Plymouth Superbird: la muscle car progettata per le corse

Plymouth Superbird: la muscle car progettata per le corse

Derivata dalla Plymouth Road Runner, la Superbird venne progettata per competere nel campionato Nascar. Troppo esasperata nelle linee per l’epoca, ebbe poco successo e scarse vendite. Ora vale una fortuna.

 

Un cartone animato su strada

Era il 1968 quando la Plymouth lanciò sul mercato la Road Runner, una muscle car realizzata sull’onda di entusiasmo degli americani per questo tipo di automobili. La derivazione del nome della vettura è alquanto curiosa: “Road Ruunner” era infatti il nome del piccolo animaletto (un corridore della strada e non uno struzzo come molti credono) perennemente cacciato da Wile E. Coyote nei cartoni animati firmati Warner Bros. Per poter dare lo stesso nome del simpatico “Beep Beep” all’auto e applicare alcune piccole decorazione che ne facessero riferimento, la casa automobilistica dovette versare nelle casse della Warner Bros 50 mila dollari, più altri 10 mila per l’installazione di un clacson che riproducesse lo stesso suono prodotto dall’animale animato.

 

 

La Road Runner era dotata della classica impostazione motore anteriore e trazione posteriore, come tutte le muscle car. Sotto al cofano c’era un propulsore modello 383 V8 da 6800 centimetri cubi, in grado di erogare una potenza massima pari a 335 cavalli. Era disponibile anche una versione estrema della Road Runner, equipaggiata con un potente motore Hemi V8 da 425 cavalli, in grado di percorrere un quarto di miglio (circa 402 metri) in 14 secondi, con partenza da fermo. Di serie la vettura montava un cambio manuale a 4 rapporti e un automatico a 3 rapporti proposto come optional. La Road Runner venne messa in vendita ad un prezzo di 3.000 dollari in due diverse versioni, una con tetto rigido e l’altra dotata di hard-top. Solo nel primo anno ne vennero vendute 45.000, a fronte di un’iniziale previsione da parte della Plymouth di 2.000, risultando la terza muscle car per numero di vendite dietro alla Pontiac GTO ed alla Chevrolet Chevelle. L’anno successivo entrò in produzione la versione cabriolet (tolta dal mercato già nel 1970 a causa delle scarse vendite) e un nuovo motore di 3200 cm³ di cilindrata e 390 CV di potenza venne aggiunto alla gamma.

 

Una Road Runner prima serie

 

Nel 1971 la Plymouth presentò la seconda serie della Road Runner. La vettura poteva contare su linee più armoniose e arrotondate che migliorarono non solo l’impatto visivo, bensì anche l’aerodinamica. Anche il motore subì un’evoluzione, vedendosi abbassare la potenza a 300 cavalli. Per rispettare le nuove regole sulle emissioni, però, dopo appena un anno il 383 V8 venne sostituito dal nuovo propulsore 400 ancora meno potente, con appena 280 cavalli. Un calo di potenza che ebbe inevitabili ripercussioni sulle prestazioni. La Road Runner di nuova generazione impiegava infatti 16 secondi per percorrere l’ormai famoso quarto di miglio, amato metro di paragone e giudizio del pubblico a stelle e strisce.

 

Una Road Runner seconda serie, uscita nel 1971

 

Nel 1976 per contrastare il calo continuo delle vendite, la casa americana presentò la terza serie della Road Runner, presentata con il nome Volare, mantenendo il nome originale solo come evocazione, in quanto a livello tecnico e meccanico il nuovo modello non aveva quasi nulla in comune con la Road Runner. La terza serie uscì di produzione nel 1980, segnando la fine definitiva del modello.

 

La Plymouth Volare, prodotta sulla base della Sebring. Pur considerata la terza serie della Road Runner, non ha niente a che vedere con essa

 

