Le sette: un fenomeno del passato o ancora attuale?

Le sette: un fenomeno del passato o ancora attuale?

Setta dal latino secta, «séguito», da sectus, participio passato di sequi «seguire». Associazione di persone che seguono e difendono una particolare dottrina filosofica, religiosa o politica; gruppo ristretto di persone che, in campo sociale, culturale, politico, economico, si attribuisce speciali diritti e privilegi dai quali è rigidamente escluso chiunque non faccia parte di quel gruppo.

 

Esistono alcuni elementi che caratterizzano le sette:   la coercizione ed il condizionamento psicologico, che rendono gli adepti il più possibile docili e passivi in modo da obbedire senza discutere alla volontà di un “capo”; l’esistenza di un leader carismatico, con grande considerazione di se stesso e con un ego fuori dalla norma, che detta le regole. Spesso il leader soffre di un egocentrismo quasi patologico, ma non raramente ha un passato di frustrazione. In pratica il più delle volte ha in passato incanalato le proprie insicurezze in un’esperienza spirituale deludente che lo ha spinto a creare una propria filosofia spirituale, in cui si pone al centro. Questo processo è capace di trasformare un solitario insicuro in un capo carismatico capace di condizionare altre persone.

 

Non è detto che i seguaci di una setta siano individui con un livello intellettivo medio-basso anzi, molti degli affiliati sono spesso dotati di un’intelligenza sopra la media. Sovente provengono da ceti medi, sono persone estremamente insoddisfatte dalle religioni tradizionali e sono alla ricerca di nuovi culti e differenti visioni spirituali. Hanno bisogno del carisma di un leader o di un guru e desiderano essere guidate a far parte di qualcosa di necessario e importante: questo  porta spesso all’obbedienza assoluta. Le illusioni create dai guru non hanno freni inibitori e, soprattutto, non sono soggette a critiche da parte degli adepti.

 

È doveroso inoltre mettere in risalto il fatto che non tutte le sette siano così dannose dato che, anche se bizzarre, molte di esse risultano innocue: purtroppo a volte invece non è così. Svariate sette infatti sono antitetiche alla cristianità e rivolte all’idolatria di varie tipologie di demoni e, in particolare, di Satana: le ben note sette sataniche.

 

Le sette, a qualunque categoria appartengano,  agiscono comunque tutte nello stesso modo: l’individuo viene immediatamente accettato dal gruppo, lo si fa sentire parte integrante, così che  incomincia a provare un grande sentimento di appartenenza rispetto al  gruppo stesso a cui si sente legato sempre più indissolubilmente; il passo successivo è quello di farlo sentire sempre meno padrone della propria vita, dei propri affetti, dei propri averi e, soprattutto, della propria volontà. A questo punto l’adepto è pronto a credere ciecamente agli ordini impartiti dal leader della setta fino ad arrivare, nei casi peggiori,  a gesti estremi. Le ricchezze accumulate dalla setta, in vario modo, spesso ad opera dei membri appartenenti ad essa, non sono mai rivolte a beneficio dei singoli ma del gruppo (quando non vanno ad arricchire solo il fondatore e guru).

 

L’indottrinamento il più delle volte si può configurare come un vero e proprio abuso, che viene compiuto  compiuto in modo lento e metodico e, spesso, quando ci si rende conto di cosa stia succedendo è già troppo tardi. All’inizio, le sette danno l’impressione di credere in valori universali di condivisione, chiedono di tenere la mente aperta ad altre possibilità, poi pian piano cambiano rotta, cominciando  a proporre solo una visione del mondo e ad  insistere fino a che non riescono a imporla, prima come alternativa migliore e poi come nuova normalità.

 

Secondo alcuni studiosi le sette solitamente prendono due direzioni: o divengono moderate e finiscono per venire accettate come vere e proprie religioni o filosofie di culto oppure tendono all’autodistruzione.

 

 

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Benny Hinn, uno dei tanti predicatori attorno a cui spesso si formano vere e proprie sette.

