Tra complottismi e verità: i gruppi di pressione

Tra complottismi e verità: i gruppi di pressione

Gruppi di interesse e gruppi di pressione

Si sente sempre più spesso parlare di gruppi di interesse e gruppi di pressione, chiamati anche “lobbies”, ma di cosa si tratta esattamente?

Per “gruppi di interesse” si intendono quelle collettività ( non necessariamente in senso stretto, ma anche intese come categorie professionali o raggruppamenti etnici) che si mobilitano per difendere i propri interessi specifici nei confronti della società in generale o dello Stato, e si organizzano in varie forme proprio per poter tutelare meglio tali interessi.

Una lobby  è un gruppo di persone legate da interessi comuni e in grado di esercitare pressioni sul potere politico per ottenere provvedimenti a proprio favore, specialmente. in campo economico e finanziario. E’ interessante  il fatto che il secondo significato di “lobby” sul vocabolario sia “salone centrale di una banca”.

Un ruolo di rilievo viene assunto in questo contesto proprio dalle lobbies,  dai “gruppi di pressione”, i quali presentano la caratteristica peculiare di perseguire gli interessi del gruppo intervenendo in vario modo sui centri di potere fino al punto di esercitare un’azione – appunto- di pressione sulle istituzioni governative e più in generale su quelle politiche.

Scopo dei gruppi di interesse è quindi quello di influenzare il processo decisionale politico, a volte promettendo in cambio particolari servizi, a volte addirittura minacciando sanzioni.

 

Una determinata decisione politica vede molti attori, spesso alcuni sono esterni al Parlamento ed al Governo.
Una determinata decisione politica vede molti attori, spesso alcuni sono esterni al Parlamento ed al Governo.

 

La differenza sostanziale esistente tra gruppo di pressione e partito politico è che il primo rappresenta interessi omogenei, mentre il secondo tende a riferirsi ( o quantomeno dovrebbe) a gruppi eterogenei promuovendo l’integrazione e l’armonizzazione degli interessi dei cittadini. Inoltre il partito ha come obiettivo primario l’assunzione di responsabilità pubbliche, mentre il gruppo di pressione agisce attraverso le autorità già costituite dai processi politici.

Ormai i sistemi politici , soprattutto quelli dell’Occidente industrializzato, hanno in un certo senso legittimato la presenza dei gruppi di pressione.

Ma vediamo più nel dettaglio come agiscono i gruppi di interesse ed i gruppi di pressione. Questi due termini, anche se abbiamo visto identificano due realtà differenti, vengono spesso usati come sinonimi.

Si può a questo punto  sostanzialmente definire  gruppo di pressione  quello che ha tra i suoi dirigenti coloro che sanno accorciare le lungaggini burocratiche quando è necessario e che sanno adoperare il codice amministrativo e le complesse procedure burocratiche a proprio vantaggio.

Confindustria e Unione Industriale Torinese

E’ ormai appurato che questi gruppi hanno anche un accesso più o meno ufficiale ai partiti in sede di designazione dei candidati. Ad esempio, la Confindustria nel secondo dopoguerra ha avuto una notevole influenza in questo senso entro il Partito Liberale.

 

In Parlamento siedono, in modo virtuale, anche molti rappresentanti di interessi particolari, facenti capo alle diverse lobbies
In Parlamento siedono, in modo virtuale, anche molti rappresentanti di interessi particolari, facenti capo alle diverse lobbies

 

L’influenza dei gruppi che stanno alle spalle dei partiti si riflette anche sugli eletti che siedono in Parlamento, ed è proprio da questi ( o almeno da una parte di loro) che i gruppi di interesse devono ottenere dei “sì” o dei “no” prima di poter valutare se i loro tentativi di influenzare il settore legislativo del sistema politico sono stati efficaci.

Ovviamente dove, come in Italia, il potere politico è debole o in crisi, i tentativi di controllare o limitare l’attività dei gruppi di interesse falliscono e quando ciò accade alcuni rami della pubblica amministrazione cominciano ad operare essi stessi  come gruppi di interesse, al punto che spesso è difficile capire dove finisca l’organo dello Stato e dove cominci il gruppo di interesse.

