Misteri del Piemonte: Montecastello e la strada dell’abbandono

Misteri del Piemonte: Montecastello e la strada dell’abbandono

A Montecastello, in provincia di Alessandria, su una stessa strada, a poche decine di metri l’una dall’altra ,si trovano una villa padronale, che tutti chiamano Villa Gemma (forse Villa delle gemme), un complesso di villette a schiera piuttosto nuove ed una vecchia cascina su cui sembra essersi abbattuto un tornado. Ma cosa possono avere in comune queste tre strutture?

 

 

Premessa

La curiosità riguardo questo luogo ci è venuta girovagando su internet, quando ci siamo imbattuti in un video (di una persona che ho in seguito avuto modo di conoscere)  che riprendeva questa tal “Villa Gemma”  parlandone come di una struttura “molto pericolante”. In rete non si trova quasi niente riguardo questo luogo specifico, noi l’abbiamo trovato seguendo le poche tracce che avevamo a disposizione. Proprio queste pochissime notizie ci hanno comunque permesso di identificare quantomeno il paese. Infatti per conoscere la vera ubicazione di Villa Gemma siamo andati alla posta di Montecastello a chiedere come fare ad arrivarci. Nel momento in cui – finalmente- siamo arrivati alla dimora c’erano alcuni operai che stavano tendendo un cavo elettrico, a cui abbiamo chiesto se potessimo fare qualche foto della struttura, anche all’interno. Ci hanno risposto di sì ma di fare molta attenzione, perché era molto pericoloso. Quando siamo entrati abbiamo capito cosa intendessero!

Già sui muri perimetrali esterni avevamo notato qualche crepa “importante”, ma abbiamo capito la gravità della situazione solo quando siamo entrati all’interno! Io personalmente avrei fatto solo due o tre foto poi sarei uscita di gran fretta, ma Federico (Valletta -n.d.r.) ha voluto esplorarla tutta, piani superiori compresi. E ribadisco che  dire che questa casa sia a rischio di crollo improvviso è ottimistico!

Questo per dirvi che se mai vi trovaste da quelle parti e voleste entrarci, dovrete fare molta, moltissima attenzione perché secondo noi ogni passo, ogni vibrazione, potrebbero avere un bruttissimo esito.

Villa Gemma

La villa, che non sembra essere una classica villa padronale signorile , ma più una casa di campagna per benestanti, con buona probabilità ha un impianto cinquecentesco, ma deve essere stata più volte rimaneggiata nel corso degli anni, forse anche sopraelevata, e questo le ha fatto probabilmente perdere molti dei suoi caratteri originali.

Si è accolti, all’ingresso, da uno stemma in mosaico di graniglia sul pavimento, raffigurante un gallo. O il cognome di uno dei proprietari era, appunto, Gallo, o questo animale è stato riprodotto a causa del suo significato simbolico. Il gallo in effetti ha diversi significati, a seconda di come viene raffigurato. In generale il suo essere vigile, la posizione eretta, orgogliosa, la sua osservazione della tenebre fino ad arrivare all’annuncio del giorno, che in qualche modo è anche dallo stesso animale  trasportato nel mondo, hanno fatto del gallo, da sempre, una creatura dotata, nella maggior parte dei casi, di connotazioni positive. E’ un animale che porta la luce, l’allegria, traghettando l’umanità fuori dagli incubi della notte.

Il mosaico con il gallo che ci ha accolti all’ingresso. Si può notare una delle enormi crepe presenti anche sul pavimento, che è praticamente sprofondato

Il fatto che non sia una villa nobiliare a mio parere è dato anche dal fatto che gli affreschi, soprattutto quello che riproduce un drappo arancione, non sono di splendida fattura, ci sono alcuni particolari non precisi, per quanto riguarda prospettive ed ombre. Proprio  questo mi porta a pensare che il lavoro sia stato affidato ad un bravo artigiano più che ad un pittore, come invece usavano fare i nobili.

Due degli affreschi presenti sui soffitti. Quello arancione non sembra di pregiata fattura.

Detto ciò entrando in casa, come stavo dicendo prima, il mio primo desiderio è stato quello di uscirne! Perchè i muri non sono più appoggiati al pavimento, in quanto quest’ultimo è sceso di almeno dieci centimetri se non di più, quindi molti muri poggiano sul vuoto. Alzando lo sguardo per guardare gli affreschi abbiamo in effetti visto quanto la nostra sicurezza fosse in pericolo. Ogni soffitto, ogni muro, ha crepe strutturali profondissime e molto lunghe, che a ben guardare si notano anche al di fuori dell’edificio. Non c’è un ambiente che si salvi!

Alcune dell profondissime crepe strutturali presenti in tutta la casa

 

Oltretutto, probabilmente, il fatto che non ci siano chiavi di tenuta (o chiavi di volta) e che ci sia una torretta, che sembra essere in cemento, quindi forse aggiunta successivamente, che sta via via spingendo verso il basso il tetto, sta contribuendo allo “spanciamento” della casa.

