Capiti a Leri per caso…

Capiti a Leri per caso…

Capiti a Leri per caso. Non ci sono cartelli. Né indicazioni. Solo strade. Lunghe. Diritte. Tagliano immense risaie. Qua e là sulla linea dello sfondo una casa. Una grangia, come le chiamano da queste parti. Leri era una grangia. Una importante. Di proprietà di una famiglia importante. Quella dei conti di Cavour. Han fatto l’Italia, loro.

La Storia completa, quella con la S maiuscola, la trovate nell’articolo di Anna…leggetevi quello…di seguito il link…

http://www.ultimaparolanews.it/index.php/2017/09/08/misteri-del-piemonte-leri-la-grangia-dimenticata-in-cui-si-progettava-lunita-ditalia/

Capito a Leri per caso. Seguendo una strada lunga e dritta che finisce su quella che un tempo doveva essere la vecchia piazza del posto. Ad accompagnarmi lungo il tragitto lo sguardo severo di due grosse torri di cemento. Quel che resta di una centrale nucleare mai entrata in funzione. Ringrazio chi votò no al referendum sul nucleare e tiro dritto. Quei giganti sono proprio inquietanti.

L’aria che si respira è sospesa. Tersa. Pochi suoni. L’erba. Gli uccelli. So di essere solo eppure è come se qualcuno mi accompagnasse. Giro per i vecchi edifici. Qua è là vistosi crolli fermano il mio passaggio. Mi azzardo ad entrare dove mi sembra meno rischioso. Dentro solo macerie, polvere di secoli e qualche traccia di modernità. Spazzatura. Il simbolo della moderna civiltà. Gli archeologi del futuro forse esporranno quella nei loro musei.

La sensazione è quella di camminare sospesi fra due secoli. Il mio e quello del Cavour. Il mio è fatto di abbandono. Degrado. Incuria. Il suo di terra fertile generosa di cibo. Di duro lavoro. Di sogni. Forse realizzati. Forse no.

Continuo il mio giro nel tempo evitando i calcinacci e la vegetazione incolta che pian piano si sta riprendendo il suo posto. Per essere un luogo dove si lavorava duro la terra, la qualità e la bellezza degli edifici sono senza pari. Affreschi, colonne in pietra, decori nelle abitazioni. Tutto fa pensare che qui la vita dovesse essere quantomeno più sopportabile che in altri luoghi. Forse qui non era poi male la condizione del piccolo contadino. Il conte trattava bene i suoi.

Continuo a fotografare con la sensazione del peso dei secoli addosso. L’aria è immobile. Sono solo. Ma è come se non lo fossi. Meglio sbrigarsi, probabilmente il conte e i suoi non gradiscono visite di estranei che vanno curiosando in casa loro. E come dar loro torto. Darebbe noia persino a noi oggi.

Gli ultimi scatti e via. In auto sulla strada. Lunga. Dritta. Con le torri della vecchia centrale a scorrere nel riquadro del finestrino. Per fortuna presto scompariranno dalla visuale. Ecco il bivio. Leri è lontana. Sono nuovamente nel mio secolo.

Alla prossima…

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la realizzazione di queste foto e di questo post NON è stato infranto l’Art. 614 CP, in quanto il luogo NON è abitato, adibito ad attività ed utilizzato. NON è stata effettuata violenza su beni o cose per la realizzazione delle immagini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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