Un modo piuttosto usato dai gruppi di interesse per mettersi in contatto con il processo legislativo è quello di organizzare riunioni e convegni a cui vengono invitati a partecipare ministri, parlamentari o altre autorità pubbliche.

Ad esempio l’Unione Industriale Torinese in diverse occasioni ha organizzato congressi e meeting su diverse tematiche ed argomenti a cui ha invitato a partecipare le più alte cariche dello Stato e lo stesso fa tuttora, insieme a Confindustria e ad altre organizzazioni industriali.

 

Confindustria è stata sempre uno dei maggiori attori politici nei panni di gruppo di pressione che ha saputo influenzare molte decisioni politiche a partire dal secondo dopoguerra
Confindustria è stata sempre uno dei maggiori attori politici nei panni di gruppo di pressione che ha saputo influenzare molte decisioni politiche a partire dal secondo dopoguerra

 

Questo dimostra che quando i gruppi sono di grandi dimensioni o molto rappresentativi di importanti settori dell’economia o della finanza, possono quasi certamente contare sulla formale adesione di almeno alcuni parlamentari ai lavori congressuali.

I gruppi poi forniscono spesso e volentieri  una serie di aiuti e servizi allo Stato o ai suoi vari enti, come servizi di segreteria, studi di particolari settori. Un particolare tipo di aiuto che ha contribuito negli anni a creare forti doveri da parte del Parlamento verso i gruppi di interesse è l’aiuto finanziario che questi possono elargire durante (ad esempio) una campagna elettorale. Pratica che è stata più volte messa in discussione ed ha portato anche alla modifica dei bilanci dei partiti per renderli il più possibile trasparenti. Se questo abbia poi sortito l’effetto sperato è tutto da dimostrare.

Per quanto riguarda l’industria è interessante ricordare che già dagli anni ’50 tutte le principali industrie avevano i propri deputati in Parlamento. Infatti il meccanismo del “lobbying” prevede che il gruppo che vuole massimizzare la propria  influenza debba cercare di stabilire forti nessi con le commissioni di ciascuna Camera, soprattutto con quelle commissioni che trattano questioni legislative importanti per il gruppo in questione.

 

Big Pharma: cos’è realmente?

Con la recente “questione vaccini” in Italia è tornato prepotentemente in auge il dibattito riguardo le grandi multinazionali farmaceutiche.  Ma di cosa si tratta, quanto c’è di vero e quanto è solo riconducibile alle varie “teorie del complotto”?

Il termine “Big Pharma” viene abitualmente utilizzato nella stampa e in vari blog per indicare in modo generico un presunto cartello da parte di varie compagnie farmaceutiche (di solito le più grandi, come Pfizer, GSK, Bayer e Novartis). Le compagnie farmaceutiche in questo contesto vengono accusate (anche singolarmente) di attuare comportamenti illeciti o moralmente ignobili come speculazione sui farmaci ; di impedire la diffusione di cure alternative alla farmacologia ufficiale, anche attraverso pressioni ad enti istituzionali come l’americana Food and Drug Administration; di bloccare lo sviluppo di importanti terapie a mero scopo speculativo (ad esempio, di impedire la ricerca sul vaccino contro l’HIV per poter continuare a vendere farmaci antiretrovirali) o la depenalizzazione del consumo di marijuana e la diffusione di farmaci contenenti THC per la terapia del dolore, per poter mantenere alte le vendite dei classici antidolorifici; di alterare i dati statistici durante le ricerche sui farmaci.

Il termine assume quindi una connotazione negativa,sebbene a volte con “Big Pharma” si intende semplicemente definire  l’insieme  delle grandi multinazionali dei farmaci)

Secondo molti comunque  Big Pharma è  una lobby planetaria che si arricchisce sulla pelle dei cittadini, inventando nuove  malattie prima di immetterne la cura sul mercato  ed è  impermeabile a qualunque crisi economica.  In questo sistema sembra  muoversi la Glaxo Smith Kline, colpevole, pare, di avere sul proprio libro paga  i medici di mezzo mondo. Qualche anno  fa è stata accusata di corruzione in Libano, Giordania, Iraq e Polonia, dove il manager regionale dell’azienda e 11 dottori sono stati messi sotto inchiesta per un presunto giro di mazzette in cambio della prescrizione di  un farmaco anti-asmatico. Nel luglio 2013 in Cina sembra abbia sborsato qualcosa come  320 milioni di sterline per ingraziarsi la classe medica.

