Michael Jackson: c’è ancora qualcosa da dire?

Michael Jackson: c’è ancora qualcosa da dire?

Sulla morte di Michael Jackson è già stato scritto di tutto e di più e certo non vado ad aggiungere io nulla di nuovo. Vorrei solo mettere ordine nella mia testa, visto che ho una miriade di informazioni che mi spingono verso una direzione. Proviamo ad esaminarle insieme e vediamo dove ci portano.

Cercherò, quindi, di darvi una serie di notizie, certe e verificate, che, però, a mio parere, qualche indicazione la danno.

ELVIS

Iniziamo con questa data: 16 agosto 1977. Moriva a Memphis Elvis Presley. Cosa c’entra con Michael? Lo vedremo man mano.

Dopo l’ennesima esibizione, il cantante era ritornato a Memphis per riposare e dedicarsi ad un nuovo tour, che avrebbe dovuto iniziare attorno alla seconda metà di agosto. Il 16 agosto, poco dopo mezzanotte, egli tornò a Graceland e, nonostante avesse già assunto un’abbondante dose di barbiturici, rimase sveglio sino alle prime ore del mattino, intrattenendosi con la famiglia e il suo staff, rilassandosi e curando gli ultimi dettagli del concerto che si sarebbe dovuto svolgere a Portland l’indomani. Alle ore 4:30 del mattino si mise al piano per suonare due canzoni gospel e il brano country “Blue Eyes Crying in the Rain”, l’ultimo pezzo che abbia mai cantato. Mezz’ora dopo si ritirò in camera per cercare di riposare prima della partenza ma, non riuscendo ancora a dormire, decise di assumere un’ulteriore dose di barbiturici.

Ginger Alden con Elvis

Verso le ore 14:00 Elvis fu rinvenuto esanime dalla fidanzata Ginger Alden all’interno del suo bagno, si presume a causa di un attacco cardiaco. Alla scena assiste anche la figlia della moglie Priscilla, Lise Marie.

Alle 15:30 Elvis Aaron Presley viene dichiarato morto proprio per attacco cardiaco. Aveva 42 anni.

CAUSE DEL DECESSO, dubbi e perplessità.

Sono state successivamente formulate una ridda di ipotesi inerenti alle cause del suo decesso, sul quale permangono dubbi e perplessità. Secondo un noto biografo del cantante, Peter Guralnick, il suo medico personale anni dopo così si espresse, interpellato sulle modalità della sua morte: «Elvis aveva vomitato dopo essere stato colpito da infarto, a quanto pare mentre era seduto sul water».

Strano che la circostanza abbia stupito, dal momento che molto spesso il paziente colpito da infarto prova senso di nausea associato a vomito, è agitato, respira con una certa difficoltà (dispnea), ha sudori freddi e accusa senso di svenimento.

Chi era George Nick Nichopoulos, il medico?

Originario della città di Pittsburgh, in Pennsylvania si laureò in Medicina alla Vanderbilt University nel 1959, dopo aver studiato alla University of the South, al Birmingham-Southern College in Alabama, e nella University of Alabama di Tuscaloosa. Iniziò ad avere sporadicamente Elvis Presley come suo paziente a partire dal 1967 ed in seguito divenne il suo medico personale fino all’anno della morte del cantante nel 1977. Il figlio del dottore, Dean Nichopoulos, spesso lavorava come assistente di Elvis, prendendosi cura del suo guardaroba.

Il Dott. Nichopoulos era presente a Graceland il giorno stesso del decesso di Elvis, dove cercò disperatamente di rianimare Presley.

Comunque, dopo aver effettuato l’autopsia, nel suo corpo fu riscontrata la presenza di tracce di ben quattordici sostanze medicinali differenti, che in seguito si scoprirono essere state prescritte legalmente dal suo medico personale, il quale presenziò all’autopsia effettuata sul corpo del cantante.

