Misteri del Piemonte: Villa Pallavicino, il fantasma della bambina ed il recupero

Misteri del Piemonte:  Villa Pallavicino, il fantasma della bambina ed il recupero

Villa Pallavicino si trova al confine tra Samone e  Salerano ( vicino ad Ivrea) e non è una dimora abbandonata nel senso stretto del termine. Si tratta in effetti di una splendida casa in stile liberty (disabitata ormai da molti anni) in cui, ogni volta che iniziano, i lavori di ristrutturazione vengono interrotti. Qualcuno parla di una maledizione legata alla morte di una bambina che sarebbe avvenuta proprio in quelle stanze. Ma sarà davvero così?

Ero a conoscenza già da qualche tempo dell’esistenza di Villa Pallavicino, ma dopo aver letto in rete di un imminente recupero dell’area ho pensato sarebbe stato interessante approfondire l’argomento.

La famiglia Pallavicino- Mossi

Le notizie riguardo la famiglia Pallavicino-Mossi  non sono chiarissime. Una leggenda fa risalire l’origine della stirpe agli inizi dell’800, quando  nacque il capostipite, Giuseppe, nato pare da una relazione clandestina tra un arcivescovo, si pensa Monsignor Vincenzo Mossi di Morano, e una principessa francese. Come figlio illegittimo venne mandato in orfanotrofio ma, all’età di 15 anni, apprese di essere diventato marchese ed  ereditò l’immensa fortuna dell’arcivescovo e il cognome Mossi. In realtà i vari siti di araldica riportano che la famiglia è un ramo dei Pallavicini dell’Emilia che si staccò dal ceppo di Parma stabilendosi in Piemonte con Lodovico Andrea (1803-1879), sposo a Margherita di Faucigny, figlio di Filippo (1751-1843), mentre due fratelli, Giuseppe Maria e Gian Francesco, continuarono la famiglia in patria. Giuseppe  aggiunse al suo  cognome quello di Mossi grazie a una cospicua eredità avuta da tale famiglia originaria di Casale Monferrato.

Nel 1995 è morta Bianca, l’ultima marchesa Pallavicino Mossi, proprietaria della villa. Con buona probabilità furono proprio i genitori di Bianca , Giuseppe Carlo Pallavicino Mossi (1866-1945) e Irena Avogadro de Valdenga e di Collobiano (1867-1963) ad edificare la dimora di Samone.

Il giornale La Sentinella del Canavese nel 2010 riporta un’intervista all’ultimo erede della marchesa. Questo è uno stralcio:

  «La proprietà è giunta a noi per eredità alla morte, nel 1995, della contessa Bianca Costa di Polonghera, nata dei marchesi Pallavicino Mossi di Zibello». Lo dice Paolo Bonucchi con la genealogia della nobildonna discendente da parte di nonna paterna, principessa Marguerite de Faucigny-Lucinge, dai re di Francia.
«Il bisnonno della contessa Bianca – aggiunge – era Carlo Ferdinando di Borbone duca di Berry, figlio secondogentito di Re Carlo X di Francia, a sua volta figlio di Luigi XVI. L’alto lignaggio di Bianca, nata nel 1901, ne aveva fatta l’ideale compagna di giochi delle principesse Savoia e del loro fratello, il principe Umberto (poi ultimo re d’Italia) a cui fu legata per tutta la vita da un saldo vincolo di amicizia».
La marchesa Pallavicino Mossi sposò nel 1933 il conte Casimiro Costa (famiglia di lontana origine chierese a cui appartenne anche la beata Paola Gambara e linea comitale ripartita, oltre a quello di Polonghera, nei rami Trinità e Arignano), scomparso nel 1990.
Bonucchi ricorda ancora i racconti della contessa, legati alla vita di corte, ai ricevimenti, ai balli, ai viaggi in terre lontane: avvincenti come un libro di storia o di avventure. «Bianca Costa – sottolinea Bonucchi – era laureata in Legge e parlava correntemente quattro lingue. Aveva un’attenzione particolare per l’arte e la cultura ed i suoi regali erano sempre libri, visite a musei e a collezioni. Con lei visitai Palazzo Carignano, a Torino, dove suo nonno fu senatore per molti anni e dove individuammo il suo seggio, l’Armeria Reale e il Palazzo Reale dove fu testimone di momenti storici importanti. Tutti ricordi cari che hanno lasciato un segno profondo nella persona che sono diventato crescendo»

Il fantasma della bambina

La leggenda riguardante Villa Pallavicino , come spesso accade,  si sovrappone alla storia. Infatti è storicamente provato che la famiglia di Salerano  sia imparentata con i Mossi di Saletta di Costanzana, in provincia di Vercelli, intorno a cui aleggia un’altra macabra leggenda, secondo cui due giovani, appartenenti a  due famiglie di differente estrazione sociale che, non potendo vivere il loro amore, si sarebbero suicidati per disperazione. La ragazza sembra fosse una Mossi, e si dice il suo spirito vaghi ancora per  i campi di Saletta. Di questa storia ci occuperemo la prossima volta, ma è curioso il fatto che anche  Villa Pallavicino si dice sia “abitata” dallo spirito di una fanciulla (o di una bambina) morta in circostanze misteriose, forse suicida o forse uccisa dalla sua stessa madre. Sembra che questa presenza si avverta soprattutto nella cosiddetta stanza azzurra della villa, in cui alcuni dicono di aver percepito strane sensazioni. Una sola famiglia, due spiriti senza pace?

