Verità sulla strage in Vaticano. Seconda parte

Verità sulla strage in Vaticano. Seconda parte

Riprendiamo l’esame del BOLLETTINO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE N. 55199 dell’8 febbraio 2002: ovvero informazioni sull’istruttoria relativa alla morte, la sera del 4 maggio 1998, del neo comandante della guardia svizzera pontificia col. Alois Estermann, di sua moglie, signora Gladys Meza Romero e del vicecaporale della guardia Cedric Tornay.

IL MOVENTE

A base dell’azione del Tornay non si rinviene un’unica causa, ma un complesso di motivi, sia di origine soggettiva, aventi cioè correlazione con il temperamento e il carattere del vice caporale, sia di origine oggettiva, dipendente cioè da accadimenti esterni, imprevedibili e incontrollabili. I due ordini di cause, con ogni probabilità, hanno interagito fra loro e hanno determinato la sconcertante azione del vice caporale.

In primo luogo, l’autopsia ha rilevato la presenza nel cranio del Tomay di una cisti subaracnoidea della grandezza di un uovo di piccione (cm. 4 x 2,5), che aveva compromesso e deformato la parte anteriore del lobo frontale cerebrale di sinistra e aveva parzialmente eroso la teca cranica. I periti non hanno ritenuto che fosse possibile stabilire la genesi di tale alterazione e si sono limitati a prospettarne la natura congenita o quella infettiva ovvero quella traumatica in epoca perinatale.

Autorevole letteratura neurologica da un lato, sottolinea l’importanza di questa parte del cervello, tradizionalmente chiamata «organ of civilisation», dall’altro, descrive analiticamente gli effetti clinici e le sindromi delle lesioni dei lobi frontali, indicando, per quanto interessa in questa sede, soprattutto il danneggiamento della funzione cognitiva («impairtnent of cognitiveúnction») e il comportamento disinibito («disinhibition of behavior»)…

I professori Fucci e Arcudi concludono nel senso che la descritta alterazione del lobo frontale sinistro «potrebbe essere un elemento causale o concausale di disturbi del comportamento, sempre che questi siano stati in precedenza riscontrati».

Dalla presente indagine sono emersi due contrastanti aspetti della personalità del vice caporale. Mentre, per un verso, egli veniva considerato una persona cortese e gentile, che sapeva ben mantenere i rapporti con gli amici e non era privo di fascino; dall’altro, sono stati evidenziati anche numerosi suoi comportamenti disinibiti, che potrebbero essere considerati addirittura irriverenti e irresponsabili, se si tiene conto che ci troviamo in presenza non di un semplice cittadino, ma di un militare che si era spontaneamente arruolato in un Corpo di tradizioni antiche e rigorose, e, ancora di più, di un militare che, in tale Corpo, era stato chiamato a ricoprire le funzioni di sottufficiale”.

Cédric Tornay, assassino o vittima?

DEGLI STRANI COMPORTAMENTI

“Basti qui ricordare, a titolo di esempio, che, già nella riunione degli ufficiali del Corpo del 1° ottobre 1996, erano emerse delle «singolarités de… comportement», per le quali il Tornay venne sanzionato dal comandante Buchs.

Sempre [in] questa relazione, è stata segnalata la violenta discussione (o le violente discussioni) svolte nell’ufficio del vice comandante Estermann, che Tornay aveva concluso con lo sbattere violentemente la porta. è- stato anche ricordato che quest’ultimo aveva trascorso due notti fuori dal Vaticano senza permesso e, a sua giustificazione, la seconda volta si era limitato ad asserire di aver bevuto troppo e di essersi addormentato per strada. [In] questa relazione, si è anche accennato che [Tornay], un’altra volta, mentre fumava seduto su un vecchio cannone da parata, non si era alzato, né aveva salutato il proprio comandante e la di lui moglie. Dal rapporto del Comandante facente funzioni Estermann del 2 aprile 1998 risulta, infine, che il Tornay aveva dato l’impressione di essere un individuo «poco equilibrato», «capace di trattare con persone squilibrate»; e si comportava «non correttamente con i superiori (arrogante, senza giudizio)».

Ad avviso di questo Ufficio, tali episodi possono rappresentare sintomi di «disturbi del comportamento», che potrebbero trovare la loro concausa nella riscontrata lesione del lobo cerebrale sinistro, oltre che in componenti estrinseche, di valenza educativa e culturale.

Come si è già accennato, le indagini chimico-tossicologiche sul Tomay, condotte dai proff. Arcudi e Fucci, in collaborazione col chimico dott. Furnari, hanno, inoltre, evidenziato la presenza, nelle sole urine e non nel sangue, di tracce di un metabolita della Cannabis (acido delta-9-tetraidrocannabinoico). Tale risultato induce a «ritenere – sempre secondo i periti – che nelle prime tre ore precedenti la morte il Tornay non assunse detta sostanza e che quindi non presentasse sintomi acuti a essa connessi al momento del fatto».