Gode di un certo credito la tesi secondo la quale il cantante abusasse ampiamente di psicofarmaci, anfetamine, barbiturici e stimolanti. Altra causa imputata per giustificare la morte del cantante fu la sua eccessiva obesità, poiché secondo la stima del medico che effettuò l’autopsia sul suo corpo, egli al momento del decesso pesava circa 158 kg.

Elvis nella bara. Ma non è troppo magro rispetto a com’era ridotto?

Una ulteriore ipotesi sulla morte è stata formulata dal suo medico personale, il dottor George Nick Nichopoulos, che si occupò della salute del cantante a partire dal 1965. Il medico ha pubblicato nel 2010 un libro dal titolo “The King and Dr. Nick”, in cui spiega nel dettaglio la sua versione delle reali cause della morte di Elvis.

Secondo il dottore, Elvis morì a causa delle conseguenze di una patologia che viene definita costipazione cronica e per questo motivo fu rinvenuto esanime vicino al suo WC. La costipazione cronica causa infatti un colon sproporzionato, una mobilità intestinale quasi inesistente e anche una notevole obesità. Tutte circostanze riscontrate effettivamente durante l’autopsia. Il cantante sarebbe cioè stato affetto da quella che viene definita la malattia di Hirschsprung (erroneamente chiamata dal medico malattia di Hershberger).

Nel 1980 Nichopoulos fu citato in giudizio davanti a 14 corti di giustizia per aver prescritto droghe di vario genere a Elvis Presley e a Jerry Lee Lewis, come anche ad altri 12 pazienti. Non venne incriminato dell’accusa di omicidio colposo soltanto a causa delle controverse opinioni mediche circa la morte di Presley. Solo nel 1977, Nichopoulos prescrisse a Elvis più di 10.000 dosi di amfetamine, barbiturici, narcotici, tranquillanti, sonniferi, lassativi, e ormoni. Il Dr. Nichopoulos affermò di aver tentato invano di ridurre la dipendenza di Presley dai farmaci, arrivando anche a prescrivergli degli innocui placebo di nascosto, ma senza successo alcuno. La giuria concluse che il medico aveva agito nell’interesse dei propri pazienti e lo assolse da tutte le accuse.

Dopo la scomparsa del cantante si diffusero immediatamente una notevole quantità di singolari, svariate e fantasiose illazioni, che contribuirono alla nascita e al successivo consolidarsi di una particolare leggenda metropolitana, che gode ancora di un certo credito. Tali illazioni all’epoca sostenevano che il cantante non fosse realmente deceduto, ma che in realtà fosse ancora vivo e che la sua dipartita fosse solo una messa in scena, posta in essere allo scopo di consentirgli una specie di fuga definitiva dall’esistenza troppo logorante che egli, ormai totalmente schiavo dello show business, era stato costretto a condurre.

(Fonte Wikipedia)

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Lisa Marie Presley

Elvis ha avuto dalla moglie Priscilla Ann Wagner la figlia Lisa Marie Presley, nata a Memphis il 1º febbraio 1968. Il 16 Agosto 1977 Lisa Marie di 9 anni si trovava a casa a Graceland quando suo padre improvvisamente collassò nel bagno e morì. Ragazza non facile, a causa di problemi con la droga venne espulsa dal college per possesso illegale di cocaina; è stata anche per breve tempo allieva della scuola di Scientology di Los Angeles.

Proprio alla Scientology School incontra il primo marito Danny Keough, sposato il 3 ottobre 1988, con cui ebbe 2 figli: Danielle Riley (29 maggio 1989) e Benjamin Storm (21 ottobre 1992). Divorziarono il 6 maggio 1994.

Quanto peso possa aver avuto questa sua frequentazione della discussa chiesa non è dato sapere.

Il 26 maggio 1994 Lisa Marie sposa Michael Jackson. Il matrimonio venne pesantemente criticato dai media, e durò poco più di due anni, divorziarono infatti il 20 agosto 1996. Tuttavia Michael e Lisa, che si erano conosciuti nel 1984, continuarono a frequentarsi fino al febbraio del 1998.

