Ricordati che devi morire!

Ricordati che devi morire!

Gli ultimi avvenimenti, soprattutto il caso del piccolo Charlie, mi hanno portato a riflettere nuovamente riguardo un tema che ritengo di grande attualità: il non volersi ricordare della morte, salvo nel momento in cui ci colpisce personalmente o collettivamente in modo tremendo.

C’è un albo di Dylan Dog, intitolato La zona del crepuscolo, che spiega in modo mirabile questa tendenza. Nel fumetto si parla di uno sperduto paesino, Inverary, in cui gli abitanti, grazie ad un procedimento miracoloso, si “dimenticano” di morire e vivono le loro giornate le une identiche alle altre, come nell’eterno ritorno di Nietzsche, illudendosi di aver trovato la felicità.

L'uroboro nella letteratura magica egizia di età ellenistica è un animale simbolico a forma di serpente che morde o inghiotte la propria coda, realizzando la figura di un cerchio e simboleggia l'Eterno Ritorno
L’uroboro nella letteratura magica egizia di età ellenistica è un animale simbolico a forma di serpente che morde o inghiotte la propria coda, realizzando la figura di un cerchio e simboleggia l’eterno ritorno, il ciclo della vita e della morte che si ripete all’infinito.

 

Una mia amica e coetanea spesso esordisce con la frase “Se i miei dovessero morire…” Io, pur consapevole di non essere un mostro di simpatia, rispondo che non è una questione di “se”, al massimo di “quando” ma soprattutto di “come”.  Siamo in un periodo di estrema negazione riguardo la morte. Psicologicamente parlando, per semplificare, se si nega fortemente una cosa si arriva ad autoconvincersi che questa non esista. Peccato non sia proprio così.

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Il sindaco di Amatrice, costretto ad apporre un cartello per contrastare i selfies sui luoghi di morte.

Diverse ricerche hanno proprio appurato che dopo più 5.000 anni di storia del genere umano la nostra società è la prima a negare la morte. E non solo la neghiamo, perché per negare una cosa a mio modo di vedere implicitamente la si riconosce, neanche la nominiamo,  davvero come non esistesse. Ci facciamo  selfies nei luoghi di tragedie appena accadute, sulle scene dei delitti più efferati  come se fossimo in vacanza!  Pensate ad Amatrice, dove sono stati costretti ad apporre un cartello in cui è scritto “No selfie. Luogo di rispetto”.  Aggiungerei che tendiamo a dimenticarci anche della malattia, a meno che non ci tocchi (  di nuovo) personalmente ed in modo importante. E comunque ne allontaniamo il pensiero il più velocemente possibile. Forse il caso del piccolo Charlie rientra in questa categoria di pensiero. E proprio mentre stavo scrivendo questo articolo è arrivata la notizia che i genitori del piccolo hanno acconsentito a lasciar andare il bimbo tra gli angeli, l’unico luogo dove, forse, la malattia davvero non esiste.

Cos'è la zona del crepuscolo nel fumetto di Dylan Dog
Cos’è la zona del crepuscolo nel fumetto di Dylan Dog

 

Tornando al discorso della morte, e partendo dal fatto più ovvio, cioè che l’unica certezza della vita è la morte, come mai facciamo finta che tutto questo non sia vero? Siamo diventati tutti cittadini onorari di Inverary?

Prendiamo ad esempio la pubblicità televisiva. Non so se ci avete mai fatto caso, in tv passa tutto ed il contrario di tutto ma io non ho mai visto nulla che possa ricordare anche solo lontanamente l’idea della morte. Sdoganiamo tutto ma la morte no, proprio non ci piace! Si potrebbe affermare che alcune categorie,  come le onoranze funebri,  essendo per forza di cose noi tutti loro potenziali clienti, non abbiano bisogno di farsi pubblicità, ma non credo sia questo il motivo principale. A mio parere  se  ci intristissimo  (perché non è che in effetti entusiasmi   sentirsi dire “ricordati che devi morire”) guardando uno spot che ci ricorda che non siamo immortali poi forse non saremmo più tanto predisposti a spendere migliaia di euro per un televisore da mille pollici  da pagare in comode  rate mensili da qui all’eternità o  ad accendere un mutuo di durata quarantennale.

