Ipovisione: quando vedere il mondo con occhi diversi diventa un obbligo

Ipovisione: quando vedere il mondo con occhi diversi diventa un obbligo

Marco Cazzella ci racconta la vita di un ipovedente. Dalle difficoltà giornaliere, passando per le limitazioni sempre maggiori che i suoi occhi gli impongono, arrivando infine ai sogni realizzati. Tutto grazie a una forza di volontà immensa.

 

Incontri casuali

Qualche settimana fa, girovagando vacuamente su Facebook, sono capitato in un gruppo dedicato al mondo videoludico, mia grande passione. Tra varie polemiche sterili, utenti alla ricerca di un misero motivo per sfogare la propria frustrazione personale e millemila richieste di consigli su quale videogioco acquistare (manco fossimo nelle loro teste), mi sono imbattuto in un post davvero singolare. Si trattava di un ragazzo appena entrato nel gruppo, un certo Marco Cazzella. Leggendo le sue righe di presentazione, lo stupore si impossessò di  me. Marco spiegava che, a causa di un grave problema alla vista, era costretto a interagire con l’ausilio di un sintetizzatore vocale per “leggere” i testi al pc, e di un secondo programma simile, atto alla trasposizione delle sue parole, per poter scrivere a sua volta, mediante computer. Marco soffre di ipovisione, una grave patologia oculare che pregiudica l’identificazione di qualsiasi cosa ci si trovi davanti, tramutandole, quasi sempre, in macchie di colori indistinte. A fronte di ciò, una domanda si insinuò in me: come si può, con un problema così serio dalla nascita, avere a che fare con il mondo dei videogiochi? A questa domanda, e a molte altre sulle difficoltà di un ipovedente, lascio rispondere Marco in persona. Le parole che leggerete saranno solo ed esclusivamente le sue, senza alcun “rimaneggiamento giornalistico”. E’ il mio personale omaggio a una persona che lotta giornalmente contro le difficoltà della vita, senza esserne mai stato la causa e ottenendo più risultati di molte persone normodotate. Che poi, “normodotato” è una parola brutta, che vuol dire tutto e al contempo niente, che non rende l’idea di come la forza di volontà possa essere più forte dei problemi fisici e farti fare cose impensabili, fino al momento in cui non riesci a farle per davvero. A dirla tutta, i videogiochi sono solo una delle grandi passioni di Marco…

 

La favola lieto fine

C’era una volta, tanto tempo fa a Lecce, un ragazzo ipovedente come tanti. Egli possedeva una grande immaginazione e un innato talento nell’inventare storie, che sfruttava per scrivere piccoli racconti. Un triste giorno però la sua menomazione visiva si aggravò, al punto tale che gli impedì di veder quello che metteva su carta. Così dovette abbandonare la sua passione e appendere la penna al chiodo. Molti anni dopo, il giovane ebbe la fortuna di conoscere due persone che gli insegnarono a usare il pc e un sintetizzatore di voce e lui, sostituendo la penna con la tastiera e le casse, potè riprendere la sua passione. Ben quindici anni più tardi, dopo innumerevoli esperimenti di scrittura, rifiuti da editori e insegnamenti appresi da persone conosciute su internet, il fanciullo trova per caso su un motore di ricerca la casa editrice Kimerik, la quale realizzò il suo sogno di pubblicare una propria storia e da quel giorno visse felice e contento.

La morale di questa favola vera è che se avete un sogno chiuso nel cassetto che non riuscite a realizzare, non gettate la scrivania dalla finestra. Credete in esso, in voi stessi, lavorate sodo, combattete per renderlo realtà e un giorno quando meno ve lo aspetterete si realizzerà!

 

Racconti di vita

Mi chiamo Marco Cazzella, sono nato il 29 settembre del 1981 e appena nato ho contratto una forte febbre, la quale in qualche modo ha influito su i miei occhi dando origine a un’incurabile menomazione visiva progressiva che anno dopo anno fa si che la mia vista si abbassi. Per ben dieci anni ho vissuto assieme a mia madre di nome Maria Teresa Zollino, mia nonna materna Luigia Mareo e i miei due fratelli Salvatore e Daniele Cazzella, in una corte di Lecce fino a quando nel lontano ’92 non ci trasferimmo tutti e cinque a Giorgilorio, una frazione di Surbo che dista da Lecce 4km, dove attualmente risiedo con i miei due fratelli.

Per alcuni anni, dato che non vi erano ancora scuole dove vivo visto che il paese stava nascendo, facevo avanti e dietro per la città per poter studiare, finché non acquisii il diploma di terza media inferiore. Poi per motivi legati alla schiena, dato che la vista è solo uno dei miei tantissimi problemi fisici, ho dovuto abbandonare gli studi. A quei tempi dato che ci vedevo abbastanza bene trascorrevo il tempo davanti alla tv guardando cartoni animati giapponesi, film di svariati generi, serie tv comiche, telenovelas quando c’erano mia nonna materna e mia madre. Due Sante donne che hanno cresciuto da solo me e i miei due fratelli perché mio padre scelse di formarsi un’altra famiglia in Germania dato che lavorava lì. Oltre a ciò trascorrevo il tempo giocando ai videogiochi di allora, uscendo per il quartiere recandomi in case di amici, o all’edicola, ascoltando la musica e scrivendo su carta e con penna svariate storie che inventavo. Tutte mie grandi passioni che ho sempre coltivato mentre lottavo per guarire dalla gravissima scogliosi lombare. Per mia sfortuna però dovetti abbandonare la scrittura, perché in quell’anno del ’95 ’96 non riuscivo più a vedere ciò che scrivevo su carta e di conseguenza sono stato cinque, o sei anni senza poterlo fare; tuttavia arrangiandomi come potevo continuavo a praticare le mie altre passioni sebbene con difficoltà perché si, va beh, un cartone animato o un film volendo se qualcuno ti spiega le scene o se l’hai già “Visto” e possiedi una buona memoria per ricordartelo riesci a seguirlo. Ma provate per un istante a far una partita al vostro videogioco preferito con gli occhi chiusi usando soltanto le orecchie. Beh credo che le imprecazioni partiranno all’ordine del giorno perché non è facile come ci si possa pensare.