Lisa Marie concesse una lunga intervista ad Oprah Winfrey, a proposito del suo rapporto con Michael, ma anche di suo padre Elvis. Alcuni passaggi sono davvero interessanti.

OW: In tanti hanno parlato di questa gente. A quanto pare sembrava essere calamitato da persone che si approfittavano di lui. Com’era la situazione?

LMP: Una cosa che accomuna Michael e mio padre su questo piano è che loro avevano il lusso di potersi creare qualsiasi realtà circostante desiderassero. Avevano la possibilità di circondarsi o meno di persone che appoggiavano i loro programmi…

OW: Sei colpita dalle similitudini fra la vita di tuo padre e quella di MJ?

LMP: Sì, ad essere onesti è una cosa che mi sconvolge. Ancora sto cercando di capire perché ci son dovuta passare 2 volte, perché queste 2 incredibili persone, di cui parlo con lo stesso rispetto ed amore in quanto è quello che provo per entrambi…

OW: Per tuo padre e Michael?

LMP: Sì, hanno avuto lo stesso destino…Già ci ero passata una volta ed è stato doloroso, ma poi mi è ricapitato e non riesco a capire perché…

LMP: Nel guardare il filmato dell’ambulanza che faceva retromarcia sul passo carrabile, ripensai alla conversazione che avemmo nella libreria di Neverland. Eravamo seduti accanto al fuoco. Mi disse che temeva di fare la fine di mio padre. Mi chiedeva sempre di quand’era morto, com’era successo, cos’era successo e dove…

OW: Michael ti chiedeva sempre di tuo padre?

LMP: Sì e mi disse: “Sento che farò la sua stessa fine”

OW: E non gli hai chiesto perché?

LMP: Certo, gli dissi, “Di cosa stai parlando?” Ma poi l’incidente è stato identico, fotogramma per fotogramma.

E, in effetti, di analogie ce ne sono davvero parecchie.

La morte del re del pop.

La morte di Michael Jackson è avvenuta il 25 giugno 2009, alle 14:26 (ora americana) a Los Angeles presso l’ospedale UCLA Medical Center, dove Jackson fu trasportato in ambulanza, dopo aver avuto un malore nella sua casa al 100 North Carolwood Drive di Hombly Hills, quartiere di Los Angeles.

Michael Jackson si trovava in questa città per prendere parte alle prove del “This Is It”, la serie di quelli che avrebbero dovuto essere i suoi ultimi concerti, che sarebbero iniziati a Londra presso la “02 Arena” nel luglio 2009. Le prove si svolgevano presso lo Staples Center di Los Angeles, pertanto Jackson decise di trasferirsi in una casa nelle colline della città californiana mentre si preparava ai concerti. La casa fu presa in affitto per lui dai promoter dei concerti, l’AEG Live, da dicembre 2008 fino alla sua morte nel giugno 2009 per un affitto mensile di 100.000 dollari.

Michael Jackson però non sta bene. O, per lo meno, questo è ciò che pensa chi gli è vicino. Per questo, gli executive della potente multinazionale AEG Live (gli organizzatori di This Is It) mettono sotto contratto un cardiologo texano, il Dott. Conrad Murray. Per 150.000 dollari al mese il medico deve lasciare la sua attività a Houston per dedicarsi esclusivamente al Re del Pop. Deve assisterlo 24 ore su 24.

La camera dove si è sentito male Michael

Nella notte del 24 giugno Murray somministra benzodiazepine a Michael, che non sortiscono alcun effetto. Così, alle 10.40 decide di dargli anche il Propofol, farmaco anestetico e agente ipnotico, a breve durata d’azione, che viene somministrato per via endovenosa. E per riceverlo, il paziente deve essere attaccato ad una pompa d’infusione. Così non è. Il medico si allontana. Dice per un paio di minuti, solo per andare in bagno.