 

Ecco come agisce la multinazionale del farmaco Big Pharma
Ecco come agisce  la multinazionale del farmaco Big Pharma secondo molte persone.

 

E’ indubbio che le grandi multinazionali del farmaco agiscano soprattutto per profitto, che abbiano accordi che fanno sì agiscano tutte nello stesso modo e che abbiano  enorme potere ed enorme influenza sui governi dei vari stati, come avviene per tutte le grandi associazioni di aziende. Questo  fa sì che effettivamente molte malattie rare non vengano quasi mai prese in considerazione dalle loro ricerche, in quanto produrre farmaci per poche persone sarebbe molto oneroso, e non si rientrerebbe delle migliaia di dollari spesi per ricerche, sperimentazioni e affini. Però per quanto riguarda i vaccini le cose pare stiano diversamente.

A chi sostiene che la nuova legge italiana che introduce l’obbligatorietà per molti vaccini sia stata creata per arricchire le case farmaceutiche  risponde  Michele Bocci in un articolo su R,it del 24 giugno. Qui  si legge che ogni anno in Italia la spesa farmaceutica vale  28,9 miliardi di euro (il 75% a carico dello Stato il resto dei cittadini), come scritto nel rapporto Osmed dell’Agenzia italiana del farmaco. E ai produttori di vaccini arrivano poco meno di 318 milioni di euro, cioè l’1,4%. Oltretutto  con questi soldi non vengono acquistati solo i vaccini pediatrici ma anche quello stagionale per l’influenza che rappresenta più o meno il 15% della spesa.. Tenendo presente che i bambini e i giovani da vaccinare in base al nuovo decreto sono comunque una percentuale minoritaria (visto che le coperture stanno al 93% circa per l’esavalente e all’87% per morbillo parotite e rosolia), l’incremento dell’incasso per l’industria non è quindi così rilevante. Tanto più che l’obiettivo è arrivare al 95% e non al 100%.

Oltretutto in questo caso si entra in contrasto riguardo l’accusa che si fa a Big Pharma di non volere un vaccino per l’HIV. Perché o si è contro tutti i vaccini o contro nessuno.

Quindi, alla fine, se  Big Pharma si può sicuramente configurare come un gruppo di pressione, non è sempre vero che tutto sia fatto per compiacerla o che abbia il solo fine di danneggiare gli esseri umani.

 

Conclusioni

Negli ultimi tempi moltissime questioni hanno riguardato diversi gruppi di pressione. Ad esempio, la questione del trasporto pubblico ha visto  i tassisti ( che formano una vera e propria lobby) scagliarsi contro Uber, rea, secondo loro, di portar via  clienti in modo illegale. Secondo alcuni invece i tassisti non vogliono perdere alcuni benefici che sono stati loro concessi dalla classe politica con il passare degli anni, come ad esempio il fatto di lasciare che le licenze, una volta smesso di lavorare, invece di essere riconsegnate in Comune dove sarebbero riassegnate gratuitamente come prevede la legge, siano poste sul mercato e vendute a decine di migliaia di euro, chiudendo un occhio, se non due, su questa pratica.

In definitiva per esistere, un gruppo di pressione  deve  essere capace di agire come un efficace strumento di contatto tra i suoi aderenti e la macchina burocratica, e deve provvedere al mantenimento dell’autorità al suo interno. Quindi perché il rapporto di clientela funzioni bene è necessario che il gruppo articoli bene la sua struttura organizzativa in modo da facilitare l’interazione con la burocrazia o con gli organi amministrativi con cui è in atto un particolare rapporto clientelare.

Si può anche concludere, per quanto riguarda casa nostra,  nonostante le eccezioni del caso ( come sembra appunto essere la questione vaccini), che l’ambiente italiano in effetti da sempre non solo incoraggi i rapporti di clientela, ma riveli un tale squilibrio da far pensare che certi gruppi clientelari, che dovrebbero essere controllati dalla burocrazia, possano essi stessi al contrario diventare i centri delle decisioni amministrative, stabilendo le condizioni del controllo.

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