Tuttavia, «alterazioni psichiche e del comportamento potrebbero essere sospettate, in presenza dei metaboliti della cannabis soltanto nelle urine, nell’eventualità che fosse accertato che era un assuntore cronico».

A seguito delle indagini esperite da questo Ufficio, è stata fra l’altro reperita, nel cassetto del tavolo sito nell’alloggio del vice caporale Tornay – come in precedenza accennato – una custodia portapellicole con 24 mozziconi di sigarette artigianali, nei quali, all’esame tossicologico, «sono state rinvenute chiare tracce di derivati dalla cannabis, evidenziate mediante cromatografia su strato sottile e confermate mediante gascromatografia e gascromatografia con rilevatore di massa».

In tale situazione – anche se non è stata raggiunta la piena prova – questo Ufficio ritiene di non poter escludere che il Tornay fosse un assuntore cronico della droga. Tale eventualità contribuirebbe a spiegare ulteriormente il comportamento del vice caporale.

La letteratura farmacologica, nel descrivere gli effetti psicotossici indotti dalla Cannabis, evidenzia «hallucinations, delusion, and paranoid feelings», aggiungendo che «il pensiero diventa confuso e disorganizzato; sono accentuati il senso di depersonalizzazione e il disorientamento del tempo»; sono stati anche descritti stati di ansietà, panico e caduta del discernimento («loss of insight»). Lo stato psichico in cui si è venuto a trovare il Tornay nell’ultima ora, così come è stata ricostruita, sembra rientrare puntualmente nel quadro descritto in letteratura. In particolare, alcuni comportamenti appaiono tipici aspetti clinici dell’«ansietà». Basti ricordare la telefonata delle 20.30 alla ragazza conosciuta da poche settimane, la quale ha sentito il vice caporale, non solo deluso, ma anche «affannato e agitato».

Si aggiunga il «disorientamento nel tempo», perché il Tomay, inaspettatamente, ha chiesto alla ragazza che giorno era e aveva già errato il calcolo della sua anzianità di servizio nella lettera alla madre. La grave emotività presentata dal Tornay, in questa e nelle altre circostanze sopra indicate, certamente non ha contribuito a una crescita e a una maturazione psicoaffettiva adeguata al ruolo da lui ricoperto, tanto da provocare ripetute, gravi crisi di discernimento, «loss of insight». Inoltre, è anche rilevante l’impressione ricevuta dalla ragazza a seguito dell’ultima telefonata: «Sei l’ultima persona che voglio salutare… domani mi rimpatrio»”.

Di tutti questi aspetti evidenziati con tanta solerzia nell’istruttoria ritorneremo poi, quando parleremo della posizione della famiglia in merito alla morte del congiunto. Importante è anche

LA LETTERA ALLA MADRE

“Si aggiunga, poi, la lettera alla madre da cui traspaiono allucinazioni, crisi di discernimento, pensiero confuso e disorganizzato (a parte l’insolita utilizzazione del cognome del secondo matrimonio della madre, si pensi soprattutto alla seguente frase: «Je dois rendre ce service à tous les gardes restant ainsi qu’a l’église catholique. J’ai jurer de donner ma vie pour le pape et c’est ce que je fais»), nonché idee paranoidi di persecuzione («Ce que j’ai fait ce sont eux qui m’ont pousser»).

Una terza concausa, sempre di origine soggettiva, è rappresentata dalla broncopolmonite in atto, accertata dai periti sulla base dei risultati della autopsia e dell’esame istologico. Ciononostante, il Tornay quel 4 maggio era stato particolarmente attivo. Aveva assolto i suoi impegni di lavoro: era montato di guardia dalle ore 6 alle ore 8 e, nel pomeriggio, dalle ore 16 alle ore 19 circa. In mattinata, aveva anche visitato il Consolato della Repubblica di Mauritius e, nel pomeriggio, era stato, fra l’altro, tre volte dal sarto del Corpo. Pertanto, il Tomay si trovava, certamente, in una situazione di stress, che ha enfatizzato ulteriormente, da un lato, le già ricordate note impulsive, probabilmente anche secondarie all’iperattività, quale la sedia fracassata, dall’altro, la mancanza di un lucido discernimento, in ordine alla situazione che si era venuta a creare e il difetto di dominio dell’emotività a opera di razionali freni inibitori.

Non minore rilevanza causale dovrebbero avere assunto, infine, gli accadimenti esterni, che il Tornay non aveva previsto e che, comunque, non poteva controllare in alcun modo. Innanzitutto, la notizia della nomina di Estermann a comandante della Guardia; «cattiva notizia», alla quale il vice caporale aveva cercato di reagire con un «je m’en fou», perché era ormai in arrivo la “super notizia”, di un lavoro in Svizzera. In secondo luogo, la notizia che gli era stato negato il riconoscimento rappresentato dalla medaglia “benemerenti”. Da ultimo, ma non per ultimo, il mancato arrivo del […] (e dei giornalisti che avrebbe dovuto condurre con sé), non poteva non provocare nel Tornay un grave stato d’ansia, in quanto cominciava ad apparire sempre meno probabile la “super-notizia” del posto di lavoro in Svizzera che, nel frattempo, era divenuta ancora più decisiva per il suo futuro.