Jackson, alle ore 10:52 del 25 giugno, ha una crisi respiratoria, è steso sul letto e non respira, Murray gli sente il polso: è debolissimo. Il dottore gli pratica un massaggio cardiaco, ma non ci sono segni di ripresa. Dopo una decina di minuti, scende le scale e chiede aiuto. Nella villa non c’è una linea telefonica e Murray non trova il cellulare. Si perde tempo prezioso prima che uno dei bodyguard di Jackson faccia la chiamata al 911, il numero delle emergenze. «Pronto? C’è una persona che ha bisogno di aiuto. Non respira…». “Quanti anni ha? Dov’è? A letto o per terra?”. «Ha 50 anni, signore e si trova a letto». «Mettetelo per terra… arriviamo tra poco con l’apparecchiatura per la rianimazione cardiopolmonare. C’è qualcuno che lo sta assistendo?». «Sì, c’è qui il suo medico …». «Un medico? Allora saprà cos’è successo… glielo chieda …». «Dottore, mi dicono di chiederle cos’è successo… Non mi risponde signore… sta facendo un massaggio cardiaco ma non ci sono reazioni». «Ok, stiamo arrivando. Siamo lì tra pochi minuti».

Ore 12.26: un’ambulanza giunge al 100 di North Carolwood Drive.

L’ambulanza con a bordo Michael lascia la casa.

Gli infermieri si recano dal paziente e gli praticano un nuovo massaggio cardiaco: 42 minuti di sforzi che non producono alcun risultato. Michael Jackson viene trasportato all’interno dell’autoambulanza e durante il tragitto, i paramedici avvisano l’ospedale. «Il paziente è Michael Jackson, il cantante. Niente pulsazioni, niente respiro. Non risponde. Tentativo di rianimazione non riuscito. Abbiamo fatto il possibile».

Ore 14.26

Al pronto soccorso del Ronald Reagan Medical Center, dopo un’altra ora di inutili sforzi, Michael Joseph Jackson viene dichiarato morto. Il 29 agosto avrebbe compiuto 51 anni.

Omicidio

Intanto nella villa di Holmby Hills si profila un altro mistero: l’automobile del Dottor Conrad Murray è parcheggiata nel cortile, ma il medico texano è sparito. Che fine ha fatto? Tre giorni dopo, il 28 giugno 2009, Murray riappare. In quelle stesse ore, l’ufficio del Coroner rilascia un comunicato ufficiale: la morte di Michael Jackson viene classificata come “omicidio”. Causa del decesso: un mix letale di farmaci. Tra questi l’ansiolitico Lorazepam e il potente anestetico Propofol usato per sedare i pazienti nelle operazioni chirurgiche. Il Dottor Murray è colui che prescrive i medicinali e che, spesso, li somministra. Ma, quel giorno, ci sono prove (tabulati del suo cellulare e email) che dimostrano che il medico, pur stando nella villa, era occupato in altre attività.

L’elicottero della contea di Los Angeles carica il corpo di M dall’ospedale agli uffici dello sceriffo. Da qui verrà caricato su una vettura dell’ufficio del coroner.

Dopo l’autopsia, i risultati tossicologici indicarono che le cause della morte di Jacko fossero da attribuire ad un’intossicazione acuta da Propofol in concomitanza all’azione di alcune benzodiazepine, ma non viene riscontrata la presenza di altri farmaci o droghe nel corpo oltre al Propofol e alle precedenti somministrate da Murray.

Murray aveva dichiarato di non essere stato lui a somministrargli la dose letale (i farmaci venivano assunti regolarmente da Jacko). “Penso che si sia svegliato – aveva detto – abbia preso il Propofol dalle sue scorte nascoste e se lo sia iniettato da solo”. La conclusione del medico è che Michael fece tutto questo “troppo velocemente, andando quindi in crisi cardiaca”.

Durante il processo a carico del dr Murray vennero mostrate alcune foto del corpo di MJ.

Conrad Murray è stato accusato di omicidio colposo e condannato a 4 anni di carcere, il massimo della pena, negli Stati Uniti, per questo tipo di reato.