In quei pochi minuti che siamo rimasti all’interno abbiamo però notato che sicuramente è abbandonata da decenni, ma che nel frattempo qualcuno deve averla usata come rifugio, utilizzando tutta la carta da parati per accendere il fuoco nei camini e scaldarsi. Grazie proprio a qualche frammento di questa carta ho però potuto capire a quando risale l’ultimo restauro completo (prima delle aggiunte degli anni ’60 -più o meno- che sono piuttosto evidenti). Un tempo, per fare aderire la carta da parati, la si incollava prima a della carta da  giornale poi la si faceva aderire al muro. Il frammento che ho esaminato risale al 1913 ( data molto evidente su un necrologio piuttosto  che sulla testata). Con buona probabilità quindi nei primi anni del XX secolo la casa è stata restaurata, tappezzata ed affrescata.

La tappezzeria sotto cui si celava un giornale del 1913

Un tavolo usato, con buona probabilità, per arrotolare la tappezzeria staccata prima di bruciarla. Di primo acchito potrebbe sembrare invece che qualcuno sia stato costretto a scappare precipitosamente mentre la stava attaccando. Forse non  conosceremo mai la verità
La cucina della casa, probabilmente usata da qualche occupante negli ultimi anni…

La casa deve essere stata abitata fino alla fine degli anni ’70, a giudicare dai pochi mobili rimasti, da un calendario presente in cucina  e dallo stile delle  chiambrane delle porte e di alcuni altri particolari. Forse è proprio in quel periodo che il vecchio proprietario è morto e la casa è stata dimenticata.

La “tenuta”  conta in realtà quattro strutture: la casa vera e propria, una dependance, probabilmente per ospiti o lavoranti, una sorta di deposito attrezzi ed un ambiente adibito a produzione del vino, che, insieme proprio alla dependance, sembra essere stato usato fino a pochi anni fa. Forse queste strutture sono state date in affitto a qualche produttore di vino locale, che vi ha anche fatto soggiornare qualche operaio, considerati gli oggetti presenti in quelle che erano le stanze in cui queste persone dormivano e mangiavano. Quello che inquieta è la grandissima quantità di scarpe di ogni foggia abbandonate qua e là in questa zona. Non so, è un’immagine un po’ da “The day after” che, insieme ad altri particolari, continua a far pensare ad un abbandono precipitoso.

La tettoia della parte adibita alla produzione del vino

Vorrei ancora soffermarmi sull’aspetto della pericolosità di questo luogo perché, se è vero che non c’è nulla che indichi i crolli, su un albero  è apposto un cartello con scritto “pericolo di annegamento”! Probabilmente, nascosti qua e là potrebbero esserci dei pozzi artesiani. Una ragione in più per fare molta, moltissima attenzione e,soprattutto, evitare che ci vadano dei bambini!

la dependance ed una delle stanze al suo interno

La zona morta

Quando ci siamo fermati alla posta a chiedere informazioni, ci hanno fatto presente che esistevano anche cinque villette a schiera abbandonate, ovviamente di recente fattura, praticamente sulla stessa strada, solo più in basso, verso il fiume come dire. In effetti esistono queste villette, ed effettivamente sono vuote e chiuse.  C’è oltretutto uno striscione col nome di un’agenzia immobiliare, di cui non ho trovato traccia in rete e sugli elenchi. Lì per lì non ho neanche dato molto peso allla faccenda, non fosse che, mentre ci stavamo accingendo a tornare verso l’auto, abbiamo notato, ancora più in basso ma sempre sulla stessa  linea d’aria, il tetto di una cascina, che sembrava piuttosto malmesso. Abbiamo deciso di andare a guardare. Quello che abbiamo trovato è stato piuttosto angosciante! Praticamente si tratta di una veccia cascina ma riattata, che è praticamente collassata su se stessa! Una parte del pavimento del piano superiore non esiste più, si vede un armadio che praticamente poggia sul vuoto, ci sono crepe paurose ovunque e, su  un lato, passando dall’esterno, si vede un altro soffitto che sembra essere caduto di schianto su una stanza, tanto che si vedono un computer ed altri oggetti su quella che sembrava essere stata una scrivania  schiacciati da un muro. Il fatto strano e piuttosto inquietante è che la casa dentro sembra ancora arredata, come se fosse successo qualcosa di molto brutto e chi l’abitava fosse stato costretto a fuggire precipitosamente. In più la porta è rimasta chiusa, ma le grate di una finestra sembrano state forzate dall’esterno, come se qualcuno avesse tentato di tirar fuori qualcosa (o qualcuno).

Devo essere sincera, nessuno di noi ha avuto il coraggio di entrare in questa casa, anche se sarebbe stato piuttosto facile. Ma davvero, anche questa sembra sul punto di collassare del tutto.

La cascina in fondo alla strada, vicino al fiume. Noi continuiamo a pensare che danni del genere non possano non avere a che fare con l’alluvione del 1994.