 

 

 

 

 

Le sette sataniche e la Chiesa di Satana

 

Sin da tempi remoti mondo esistono numerosi luoghi di culto dedicati a Satana, si ritiene che  uno dei moderni fondatori di questa tipologia di sette fu  Antón la Vey che, nel 1966 fondò negli USA la Chiesa di Satana e che, nel 1975, pubblicò a New York la Bibbia Satanica.

 

Gli adoratori di Satana solitamente hanno una smisurata fede nel leader della setta ma soprattutto nel signore delle tenebre. Alcune sette sataniche sono innocue, ma il discorso cambia quando si verificano sevizie, pedofilia, omicidi e quando si rendono le persone sottomesse psicologicamente e non capaci di reagire.

 

L’’impronta delle sette sataniche è ovviamente anticristiana e, solitamente, quando un individuo decide di entrare in una di queste sette, viene invitato a rinunciare al suo battesimo ( esistono appositi moduli da presentare alla parrocchia in cui si è stati battezzati per “sbattezzarsi”), a rinnegare la propria fede nell’Eucarestia, a calpestare crocifissi e immagini di Gesù, di Maria e dei santi, a rifiutare l’obbedienza a Dio e a donarsi completamente a Satana, facendo battesimo nel nome del demonio. All’adepto viene imposto un sigillo diabolico, generalmente su una coscia, simbolo dell’appartenenza alla setta. Gli viene chiesto di compiere  vari servigi per dimostrare la propria fedeltà a Satana,che possono andare dal rubare ostie da chiese cattoliche fino all’omicidio Segue il patto formale con il diavolo, scritto con il sangue.

 

Durante le messe nere gli adepti si sottomettono totalmente  al loro signore adorandolo: in certi casi una donna (non sempre consenziente), viene posta al centro e il suo corpo utilizzato come altare, mentre il sacerdote imita il sacrificio della messa con un rito “rovesciato”, con un calice, ceri neri, preghiere rivolte al maligno, bestemmie, atti immorali e, spesso, profanazione di ostie consacrate. Seguono poi orge, uso di droghe e rituali vari su è meglio non soffermarsi.

 

L’idea di fondo è che l’uomo viene posto al centro dell’universo sostituendosi a Dio.

 

Una delle sette sataniche italiane più conosciute è quella delle Bestie di Satana

 

Forse non è neanche totalmente corretto denominarla setta in senso proprio, in quanto si tratta di un piccolo gruppo senza un’organizzazione ben definita, senza particolari scopi se non quello di operare per il male. Però è interessante sottolineare il fatto che Volpe ha spesso dichiarato che il gruppo aveva legami con una determinata setta satanica di Torino. Si tratta infatti di alcuni di giovani della provincia di Varese, sicuramente in pieno disagio e devianza, che tra il ‘98 e 2004 hanno compiuto efferati delitti, arrivando anche all’istigazione al suicidio di alcuni membri. Ancora oggi le Bestie di Satana sono sospettate di un numero di omicidi superiore a quello accertato, si parla di un totale di 18 delitti. Ma Nicola Sapone, Paolo Leoni, Marco Zampollo Elisabetta Ballarin e Andrea Volpe sono stati condannati solo per 4 delitti, quello di Mariangela Pezzotta, Fabio Tollis, Chiara Marino e Andrea Bontade, ragazzi che facevano parte della setta e che ne sono diventati poi vittime. Perché sapevano troppo, perché volevano uscirne o semplicemente perché avevano un diverbio con gli altri.

 

Nicola Sapone pare fosse il leader del gruppo ma Mario Maccione, uno dei membri del gruppo, all’epoca minorenne, insieme a Fabio Tollis, era il medium del gruppo ed a suo dire  parlava con i demoni, Lucifero e gli angeli ribelli. Quello con cui aveva contatti più di frequente si sarebbe chiamato Noctumonium, il signore del freddo, del ghiaccio e del silenzio. Mario, sotto l’effetto di droghe, cadeva in trance con i suoi amici e rivelava formule magiche, oscure istruzioni, premonizioni di morte in un delirio di gruppo segnato dalla cocaina, dagli allucinogeni, dall’alcol. Due erano i modi utilizzati dalle ‘Bestie di Satana ‘per scegliere gli adepti: al candidato poteva essere imposto di gettarsi a peso morto, dopo una lunga corsa, contro le siepi del parco prescelto per il rito, senza lamentarsi per il dolore, oppure di bere un cocktail di alcol e droghe e fare capriole senza vomitare, bestemmiando ad alta voce.