In un’intervista il medico sostiene però che il sonnifero da lui somministrato a Michael Jackson non poteva ucciderlo: “Quella sera mi aveva chiamato per aiutarlo a prendere sonno visto che, a forza di non dormire, stava impazzendo. Io gli ho somministrato un sonnifero leggero. Non può essere morto per quella sostanza”. E spiega che la popstar era invece “dipendente da un forte antidolorifico che gli prescriveva di nascosto un altro medico. Ha avuto un arresto cardiaco procurato da questo farmaco, lo stesso che ha ucciso Prince. Ma tutto questo al processo non è venuto fuori, perché era più facile incastrare me, il suo medico”.

Il dr Murray

Il medico aveva poi lanciato dure accuse alla famiglia di Michael Jackson nel libro intitolato “This is it” (Così è), come i concerti che Michael avrebbe dovuto tenere.. Secondo Murray i familiari avevano “mirato sempre ai soldi. Dal momento in cui fossi stato dichiarato colpevole la famiglia avrebbe potuto rivalersi sulla casa di produzione che mi aveva assunto e chiedere un indennizzo milionario. La sola cosa che conta in quella famiglia sono i soldi”.

E infatti così hanno tentato di fare, ma gli è andata male poiché una giuria ha dato torto alla famiglia Jackson. E’ vero, l’agenzia Aeg assunse il medico Conrad Murray, ma “non era incompetente”. Quindi, dopo cinque mesi di dibattito e tre giorni in camera di consiglio, anche questa vicenda venne archiviata.

Arnold William Klein con MJ

Ma c’è un altro medico che gioca un ruolo chiave nella vita (e forse anche nella morte) di Michael Jackson. Si chiama Arnold William Klein: è il dermatologo delle star di Hollywood e amico di Michael che frequentava spesso il suo studio ricevendo prescrizioni e ricette. Già, perché Klein, come Murray, è di quelli che in America chiamano “Dr. Feelgood”: medici che, pur di far “star bene” i propri pazienti, non si fanno scrupoli nel fornire loro sostanze stupefacenti o qualsiasi medicinale desiderino.

Una cosa è certa: due giorni prima di morire, Jackson si reca dal Dottor Klein, a North Roxbury Drive. «Era allegro e stava bene. Ha anche accennato qualche passo di danza per i miei pazienti».

Insomma, per qualcuno era arzillo e pimpante, per altri prossimo ad un crollo.

Cosa nasconde quella morte?

Comunque, ovviamente la morte di Michael getta nel più nero sconforto maree di fans. Molti accettano la sua morte, quasi annunciata, dopo i molteplici segnali di disagio ed insofferenza che la pop star lanciava da tempo. Basta leggere tra le righe, ad esempio, di “Leave me alone”, oppure guardare con che intensità in varie occasioni nel 2002 si scaglia contro la Sony e Tommy Mottola, il produttore discografico statunitense di origini italiane, comproprietario dell’etichetta Casablanca Records, che aveva guidato per quasi 15 anni la Sony Music, proprio fin quando Michael lo accusò di aver boicottato il suo album “Invincible” (diverbio che portò al suo licenziamento) e lo accusò di sfruttare i cantanti di colore.

Ma secondo alcuni Jackson avrebbe cercato anche di avvisare l’umanità degli Illuminati e dei piani del Nuovo Ordine Mondiale.

Nel video “They don’t care about us”, Michael si espone chiaramente contro il Nuovo Ordine Mondiale a cominciare dal titolo: “A loro non importa davvero di noi”.

Ci sono molte altre frasi come ad esempio: “Picchiami, odiami Non potrai mai farmi a pezzi Desiderami, emozionami Tu non potrai mai uccidermi Fammi, citami in giudizio Tutti, fammi Colpiscimi, percuotimi Non mi oscurerai né mi illuminerai” “Picchiami, odiami, non potrai mai rompermi.. Minacciami, non potrai mai uccidermi.. Colpiscimi, non potrai mai prendermi”, “Sono stanco di essere vittima della vergogna, mi stai sbattendo in una categoria con un brutto nome”, “Il governo non vuole vedere, ma se Martin Luther fosse vivo non permetterebbe che questo accadesse..”.