Da Corridore della Strada a Uccello Super

Decisa a produrre un’auto da competizione in grado di battersi nella Nascar, la Plymouth nel 1970 presentò la Superbird, un modello estremizzato della Road Runner prima serie. Per omologare una vettura per le corse, in quegli anni era obbligatorio produrre un minimo di due esemplari stradali per ogni concessionario esclusivo presente su suolo americano. Pertanto, le Superbird prodotte furono 1920. Una delle principali modifiche introdotte fu la carrozzeria aerodinamica della vettura. Con il suo frontale a cono, dotato di fari a scomparsa, venne resa più lunga di 48 cm rispetto alla vettura di serie. Furono aggiunte anche delle prese d’aria nella parte posteriore dei parafanghi anteriori in modo da migliorare la circolazione dell’aria nello spazio tra le ruote e i passaruota. Sul bagagliaio venne realizzata, per migliorare la deportanza, un’ala che fu montata su supporti piuttosto alti in modo da farla agire in una zona d’aria poco disturbata. Per quanto riguarda l’estetica sulla parte esterna dei montanti dell’ala posteriore erano applicati degli adesivi riportanti la scritta Superbird e il personaggio di Road Runner con un casco sulla testa. Gli stessi adesivi, in versione ridotta, comparivano vicino alle luci porta del lato guidatore. Le vetture utilizzate nelle competizioni montarono sempre e solo il motore Hemi 426 da 7,0 litri di cilindrata con architettura V8, mentre sulle vetture vendute presso la rete dei concessionari erano disponibili anche i motori 440 ci da 7,2 litri Supercommando dotato di un singolo carburatore a quattro corpi o il 440 ci da 7,2 litri Magnum che veniva alimentato da tre carburatori a doppio corpo. Alla fine solo 125 esemplari uscirono di fabbrica con l’Hemi. Sulle normali strade le appendici aerodinamiche della vettura producevano una notevole impressione anche se in realtà la loro efficienza era quasi nulla in quanto pensate per essere utili solo a velocità molto superiori alle normali andature autostradali. Nella realtà la Road Runner modello 1970 di serie si dimostrò più veloce, seppure di poco, della Superbird sul quarto di miglio (circa 400 m). I rapporti tra le due vetture cambiavano quando venivano raggiunte velocità superiori alle 90 miglia orarie (145 km/h) con la Superbird che passava a condurre.

 

Una Plymouth Superbird in un tutto il suo splendore

 

Stagione Nascar 1970: Richard Petty e la Superbird, un binomio che vale 18 vittorie

La Plymouth Superbird venne iscritta al campionato Nascar del 1970 ingaggiando alla guida la futura leggenda Richard Petty, già vincitore dei campionati 1964 e 1967. Pur non raggiungendo la vittoria finale, fu un anno bellissimo per pilote e auto, in grado di vincere ben 18 gare su 40 partecipazioni (le gare in calendario erano 48). Richard Petty finì la stagione in quarta posizione con un totale di 3447 punti con 464 punti di distacco dal vincitore assoluto Bobby Isaac. Purtroppo questa fu l’unica stagione nelle competizioni per la Superbird.

 

Richard Petty in azione sulla sua Superbird

 

I cambi di regolamenti sanciscono l’addio alle competizione della Superbird

Nel 1971 le regole della Nascar cambiarono e per le vetture dotate di appendici aerodinamiche la cilindrata fu limitata a 5,0 litri oppure, a parità di cilindrata, dovevano avere un peso superiore a quello delle concorrenti. Con le nuove norme le vetture come la Superbird persero gran parte della loro competitività e sebbene la Plymouth studiò una versione aggiornata della vettura, basata sulla nuova Sebring, questa non venne mai impiegata nelle competizioni.

 

Una Plymouth Sebring

 

Un altro legame con in cartoni animati

Se per la realizzazione della Road Runner fu la Plymouth a cercare la Warner Bros per formare un legame tra l’auto e i cartoni animati, a distanza di decenni successe l’esatto opposto, con il mondo dell’animazione a “prendere in prestito” una Superbird. Era il 2006 quando nelle sale cinematografiche uscì il film “Cars-Motori Ruggenti” della Pixar Animation Studios, diretto da John Lasseter e distribuito dalla Disney. La pellicola è ambientata nel mondo della Nascar e narra le vicende di Saetta McQueen, un’auto rossa da corsa smaniosa di trionfare sugli ovali americani. L’idolo di Saetta è un certo Strip “The King” Weathers, vera leggenda delle corse americane. “The King” altro non è che la trasposizione animata di Richard Petty (non a caso il personaggio è doppiato dallo stesso Petty nella versione originale), l’auto è blu, con il  numero 43 e un grande alettone posteriore. Insomma, la stessa Plymouth Superbird numero 43 vincitrice di 18 gare nella stagione Nascar 1970. E così, a distanza di 38 anni, il mondo dell’animazione ripaga l’omaggio ricevuto dalla Plymouth con la Road Runner, celebrando un’auto diventata un’icona delle corse a stelle e strisce.

 

La controparte animata di Richard Petty e la sua Superbird, in un unico personaggio

 

Poco apprezzata all’inizio, valorizzata in tempi moderni

L’aspetto della Superbird si dimostrò troppo esasperato per i gusti dell’epoca e molti acquirenti finirono per preferire il modello di serie della Road Runner. Molti esemplari rimasero invenduti fino al 1972. Alcuni furono riportati allo standard Road Runner model year 1970 per facilitarne la vendita. In anni recenti la Superbird ha visto crescere il suo interesse presso i collezionisti e, la vettura originale, ha raggiunto quotazioni molto elevate, che si aggirano attualmente tra gli 80.000 e i 300.000 dollari. Vengono prodotti anche dei kit estetici, da parte di ditte specializzate, che permettono di riprodurre la Superbird partendo dalle Road Runner prodotte nel periodo che va dal 1970 al 1972. Una Superbird modificata è apparsa nel film Fast and Furious 6.

 

La Plymouth Superbird di scena nel film Fast and Furious 6

 

 

 

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