In questi anni ho notato che neanche in prossimità della ricorrenza dei defunti succede qualcosa di differente. Anzi, adesso che anche in Italia è stata  importata la festa di  Halloween  non riflettiamo più sul significato della morte, preferiamo pensare a travestirci da zucca… Oltretutto, se non ricordo male, quando ero piccola era festa comandata anche il 2 novembre, giorno in cui effettivamente si commemorano i morti. Ora invece non lo è più, si va a scuola ed a lavorare normalmente ed anche questo fatto la dice lunga sulla nostra volontà di dimenticare l’oscura signora.

E cosa dire del fatto che sempre più spesso quando muore un ottuagenario si tende a dare la colpa a qualcuno: ad un dottore, ad un parente, al fato avverso, tutto per non ammettere che è normale  morire da una certa età in avanti, senza che necessariamente si debba cercare un capro espiatorio. E’ semplicemente arrivata l’ora, tutto qui.

 

Quale sarebbe la nostra reazione se questa pubblicità fosse vera?
Quale sarebbe la nostra reazione se questa pubblicità fosse vera?

 

Al contrario siamo bombardati da messaggi che ci fanno illudere che se ci imbottiamo di beveroni vari, di quintali di integratori e pillole con sali minerali,  vitamine, oro, incenso e mirra, vivremo all’infinito e saremo in grado di saltare la staccionata come Castelnuovo fino ai 300 anni;  in più se ci spalmiamo  addosso quintali di creme e sieri miracolosi  anti-età non invecchieremo più ( quindi non moriremo!).

A proposito di malattia, le pubblicità delle medicine sono onnipresenti! Nessuno può osarsi  rimanere malato per più di mezza giornata! (anzi, per più di una serata a guardar bene). Anche se sei pesto come se ti fossero passati sopra due tir prendi la bustina o la pastiglietta ed il giorno dopo sei nuovo, arzillo come un grillo, puoi tornare a lavorare (lavorare, attenzione,  non poltrire sul divano come tutti abbiamo fatto dopo una malattia almeno fino ad una ventina di anni fa) col sorriso sulle labbra e come non fosse successo niente. Perché l’idea della malattia è  cugina di quella della morte.

Importando la festa di Halloween abbiamo in qualche modo dimenticato i defunti
Importando la festa di Halloween abbiamo in qualche modo dimenticato i defunti

 

Le antiche ( e meno antiche) civiltà invece prendevano molto sul serio la morte ma non la temevano. Si preparavano bene, con largo anticipo e la maggior parte delle volte con serenità. Pensiamo agli antichi Egizi, agli Indiani d’America. Ma senza andare tanto indietro, i nostri nonni parlavano tranquillamente del momento in cui non ci sarebbero più stati e  facevano testamento! Adesso prendetevi un po’ la briga di chiedere ai vostri amici, parenti e conoscenti se hanno fatto testamento… la maggior parte di loro vi guarderà con gli occhi sgranati facendo ogni genere di gesto scaramantico e vi dirà: “Ma mica devo morire?!”  Il che, a meno che uno dei vostri amici non sia Highlander, è una grossa inesattezza. E provate a farglielo notare! Nel migliore dei casi non vi rivolgerà più la parola per almeno un mese, nel peggiore avrete perso un amico.

Un consiglio: se proprio volete una sorta di immortalità, donate gli organi! Fatelo scrivere sulla carta d’identità, cosa che io non ho fatto perché nessuno me l’ha detto, forse perché anche l’anagrafe si dimentica della morte. Allora scrivetelo da qualche parte, ditelo a qualcuno, come ho fatto io! Qualcuno sopravviverà grazie a voi, e sarete ricordati con gratitudine. Perché l’unica vera immortalità è il ricordo che lasciamo di noi. E meglio sia un buon ricordo.

 

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