Le concause descritte hanno, ad avviso di questo Ufficio, interagito fra di loro e alterato lo stato psichico del Tornay, che con ogni probabilità, già in partenza non era in pieno possesso di una completa e adeguata maturità psichica.

L’alterazione dello stato psichico trova, del resto, riprova nelle modalità stesse con le quali si è svolto l’evento lesivo. Già i periti proff. Fucci e Arcudi hanno osservato come la rapida successione dei colpi esplosi comprovi come il Tornay «fosse stato colto da “raptus“, da una reazione psichica acuta a corto circuito che gli ha annullato, del tutto o in notevole misura, la capacità di inibirsi» [… ]”.

SPIE, CONGIURE E RELAZIONI GAY

Nei giorni seguenti non mancano però i dubbi e le illazioni sulla vicenda: un quotidiano tedesco ipotizza persino che Estermann fosse stato una spia della Stasi, il servizio segreto della Germania dell’Est. Altre voci, sempre smentite, parlano di una congiura dei nobili svizzeri, che per tradizione danno al Vaticano il comandante delle Guardie e che si erano visti scalzati dalla nomina di Estermann. Si parla anche di presunte relazioni sessuali: tra Tornay e la moglie di Estermann e anche tra Tornay e lo stesso Estermann. Insomma, di tutto e di più.

Ad avvalorare la “pista gay” vi erano state le dichiarazioni di Massimo Lacchei, storico e critico d’ arte, che aveva copiosamente raccontato la sua versione dei fatti idurante un’intervista con alcuni giornalisti internazionali.

“”A casa mia mi sono incontrato con Cédric, ed è stata una piacevole storia”. “Lei dice di aver conosciuto bene Cedric,- incalza un  corrispondente di un quotidiano francese,- ma lui non potrà mai confermare”. “Dopo la cena-gay a casa dell’ anziano uomo politico(?) ho incontrato Cédric in via della Conciliazione, era triste, mi disse che voleva tornare al più presto in Svizzera, che il rapporto con Estermann si era deteriorato, che il capitano aveva iniziato un rapporto con un’ altra guardia e che non ce la faceva più a reggere la situazione – risponde Massimo Lacchei – allora l’ ho invitato a casa mia e lì ci siamo amati”.

Ma il caporale non potrà mai confermare.

“Cédric era circonciso in maniera molto evidente, la mamma può confermare quello che io affermo. Lei sa anche che il figlio voleva scappare e per l’ angoscia si era messo a bere”. Perchè Cèdric è morto? “Estermann frequentava spesso la casa del vecchio politico ma anche quella di Enrico Sini Luzi, in nobile romano addetto al cerimoniale del Papa, che venne ucciso dopo un gioco sadomaso spinto all’ eccesso – prosegue Lacchei – e il capitano aveva fatto entrare anche Cèdric nel giro. Lui sapeva troppe cose, aveva conosciuto persone molto importanti. Probabilmente avevano paura che tornasse in Svizzera e raccontasse tutto. Quindi è stato punito. Attenti al quarto uomo di quella sera del 4 maggio nell’ appartemento di Alois Estermann”.

UN COLLEGAMENTO CON EMANUELA ORLANDI?

Ferdinando Imposimato, magistrato che si è occupato della scomparsa di Emanuela Orlandi, sostenne invece che Tornay fosse innocente e che la pista da seguire per quei delitti dovesse essere quella dei servizi segreti. In sostanza, Estermann era una spia della Stasi e , dopo aver subito un furto di dossier riservati, temeva per la sua vita, tanto da contattare l’agente di Gladio Antonino Arconte per ottenere asilo politico negli Stati Uniti.

L’ex magistrato ritiene che Estermann avesse avuto un ruolo chiave nel sequestro di Emanuela Orlandi, che risale al 1983 ed è tuttora un caso irrisolto. «Il primo a sospettare che fra le Guardie Svizzere ci fosse una spia fu Ercole Orlandi, il papà di Emanuela – dichiara Imposimato -. Mi parlò dei suoi sospetti perchè, mi spiegò, solo uno di loro poteva conoscere in tempo reale gli sviluppi delle indagini sul rapimento della figlia. E mi fece notare che l’alloggio di Estermann era in una posizione strategica, alla sinistra dell’ingresso di Porta Sant’Anna, in via di Porta Angelica. Sul terrazzo dell’appartamento c’è un punto di osservazione formidabile: si vedono sia via dei Pellegrini sia Porta S. Anna. E da questo varco passava tutti i giorni Emanuela. Quindi Estermann poteva vederla, annotarne orari, movimenti e abitudini. Per un esterno sarebbe stato impossibile».

FINE SECONDA PARTE

Paola Pagliari

NELLA TERZA ED ULTIMA, AFFRONTEREMO LA POSIZIONE DELLA FAMIGLIA DI TORNAY.

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