Questi sono solo alcuni versi della canzone, ma per alcuni è chiaro che Michael si riferisse agli Illuminati. Michael, sostengono, sapeva bene di cosa stava parlando e a chi stava parlando. Non è un caso che gli artisti che osano opporsi vengano sistematicamente denigrati dalla stampa, accusati di crimini immondi e molte volte uccisi. Il sistema non gradisce personaggi che cantano canzoni come “Heal the world”, perché di ostacolo alla realizzazione del piano finale. Personalmente trovo emblematica una frase, di questa canzone: “Finiamo di esistere e iniziamo finalmente a vivere!”

Per lui stava diventando pericoloso stare in circolazione? Temeva qualche cosa durante i suoi concerti?

Comunque, seguendo questa strada, Michael sarebbe stato in realtà ucciso, perché diventato “voce” scomoda.

E se invece fosse stato un membro proprio di Scientology e avesse voluto tirarsene fuori? Mettiamola proprio come una semplice casualità il fatto che CHIESA DI SCIENTOLOGY abbia restaurato uno dei più stimati patrimoni storici di Nashville, vicino a Music Row, quartiere dell’industria discografica. Questa potente setta/religione non ha nulla a che fare con il mondo della discografia?

MICHAEL E’ VIVO

Oppure, Michael Jackson è ancora vivo e se ne andrebbe in giro mascherato come un ustionato. A dirlo, il sito internet michaeljacksonhoaxforum.com, che raccoglie un milione di contatti al giorno. E arriviamo così al quel misterioso personaggio che si fa chiamare Dave Dave.

MJ con il giovane Dave

Dave Dave, nato David Rothenberg

Dave Dave ha la faccia ustionata per colpa del padre, che lo cosparse di cherosene e gli diede fuoco per un problema legato alla sua custodia legale. Il ragazzo sopravvisse per miracolo, seppur con il 90% del corpo ustionato.

L’AMICIZIA CON MICHAEL

Nel 1983, proprio quando Jackson subì un incidente sul set dello spot pubblicitario della Pepsi Cola riportando serie ustioni alla testa, Dave all’età di 6 anni venne irrimediabilmente deturpato dal padre. Fu per vendicarsi della decisione di un giudice che assegnava la custodia esclusiva alla madre che l’uomo appiccò il fuoco con del cherosene durante il sonno provocandogli gravissime ustioni sul 90% del corpo. Una storia maledetta, che al padre di David costò appena sei anni di prigione e che nel 1988 diventò un film ispirato al libro scritto dalla madre del ragazzo.

Fu proprio la donna, consapevole della passione del figlio per Michael Jackson, a rivolgersi alla superstar americana, che li accolse nella sua casa e si offrì di sostenerli durante la lunga convalescenza di David.

Dave Dave è ospite del “Larry King Live” proprio lo stesso giorno del funerale di Michael.

Dave Dave

“(Michael Jackson) Mi ha assistito”, ha detto David Rothenberg, che oggi studia Legge in un ateneo dello Utah, “Mi ha accolto nella sua vita, una cosa che Michael faceva raramente. Ha aperto le sue braccia e mi ha accettato come un vero amico. E nel corso egli anni, non mi ha mai abbandonato”.

Dave – Michael

Questa, almeno, la storia ufficiale, ma stando ai responsabili del sito michaeljacksonhoaxforum.com, ci sarebbe proprio il cantante dietro al volto ustionato del povero Dave.

Già secondo gli autori del programma si notano delle incongruenze. Dave, quel Dave, non è l’originale. Conoscono Dave perché sanno bene com’è fatto il suo viso ustionato, la sua altezza e la sua voce. Qualcosa non torna e uno di loro scrive al sito MJDHI dichiarando che hanno le prove che Michael Jackson sia vivo e coperto da Dave. Gli autori della trasmissione confrontano la voce del Dave VERO, ospite gli anni prima al programma e lo confrontano con l’ultimo Dave. La voce è diversa, la postura anche, gli occhi erano chiari e ora sono marrone, La voce è quella di Michael!

