedevano di sapere: «se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali atti, nell’ambito delle proprie competenze, intenda porre in essere al fine di verificare se l’ex agente di Polizia penitenziaria, Giuseppe Picone, all’epoca dei fatti in servizio presso la casa circondariale di Trapani, abbia disatteso l’ordine di servizio vigente la mattina dell’11 giugno 2004 ed eventualmente quali demeriti di condotta, nell’espletamento del servizio, possano ascriversi allo stesso;

quali misure, nei limiti delle proprie attribuzioni, intenda adottare per la tutela dell’ex agente, fatte salve le competenze giuridiche degli organi competenti in materia;

se i fatti verificatisi presso la casa circondariale di Trapani possano essere riconducibili a quanto accaduto e denunciato recentemente dalla cronaca nazionale relativamente all’istituto penitenziario di Padova o al “Pagliarelli” di Palermo».

Ed ecco il testo della risposta da parte del Sottosegretario del Ministero dell’Interno DOMENICO MANZIONE per conto del Ministro della Giustizia Orlando:

« Dall’istruttoria compiuta, risulta che all’epoca dei fatti menzionati nell’atto ispettivo l’ex agente di Polizia penitenziaria Giuseppe Picone prestava servizio presso l’istituto penitenziario di Trapani. In data 11 giugno 2004, nel corso della normale attività di controllo presso la seconda portineria del reparto carcerario cui era stato destinato, l’assistente Picone veniva avvicinato dal responsabile dei lavori di ristrutturazione della sezione giudiziaria, nella persona del geometra Leo Massimo, e da questi richiesto di accedere al predetto reparto – temporaneamente chiuso per i lavori manutentivi in corso – accompagnato da un appartenente al Corpo di Polizia penitenziaria e munito di computer portatile e telefonino, in quanto strumenti necessari per l’espletamento del suo incarico. A quella richiesta il Picone opponeva il proprio rifiuto, motivandolo in ragione dell’ordine di servizio n. 175 del 24 giugno 2000 che sancisce «il divieto assoluto di introdurre i telefonini cellulari oltre la prima portineria, eccezion fatta per i magistrati che accedono in istituto per ragioni del proprio ufficio».

Per dirimere il contrasto giungeva sul posto l’allora direttore dell’istituto, dottoressa Vazzana, accompagnata dal comandante del reparto, la quale provvedeva ad impartire verbalmente l’ordine al Picone di fare entrare il geometra, autorizzando contestualmente l’ingresso in reparto delle predette dotazioni strumentali. Nonostante l’ordine verbale, il Picone reiterava il proprio comportamento ostativo, richiamando nuovamente i contenuti dell’ordine di servizio n. 175 del 24 giugno 2000 che, a suo dire, non ammetteva eccezioni. Nella stessa giornata il comandante di reparto provvedeva a comunicare per iscritto l’ordine impartito verbalmente, affiancando allo stesso una conforme disposizione di servizio, controfirmata dal direttore. Questa, dunque, la ricostruzione dei fatti, come acclarata all’esito degli accertamenti espletati.

Giova in proposito precisare che, con riferimento alla vicenda trattata, non è stata rinvenuta agli atti nessuna relazione di servizio a firma del Picone, né risulta che dai descritti avvenimenti dell’11 giugno 2004 per il Picone siano scaturite conseguenze disciplinari o giudiziarie, né tanto meno che, in conseguenza degli accadimenti descritti, vi sia stato un invio del medesimo alla commissione medica ospedaliera per l’accertamento delle sue condizioni psichiche. Risultano invece agli atti della competente direzione diverse segnalazioni riguardanti il Picone, indirizzate alla commissione medico-ospedaliera sia in epoca precedente alla data dell’11 giugno 2004 che in epoca successiva. Dall’ultima di tali segnalazioni è scaturito a carico del Picone il provvedimento di dispensa dal servizio per infermità non dipendente da causa di servizio, disposto a decorrere dal 31 maggio 2006 su parere della commissione medica ospedaliera di Palermo.

Rilevo peraltro che il Picone, nel corso della propria carriera, è stato più volte destinatario di segnalazioni causate dalle relazioni, spesso conflittuali e tese, con gli altri operatori penitenziari. Tali segnalazioni non sono mai sfociate nell’assunzione da parte dell’amministrazione di provvedimenti disciplinari a suo carico. Per completezza segnalo che avverso i rapporti informativi degli anni 2004 e 2005 il Picone ha presentato ricorso: il primo è stato respinto nel merito, il secondo è stato respinto perché presentato fuori termine.

Per quanto riguarda, invece, l’ipotizzato ed eventuale nesso esistente tra la suddetta vicenda ed il riferito rinvenimento di telefoni cellulari presso altri istituti penitenziari, non vi è dubbio, proprio in considerazione di quanto prima esposto, che trattasi di situazioni tra loro del tutto diverse, tra cui non può essere stabilito nessun collegamento. La vicenda verificatasi a Trapani riguarda, infatti, l’introduzione, peraltro legittimamente autorizzata, di un computer e di un telefono cellulare per motivi di servizio. Le altre situazioni sono, invece, rappresentative di eventi critici, verificatisi in modo del tutto sporadico e rispetto ai quali – mi preme evidenziare – la risposta apprestata dall’amministrazione, oltre che tempestiva, è stata assolutamente incisiva.

Resta, comunque, fermo l’impegno ad un controllo capillare volto ad escludere il ripetersi di anomalie disfunzionali, che possano incidere negativamente sul regolare e corretto esercizio dell’amministrazione penitenziaria.»

Picone, come è ovvio, risponde urlando tutta la propria delusione e anche la propria rabbia: « SONO INDIGNATO ! Mi avete fatto massacrare la mia onesta divisa, mi avete fatto rovinare la mia vita e mi avete diffamato in diretta Tv al Senato, vergogna !!! Sottosegretario del Ministero dell’Interno DOMENICO MANZIONE, nello Stato non si DIFFAMANO e non si OFFENDONO le divise oneste della polizia penitenziaria così come ha fatto LEI in data 19 febbraio 2015 al SENATO !

Ministro della Giustizia ORLANDO, visto che il sottosegretario MANZIONE al Senato ha risposto per conto SUO all’interrogazione parlamentare presentata dai Senatori del Movimento Cinque Stella, PERCHÉ ancora oggi LEI rimane in un assordante e inutile silenzio?????. »

Non solo: Picone risponde punto per punto, documenti alla mano, alle lesive affermazioni del sottosegretario Manzione.

Le esamineremo compiutamente nel prossimo articolo.

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