 

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Le Bestie di Satana in una foto dell’epoca

 

 

 

Le peggiori tragedie legate alle sette

 

Sono esistite (ed esistono tuttora) altre tipologie di sette che hanno causato molteplici vittime e che non erano in alcun modo  collegate a Satana.

 

Per esempio la setta del “Tempio Solare”, fondata da Joseph Di Mambro e dall’omeopata Luc Jouret, il cui credo si ispirava alla mitologia dei Templari edin cui la morte veniva considerata un passaggio fondamentale e un accesso obbligato verso una nuova esistenza spirituale. Il risultato fu il ritrovamento di sedici cadaveri bruciati per renderli irriconoscibili e disposti sul suolo a stella, su un altipiano delle Alpi francesi nel 1995: un suicidio di massa indotto dai fondatori della setta.

L’ 11 ottobre 1993 avviene un suicidio di massa in Vietnam. Cinquantatrè abitanti del villaggio di Ta He si uccidono con armi da fuoco per raggiungere la felicità eterna del paradiso promesso loro dal santone Ca Van Liem. Tra le vittime anche diciannove bambini.

 

La tragedia di Waco

Il 19 aprile 1993 a Waco, nel Texas, ottantaquattro persone della setta dei “Davidiani” e la loro guida, David Koresh, si uccidono appiccando il fuoco alla loro sede, una fattoria assediata da cinquantuno giorni dalla polizia. I superstiti sono solo otto, tra le vittime ci sono diciassette bambini. La tragedia ebbe inizio il 28 febbraio quando quattro poliziotti che indagavano sull’operato della setta furono uccisi da alcuni membri del gruppo e l’assedio  fu seguito in diretta da molti media.  Per avere un’idea di chi fosse in realtà David Koresh  bisogna leggere l’articolo sul «Messia peccatore» ( pubblicato dal quotidiano Waco Tribune-Herald  il 27 febbraio 1993), che  imputa al leader messianico di abusare sistematicamente di donne e bambini, essere sposato a decine di mogli spesso minorenni, gestire la propria comunità in maniera dispotica e obbligare i seguaci a idolatrarlo come un dio in terra. A questo bisogna aggiungere che nel 1992 i servizi postali di Waco avevano comunicato al locale sceriffo di aver recapitato a Koresh una cassetta di granate militari pronte all’uso, ponendo così le premesse per un’indagine di tipo criminale. In realtà è stato proprio quest’ultimo elemento a dare il via alla catena di eventi che portò allo sterminio finale.

 

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Un’immagine dell’assedio di Waco, finito in tragedia, ed il fondatore della setta dei Davidiani, David Koresh

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La strage nella metropolitana di Tokyo

Il 20 marzo 1995, la setta neobuddista giapponese “Aum Shinrikyo”, guidata dal santone Shoko Asahara, fa strage nella metropolitana di Tokyo usando il micidiale gas nervino Sarin. A tutti gli effetti è un attacco terroristico, ma  i presupposti e le implicazioni sono differenti. Alla fine morirono 13 persone, 6000 vennero ricoverati, 60 hanno riportato danni gravi e permanenti, ma poteva essere una strage di dimensioni apocalittiche.  Asahara è un individuo strano sin da giovane, a 25 anni, si spaccia per  farmacista e comincia a vendere pozioni miracolose, ma viene lasciato libero  lo stesso di fondare un culto ( in Giappone è piuttosto facile ancora oggi fondare un nuovo culto e questo porta anche  una serie di diritti, primo fra tutti quello di non pagare le tasse), fare proseliti e raccogliere contributi e donazioni. Nonostante il guru e i suoi più stretti collaboratori avessero rapito  un avvocato locale che si era messo di traverso e si fossero messi a produrre già nel 1994  in aperta campagna il gas sarin ( utilizzato per terrorizzare i residenti e i dissidenti), inspiegabilmente non viene arrestato. Forse perchè i suoi seguaci erano tutti ragazzi di buona famiglia, iscritti alle più prestigiose università. Addirittura uno di loro, Toyohide Hayakawa, riesce con una serie di viaggi in Russia, a portare in Giappone un elicottero e un paio di fucili mitragliatori.  Quindi è palese che si trattasse di una setta che godeva di importanti coperture e complicità, tanto che le indagini non sono mai andate in profondità, evitando di coinvolgere eventuali mandanti.