Ebbene, dal momento che poco distante scorre il fiume la memoria mi è andata immediatamente alla disastrosa alluvione del 1994, che nell’alessandrino (e non solo) provocò morte e distruzione. E, in effetti, dalle cronache dell’epoca emerge che proprio a Montecastello si registrò la portata maggiore della piena, e proprio in quel territorio, in cui confluiscono Tanaro e Bormida, quest’ultima fu disastrosa, soprattutto nel paese confinante, Pietra Marazzi, come hanno confermato gli abitanti.

Pensando quindi al fiume noi tutti avevamo supposto che la cascina fosse stata proprio presa in pieno dalla piena, questo spiegherebbe infatti i crolli e soprattutto il fatto che i mobili e gli arredi siano ancora lì. Pensavamo oltretutto che il terreno avesse ceduto e che quindi le villette  poco più sopra fossero state poi dichiarate non abitabili, non vendibili perchè magari il piano regolatore era cambiato. Devo essere sincera, io ero molto convinta di ciò ed in seguito ho telefonato al Comune per averne conferma. Invece l’impiegata con cui ho parlato mi ha detto di no, che la piena non c’entra e che villette e cascina fanno parte di un fallimento che si trascina ormai da anni. Sì, ma il crollo?  Niente, sembra non abbia niente a vedere con l’alluvione. Io comunque ho ancora dei dubbi. Non potrebbe essere che al Comune intendessero l’alluvione del 2010, quella avvenuta dopo aver risistemato gli argini?

Oltretutto La Stampa ‘, in occasione di un’altra alluvione recente, il 26 novembre 2016, riporta un articolo in cui si parla sempre di questi luoghi. E precisamente dice: “La situazione è peggiorata di ora in ora, ieri, soprattutto ai piedi di Pietra Marazzi, non lontano dalla confluenza tra i due fiumi, Bormida e Tanaro, dove si è evitato di bissare il disastro dell’alluvione del 1994 solo grazie alla costruzione da parte dell’Aipo – l’anno scorso – di un argine lungo 500 metri: «Se non ci fosse stato a quest’ora saremmo tutti sotto metri d’acqua» dicevano alcuni abitanti ieri sera ancora impegnati a spalare sabbia. La strada per Montecastello è stata chiusa già alle 12 e protetta con i sacchi di ghiaia: al lavoro volontari e uomini della Protezione civile per tutto il giorno. Le case a valle sono rimaste senza corrente dal pomeriggio e per tutta la notte”    Quindi crediamo sia il caso di approfondire il discorso alluvione, per cercare di capire cosa sia davvero accaduto in questi luoghi.

E Villa Gemma perché è in queste condizioni? Io credo le ripetute alluvioni abbiano smosso il terreno, già molto morbido di suo, e negli anni il pavimento sia andato giù e la casa abbia cominciato a “spanciare”, anno dopo anno. Il fatto poi che, sempre secondo quanto mi è stato riportato dall’impiegata del Comune, morto il vecchio proprietario gli eredi non se ne siano più interessati sicuramente ha fatto il resto. Forse non sono neanche a conoscenza del fatto che la casa sia diventata così pericolosa!

Io personalmente ho avvertito il Comune stesso della pericolosità della casa, a cui si accede senza nessun ostacolo da tutte le parti, le cui porte sono tutte aperte, che non è in nessun modo delimitata e attorno non sono stati posti cartelli con pericolo di crollo o simili. E se qualcuno ci andasse senza pensare, se si mettesse a saltare su e giù? Se qualche bambino del vicinato pensasse di andarci a giocare a guardie e ladri e gli venisse giù tutto sulla testa? Ebbene, pare il Comune non possa far niente, essendo la casa oltretutto su una strada privata. Solo i vicini potrebbero, con un esposto, far presente la cosa in Comune il quale -forse- potrebbe in qualche modo provvedere.

Quindi anche per questo ho scritto quest’articolo, per avvertire che questo è un immobile pericoloso, che “immobile” non rimarrà per molto. Quindi, anche se adesso va di moda l’urbex  (anche tra chi non ha idea di cosa sia) non si può andare qua e là senza fare attenzione. Perché può essere molto rischioso. Già il fatto che, sicuramente, qualche fotografo abbia spostato un tot di sedie da un ammezzato per metterle accatastate sulle scale, probabilmente per fare una foto “figa”, dimostra quanti non guardino in alto prima di fare le cose. Forse quel qualcuno si sarebbe accorto che le scale sono molto poco sicure già solo per salirci, figuriamoci per salire, scendere e accatastare roba!

Detto ciò a noi de L’Ultima Parola piacerebbe saperne di più riguardo Montecastello e l’alluvione del 1994. Se qualcuno tra voi ha qualche notizia non esiti a contattarci!

E vogliamo di nuovo rimarcare il fatto  che il nostro accesso a questo luogo è avvenuto senza recare danno a niente e nessuno, in quanto lo stabile è palesemente abbandonato e di facilissimo accesso.

qualche altra immagine della villa

 

 

 

 

 

 

 

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