«Non c’è alcun dubbio che Michael Jackson sia ancora vivo – ha detto uno dei visitatori regolari del forum online – e abbiamo le prove, che vogliamo rendere note a tutti». Raccontando del suo rapporto con Jackson durante la trasmissione televisiva, Dave disse che “erano diventati amici” e che il cantante “lo aveva fatto entrare nella sua vita” e che, nel corso degli anni, “non lo aveva mai abbandonato”. In realtà, fu proprio quell’apparizione tanto inattesa a scatenare le indiscrezioni sulla morte di Jackson e ad alimentare il sospetto (e le speranze dei fan) che la popstar fosse ancora viva.

Del resto, come rilevano ancora gli assidui del sito, le estese cicatrici sul volto del ragazzo rappresenterebbero una copertura perfetta per mascherare i tratti del viso alterati di Jackson.

«Michael partecipò al “Larry King Live” il giorno del funerale travestito da Dave Dave ˗ ha spiegato al “Sun” la 28enne olandese Souza, blogger e amministratrice di “michaeljacksonhoaxforum.com” insieme con l’amica Mo ˗. Fin dall’inizio, la stampa ci ha raccontato due storie diverse sulla morte: secondo TMZ.com, sarebbe morto sei minuti prima che il medico ne decretasse il decesso, mentre la CNN continuava a ripetere che era in coma. Cosa sia davvero successo resta, però, ancora un mistero». Ma la possibilità che Michael sia vivo e agisca sotto le mentite spoglie del povero Dave viene fermamente negata dall’avvocato di quest’ultimo, Brian Oxman e la cosa direi che è decisamente ovvia.

Dave Dave

Sarebbe interessante sapere come è avvenuta l’ospitata di Dave Dave al “Larry King Live” proprio il giorno del funerale di Michael. Quanti giorni prima era stato stabilito? Era già previsto, oppure è stato deciso in seguito?

Anche a trasmissione “Mistero” aveva dedicato una puntata a questo fatto, http://www.video.mediaset.it/video/mistero/puntate/405528/michael-jackson-e-vivo-.html

Comunque, basta dare un rapido sguardo ai vari video presenti in rete di Dave Dave nel 2009 allo show e dello stesso negli anni successivi per notare, ad esempio, che il suo collo appare molto più liscio e senza cicatrici nel 2009 che non nel 2015. Poi: una persona con il corpo ustionato per il 90% si muove con la scioltezza che dimostra nel 2009? Qualche dubbio mi sorge.

Misurazioni a parte, c’è un’altra cosa che mi pare significativa: Dave Dave (poi perché ha deciso di “duplicarsi” il nome, usando Dave anche come cognome, proprio dopo il suo soggiorno a Neverland? E’ una persona, ma in realtà sono due?) sembra un po’ troppo allegro e divertito, per essere un figlioccio che partecipa ad una trasmissione proprio il giorno del funerale del suo grande amico, definito appunto quasi come un padre.

Se guardiamo alcuni fotogrammi, DD ha gli occhi birichini, di chi si sta divertendo u mondo. Forse perché è in realtà MS che sta prendendo in giro tutti e se la sta ridendo alla faccia di chi gli vuole male?

Quelle espressioni sono mai più state viste sul volto sfigurato di Dave Dave?

Michael non era certo nuovo a questo genere di scherzi, basta guardare il bellissimo video di “Liberian Girl”, dove lui prende in giro tutti e dove ritroviamo proprio quello stesso sguardo divertito e canzonatorio di Michael.

Fotogramma dal video di Liberia girl

Quale migliore “evoluzione” per questo artista che ha cambiato tanti volti nel corso della sua vita, mettersi nei panni di un uomo sfigurato, praticamente senza un volto definito, ma in costante mutamento? Beh, sarebbe proprio da Michael.