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La strage di Tokyo e il responsabile, Shoko Asahara

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Il massacro di Jonestown

Una vicenda che merita un’attenzione particolare riguarda  gli avvenimenti del novembre del 1978 nella giungla della Guyana, a Jonestown, che viene ricordato come il  più grande suicidio di massa della storia

 

Jim Jones, pastore di anime afroamericano, fondò la sua chiesa ad Indianapolis, nell’Indiana. nel 1954 e la chiamò Tempio del Popolo. L’argomento principale dei suoi sermoni era la lotta contro la segregazione razziale. per questo motivo molte persone lo seguirono sin dall’inizio. Insieme alla moglie Marceline adottò molti bambini, anche afroamericani o di origine orientale. Le sue battaglie e il successo della sua congregazione lo resero così noto a Indianapolis che nel 1961 il sindaco Charles Boswell lo nominò a capo della Commissione per i Diritti Umani. Dopo poco tempo però le cose presero una piega differente. Durante gli incontri di preghiera Jones cominciò a dire di aver avuto cupe visioni di un futuro spaventoso a causa di una catastrofe nucleare. Per questo decise di trasferire la sede della congregazione in California, nella Redwood Valley. Intanto cominciò a porsi in aperto conflitto con la Bibbia, arrivando a gettarla a terra ed a calpestarla al grido di “la Bibbia uccide”, convinse i suoi adepti che il libro sacro era stato scritto da bianchi per giustificare l’oppressione del popolo nero,  e cominciò ad identificarsi con il Messia, tanto che sosteneva di possedere capacità taumaturgiche e di poter effettuare veri e propri miracoli. Nel frattempo iniziò ad assumere dosi sempre più massicce di anfetamine e farmaci. Jones e i suoi collaboratori più ristretti utilizzavano farmaci e droghe per “punire” al momento giusto chi si era dimostrato poco convinto delle capacità sovrannaturali di Jones, per esempio avvelenando i cibi nel corso di una festa. Intorno al 1975 Jones aveva invitato i fedeli a vivere in comune, in appartamenti presi in affitto dalla chiesa, in modo da realizzare un “socialismo divino”. Prima di trasferirsi, i fedeli dovevano però vendere o lasciare alla chiesa tutti i loro beni terreni.  Intanto la congregazione si era dotata di un’organizzazione gerarchica molto ben definita. Esisteva un Consiglio Direttivo, composto da un centinaio di membri che dovevano dare prova di assoluta fedeltà al reverendo e dovevano controllare tutti gli altri adepti. Defezioni ed abbandoni non erano tollerati, e si faceva del vero e proprio terrorismo psicologico per scoraggiare chiunque avesse l’intenzione di abbandonare la chiesa. In questo periodo cominciano i discorsi sui suicidi visti come  utili alla causa della congregazione. Nello stesso tempo Jones iniziò a lavorare al nuovo progetto di una comunità agricola in Guyana, un paese del Sudamerica nordorientale, comunità che in breve tempo venne costruita, a prezzo di grandi fatiche e sacrifici dei membri, e che veniva presentata come un luogo meraviglioso e quasi miracoloso dove, intorno alla fine degli anni ’70 Jones si trasferì con tutti i suoi seguaci La colonia prese il nome (ovviamente) di Jonestown. Il governo degli Stati Uniti, attraverso la rappresentanza diplomatica in Guyana, monitorava periodicamente la comunità fin dal 1974, con valutazioni iniziali molto positive. Ma nel 1977 gli articoli della stampa californiana avevano reso le autorità statunitensi molto più sospettose. Jones, intanto, aveva fatto arrivare armi di contrabbando, una trentina di pistole e fucili Remington.  