La stanza azzurra

Personalmente credo che questa sia davvero solo una leggenda, e probabilmente anche abbastanza recente. La stanza azzurra in effetti esiste, ma sicuramente non si tratta di un colore antico anzi, con tutta probabilità risale ad una delle ultime ristrutturazioni iniziate negli ultimi anni e mai terminate a cui la dimora è stata sottoposta. Quindi la camera non è, come alcuni sostengono, ” stata lasciata lì come al tempo dei fatti” (tempo di cui, oltretutto, non è data contezza), e non è assolutamente detto si tratti di una stanza da bambina. Io credo anche che questa leggenda sia una trasposizione di quella del fantasma di Azzurrina, nel castello di Montebello, vicino Rimini,  in Emilia-Romagna. Forse  con l’andar del tempo si sono mischiate alcune storie e leggende popolari, e il colore della stanza ha fatto il resto per assonanza. Fattosta che non si trova nessuna notizia in merito a qualche morte sospetta tra queste mura, nemmeno un accenno.

lo scalone visto dal basso

Se qualche oscura presenza ha abitato la villa forse questo si può far risalire  all’insediamento a Villa Pallavicino del Corpo d’Armata fascista. Notizia, questa sì, storicamente certa, che si ritrova in un libro di Maria Paola Capra, intitolato “Samone, la guerra e la Resistenza”, che tratta del periodo della II Guerra Mondiale, soffermandosi anche sul permanere dei fascisti alla villa.

La villa

A prescindere dalle varie leggende la dimora dovrebbe essere stata costruita tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Lo dimostrano sia  l’architettura che alcuni particolari in stile Liberty.  La pianta è a ferro di cavallo e doveva essere una costruzione assolutamente originale,  completamente dipinta con decori astratti verdi e arancioni. Su alcuni muri esterni si può ancora vedere quanto rimane di questa decorazione, che doveva risultare  sicuramente d’effetto!

Un particolare dell’esterno della villa, in cui si può notare quale doveva essere l’aspetto originale, un decoro astratto arancione e verde.

All’interno la casa è suddivisa in una parte centrale, sulla quale domina uno scalone, e due ali laterali, ognuna con la sua scala di servizio. Si contano molte stanze, disposte su due piani (piano terra e primo piano) ed un piano mansardato, che sicuramente è stato già oggetto di almeno un paio di interventi di ristrutturazione. La famosa stanza azzurra si trova al primo piano, sul quale sono anche situati diversi balconi, dai quali si ha una splendida visuale.

Lo scalone all’ingresso

 

Infatti quello che caratterizza più di ogni altra cosa questa abitazione è sicuramente la vista! La villa domina su tutto l’Eporediese, dalla terrazza del giardino si gode di un panorama mozzafiato. E’ una sensazione di pace ma anche di dominio, perché da lassù sicuramente si domina!  Proprio per la sua assai difficile accessibilità, la villa è ancora in buonissime condizioni, e probabilmente proprio per questo si è deciso di recuperarla.

la vista panoramica dalla terrazza del giardino

L’intervento di recupero

Sul sito www.saltlemon.it  in data 9 novembre 2017 si legge che : ”  Un imponente progetto di ristrutturazione della storica Villa Pallavicino Mossi di Salerano (in Canavese) ha preso il via. Centinaia di foto della villa e dell’area circostante, che include il promontorio su cui è collocato l’edificio, per un’estensione complessiva di 60 ettari, sono state elaborate al fine di ottenere un rilievo plano-altimetrico, base per i successivi calcoli di progetto dello Studio.Per poter procedere in modo accurato con le attività di recupero e valorizzazione dell’edificio, lo studio tecnico Piergiorgio Zana ci ha commissionato un’attività di fotogrammetria aerea” .

la vista dall’alto della villa come appare sul sito www.saltlemon.it

Sul sito non viene citato il committente, quindi potrebbe essere l’ultimo erede o un nuovo proprietario, il quale potrebbe essere una persona fisica o giuridica, al momento non è dato saperlo.

Sicuramente ci vorrà parecchio tempo per poter presentare in Comune un progetto che possa venire accettato, e forse è proprio per questo che sembra non ci siano ancora i cartelli relativi ad un cantiere in corso d’opera. La speranza è che questo intervento sia davvero quello definitivo e che, almeno una volta, si assista al risorgere di una dimora storica invece di osservarne il lento ma inesorabile declino.

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.