Bonsai

Bonsai

E’ il fascino dell’oriente. Delle cose esotiche. Di una cultura che noi occidentali non saremo mai in grado di capire appieno. Il bonsai è uno di quegli stereotipi che fanno tanto oriente. Solo un piccolo albero ornamentale per noi “gaijin”. Noi esterni. Noi rozzi e materiali occidentali. Molto di più per loro. Due mondi opposti i nostri che non si incontreranno mai probabilmente. Ma possono provare ad avvicinarsi e capirsi a vicenda.

Nuovo viaggio in un’immagine. Questa volta andiamo lontano. In Oriente. Grazie ad un piccolo alberello che nasconde una grande arte…Suoni di tamburi taiko e flauti shakuachi ad accompagnarci e cominciamo il viaggio…

Era da un pò che per la città non vedevo altro che manifesti che pubblicizzavano la solita fiera. Questa volta dedicata all’oriente. Non amo queste manifestazioni dove vogliono mettere in vetrina l’arte e la cultura di un luogo. Per conoscere è necessario vivere, toccare con mano. Queste sono cose da turisti della domenica. Decido comunque che il biglietto d’ingresso vale una visita. Se non altro porterò a casa qualche immagine. Poi, non si sa mai. Anche in un’arida fiera allestita in una moderna città si può nascondere una bella storia. E l’oriente, quello vero, ha sempre avuto un certo fascino sul mio immaginario. Scelto il giorno mi ritrovo in coda per il biglietto. Sono arrivato prima dell’apertura ufficiale ma la coda è già consistente. Speravo di godermi la passeggiata fra gli stand senza dover lottare con la solita folla ma a quanto pare siamo in parecchi ad aver avuto la stessa idea. Pazienza. Finalmente entro. L’atmosfera è quella da fiera. Lunghe navate di stand che attraversano l’intero capannone. Banchi colmi di mercanzia legata all’oriente attirano l’attenzione dei visitatori che si muovono senza una logica. Guidati dai loro sensi. Profumi, colori, sapori, saturano il loro cervello e li fanno muovere su e giù fra i corridoi. Siamo occidentali. Ci guida l’istinto. Il consumismo. Portiamo a casa ogni oggetto da mostrare orgogliosi ai nostri amici senza capirne veramente il senso. Senza apprezzarne fino in fondo l’essenza. Senza capire perchè una cultura millenaria sia arrivata a produrre qualcosa in quel modo e sopratutto perchè abbia sentito la necessità di farlo. Mandala, campane tibetane, ceramiche, riproduzioni di divinità finiscono nelle mani di inconsapevoli occidentali che li metteranno nelle loro cristalliere, già stracolme, a far semplicemente mostra di se. La mia attenzione si divide fra l’oriente esposto in vetrina e l’occidente che ammira estasiato e con sguardo vuoto quella vetrina.

Arrivo alla fine del capannone. la folla si dirada. Nulla attira la sua attenzione. Ma qualcosa attira la mia. Come sempre una sensazione particolare avvolge la mia mente. E’ come un segnale. Un avvertimento. Come se qualcosa mi chiamasse a se. Per raccontarmi di se. E’ la voce di una storia a cercare la mia attenzione. In quel nulla apparente, su una serie di tavoli, immersi nella luce ancora fredda del mattino che piove dall’alto stanno una serie di bonsai.

Lì, nel mezzo del caos della fiera queste opere d’arte riescono a trasmettere tutta la loro essenza. Mi ritrovo per un momento da solo. Nessuno dei visitatori entrati con me ha saputo vedere oltre quelle piccole piante e preferisce girare fra gli stand come fossero semplici bancarelle di mercato. Mi ritrovo davanti ad una perfetta riproduzione della natura. Foglie e tronchi trasmettono tutta la millenaria arte che ha portato alla loro creazione. Dai primi semplici esperimenti fino alla fusione di conoscenze botaniche e filosofia zen che insieme hanno codificato gesti e attenzioni che plasmano un essere vivente donandogli non solo una forma ma sopratutto la capacità di trasmettere forza e serenità nell’animo di chi osserva. Sono davanti alla fusione di arte e natura. Sono davanti ad una conoscenza profonda della natura e di se stessi. Chi accudisce queste creature possiede una calma interiore e una fermezza d’animo che un occidentale non potrà mai raggiungere continuando a rimanere aggrappato al suo mondo. Uno in particolare attira la mia attenzione.

Resto a lungo a contemplarlo. Cerco di capire, pur nel mio essere occidentale, tutta la sapienza che ha plasmato quella forma. Lascio che l’energia che emana quel piccolo pezzetto di natura mi attraversi e mi faccia capire almeno in parte il grande fascino che l’oriente ha su di noi. Su di me. Mi stupisco di come quell’albero negli anni continuerà a crescere. A mutare. Nulla rimane uguale a se stesso. Il bonsai è anche questo. L’arte del non finito e del mutevole. E’ necessario continuare ad accudire quel piccolo essere vivente perchè continui a trasmettere tutta la sua essenza. E a vivere.

Alla fine, prima che la folla mi inghiotta nuovamente riesco a scattare una foto. Una soltanto. Quella che vedete sopra. Una semplice foto figlia del mondo occidentale che con i suoi occhi ciechi non riesce a vedere oltre la semplice forma estetica.

Alla prossima…

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