D’altra parte, non pare che Dave Dave abbia mai davvero smentito questa ipotesi. Vi è una pagina facebook a lui dedicata e non è molto chiaro chi realmente la segua, ma c’è un post interessante: “Interesting fact: Dave Dave loves being mysterious, in fact people who know him claim he knew people was speculating he was Michael Jackson under the make-up. He didn’t say one word to defend himself because he liked the fact people thought he was Michael”.

Traduzione, più o meno: “Un fatto interessante: Dave Dave ama essere misterioso, in realtà le persone che lo conoscono affermano che egli sa che la gente ipotizza che fosse Michael Jackson sotto il make-up. Non ha detto una parola per difendersi perché gli piaceva il fatto che la gente pensasse che fosse Michael”.

Un modo elegante per cavarsi dall’impiccio e lasciare ancora l’alone di mistero.

Prove generali

Uomo camaleontico, dal bellissimo sorriso e dagli occhi sempre più spenti, che dimostra spesso di amare i travestimenti più incredibili, secondo me, aveva diversi piani di lettura. Amava nascondere molto di sé in cose che, apparentemente, potevano apparire come scherzi, divertimenti, ma che in realtà non lo erano affatto, bensì chiari messaggi per chi “aveva orecchie per intendere”, ovviamente in senso buono.

Cose del genere, sempre secondo me, si trovano in alcuni suoi video dove, forse, sta anche facendo qualche prova generale per una sua eventuale improvvisa scomparsa, come, appunto, in “Ghost”,dove è praticamente irriconoscibile.

MJ in Ghost

MONEY MONEY

Forbes, la prestigiosa rivista statunitense di economia e finanza, incorona Michael Jackson come la star defunta che guadagna di più, infatti poco tempo fa per il quinto anno consecutivo, il cantante dominava la lista con 75 milioni di dollari.

L’impero post-mortem di Michael Jackson è quindi più florido che mai: l’icona del pop è tuttora un simbolo fondamentale per la musica e la società e i suoi successi continuano a rastrellare soldi destinati ai suoi eredi. Decisamente non male. Vivo il povero Michael aveva un sacco di grattacapi, ma morto, beh, è tutta un’altra storia.

Tiriamo un po’ le somme: Michael era pieno di debiti e minacciato dagli illuminati. Quindi, quale modo migliore se non quello di fingere la sua morte? A sostenere questa idea, c’è proprio la convinzione di alcune persone sulla partecipazione di Michael al “Larry King Live” mascherato come l’amico David Rothenberg. Era il suo modo, secondo alcuni fan, di tranquillizzare chi lo amava, certo che lo avrebbero comunque riconosciuto. Questo, prima di sparire per sempre.

Con tutta probabilità, se non si fosse tolto di mezzo da solo, qualcuno avrebbe provveduto in tal senso.

Nel 2016 la multinazionale Sony chiude un accordo con gli amministratori dei beni di Michael Jackson per comprare il 50% della Sony/Atv Music Publishing, che controlla i diritti di oltre 3 milioni di canzoni. Un forziere gigantesco che contiene l’intero catalogo della Motown, le perle dei quattro di Liverpool e qualche gioiello recente, vedi alla voce Taylor Swift.

Nel luglio 2017 Paul McCartney, amico di Michael a periodi alterni, raggiunge un accordo con Sony/Atv per riacquistare i diritti di 267 canzoni dei Beatles e di alcuni suoi singoli. I termini dell’intesa restano segreti perché l’accordo è confidenziale.

MJ con Paul Mc Cartney

Tutto era iniziato con una causa legale intentata a New York dal baronetto britannico: in base ad accordi preesistenti, nel 2018 McCartney sarebbe dovuto tornare a essere proprietario di diversi classici, fra cui Love Me Do, All You Need Is Love e I Want to Hold Your Hand (tutte firmate Lennon-McCartney, per un accordo tra i due, ma in realtà opera del secondo). La causa era stata intentata in via preventiva dopo diversi tentativi di avere la certezza del rispetto dell’accordo. “Hollywood Reporter” ha recentemente confermato che l’intesa che entrerà in vigore dal 5 ottobre 2018.

PAOLA PAGLIARI

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