Nel 2000, per merito di alcune persone di un istituto per minorati di vista chiamato: “Anna Antonacci” conobbi il Jaws, primo sintetizzatore di voce, il quale permette alle casse del computer di dir a chi non ci vede bene come me quello che scrivi, e così ripresi a scrivere e tre anni dopo in un ostello per la gioventù denominato: “Itaca”, conobbi due persone che mi insegnarono un altro programma di voce ed è quello che sto usando adesso per scrivervi denominato: Winguido. Grazie ad esso e un notebook, sebbene non avevo ancora risolto tutti i miei problemi legati alla schiena, tornai a scuola frequentando un corso serale, grazie al quale tre anni dopo acquisii la qualifica di operatore sociale col punteggio di 78\100. Poi tanto per cambiare, per motivi legati alla schiena dovetti lasciar nuovamente gli studi, perché a causa di svariati interventi alla colonna iniziati tra il 2002 e il 2003 contrassi l’insuffiicenza renale cronica, perché a mia insaputa per reggere ai dolori indicibili di quel malessere presi così tanti anti- infiammatori e anti-dolorifici che si ammalarono i reni e il 2008, asse di tempo in cui feci l’ultima operazione, non potevo alzarmi dal letto e quindi restai sei mesi coricato. Ma l’abbattimento non è mai stato nel mio carattere e così affrontai tutto facendo ciò che amavo, ma dal letto, senza contare che durante la prima operazione mi si accavallò un nervo del gomito sinistro e, come conseguenza, per sei mesi ho avuto la mano sinistra mezza addormentata. A quanto pare il sei non dev’essere un numero fortunato per me! E se videogiocare con una menomazione visiva vi sembra difficile, fatelo anche con mezza mano chiusa che fa fatica a reggere un pad. Vi sfido, e se ci riuscite, tanto di cappello! In quel periodo sempre agli inizi degli anni duemila in “merito” a un’altra operazione mi sono giocato il piede sinistro, perché durante l’intervento toccarono un nervo e da allora metà di quel piede è ​addormentato. Dulcis in fundo, nel 2008 quando subii l’ultima operazione alla spalla per esportare la protesi di sostegno che mi misero, dato che l’osso tagliato si era saldato, scoprimmo un problema vascolare circolatorio alla gamba destra motivo per il quale è di qualche cm più grossa della sinistra.

Dopo che ripresi la scrittura e iniziato a scrivere di nuovo dei brevi racconti, allora ispirato dall’eccellentissimo videogioco: “Legacy of Kain: Soul Reaver”, innamorato del suo fantastico lessico decisi che avrei creato una storia che almeno si avvicinasse ad esso come qualità.  Così provai a far pubblicare le mie storie. La strada fu lunga e tutta in salita perché mentre cercavo di far ciò affrontavo tutto quello di cui vi ho parlato sopr,a e anche svariati problemi col pc, di cui vi risparmio. Ma alla fine dopo quattordici anni di tentativi, fallimenti, accordi con amici mai mantenuti e portati a termine per un’eventuale trasposizione videoludica, il mio intento venne raggiunto, e il 24 marzo del 2016 il mio primo libro dal titolo: “Il Guardiano dell’Inferno volume I Plutone: Salvatore, o Distruttore degli Inferi?” dalle stamperie della casa editrice Kimerik è venuto alla luce, ed oggi con orgoglio posso dirvi che sono uno scrittore ipovedente, il quale continua a “Vedere” cartoni animati giapponesi, film, serie tv comiche, che ascolta musica sia italiana che straniera a partire dalla fine degli anni ’60 fino agli inizi degli anni ’90 e che gioca ai videogiochi anche se sempre con più fatica, insucessi nel portarli a termine, ma con lo stesso amore e passione di una volta perché essi ci sono stati sempre in tutti i miei momenti bui della vita!

Marco Cazzela con il suo sorriso, più grande delle difficoltà alle quali deve far fronte tutti i giorni

Considerazioni

La vita non è sempre facile. Non lo è mai stata e non lo sarà mai. E’ la sua essenza. La differenza sta nel come le persone affrontano le difficoltà. La tenacia di Marco nel non arrendersi davanti alle avversità, seppur gravi, dovrebbe essere un esempio per tutti. Potrei scrivere per ore su quanto l’essere umano si crogiola nella propria disperazione davanti a problemi oggettivamente ridicoli, credendo di essere sull’orlo di un precipizio. Ma sarebbe inutile. La lezione più bella è scritta in questo articolo, nelle parole e nelle esperienze di Marco. A lui e a tutta la sua famiglia il più sincero augurio di una vita lunga e felice.

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