I discorsi sul suicidio di massa cominciano ad essere sempre più insistenti. Secondo Jones era un modo per difendersi dai vari nemici (veri o presunti) della chiesa, un modo per sfuggire alle persecuzioni (spesso inventate e messe abilmente in scena da lui stesso per dare più credito ai suoi sproloqui). Chi manifestava apertamente il desiderio di tornare a casa, o criticava le condizioni di vita di Jonestown, veniva assegnato a “squadre di rieducazione” costretto per giorni interi a lavori pesanti e  criticato violentemente davanti a tutti da Jones. Il suicidio di cui il reverendo ormai parlava quasi quotidianamente  doveva necessariamente essere programmato, non lasciato al caso, “per la vittoria del popolo, per il socialismo, per il comunismo, per la liberazione dei neri, per la liberazione degli oppressi”. La progettazione del metodo idoneo al suicidio collettivo fu affidata all’unico medico ( neanche laureato) della colonia, Larry Schacht, un 29enne che soffriva di evidenti disturbi psichici, in primis di una grave forma di depressione. Egli ipotizzò l’avvelenamento dei pozzi o del cibo.  Nel 1978 arrivò alle autorità degli Stati Uniti  la prima denuncia dello stato di separazione dal mondo esterno in cui erano tenuti gli abitanti di Jonestown da parte di venticinque membri di un gruppo di fuoriusciti e parenti degli emigrati, fino ad allora troppo spaventati per denunciare apertamente Jones. A seguito di questa denuncia venne inviato sul posto Leo Ryan, deputato repubblicano, per valutare di persona quali fossero le reali condizioni di vita degli abitanti della colonia. Nel frattempo il medico di Jonestown aveva fatto arrivare poco meno di mezzo chilo di cianuro di sodio, sufficiente ad uccidere quasi duemila persone, (ordine fatto alla ditta J. T. Baker, un’azienda chimica di Hayward, in California). Ryan arrivò a Jonestown il 17 novembre del 1978 con un seguito di diversi giornalisti di svariate testate, due funzionari americani ed alcuni parenti degli adepti. Era visto ovviamente come un ospite sgradito, e Jones aveva vietato espressamente a tutti i membri della congregazione di lamentarsi della vita che stavano conducendo, pena punizioni severissime, se non la morte. Durante la sua permanenza nella colonia Ryan si accorse perfettamente che le cose non erano come sembravano, perché alle sue domande tutti rispondevano quasi secondo un copione e gli era stato impedito, con varie scuse, di incontrare determinate persone che avrebbero sicuramente dato una versione diversa dei fatti. Alla fine alcune persone ebbero il coraggio di chiedere al politico di portarle via da quel luogo, cosa che fece imbestialire Jones ed i suoi fedelissimi. Quando Ryan si rese conto che la situazione stava degenerando decise di ripartire alla volta degli Stati Uniti, annotandosi i nomi dei dissidenti, che sicuramente dovevano essere allontanati da quel luogo nel più breve tempo possibile. Quando arrivò con il suo seguito agli aerei che avrebbero dovuto riportare lui ed suo seguito in patria fu oggetto di un’imboscata, in cui sei uomini armati fecero fuoco ed uccisero Ryan, un cameraman ed altre tre persone. Questo episodio gravissimo decretò ovviamente la fine di Jones e del suo mondo. A questo punto il guru proclamò che era giunta l’ora del suicidio programmato a cui nessuno avrebbe dovuto (e potuto) sottrarsi. Fece portare un grosso bidone preso dalle cucine e lo fece mettere su un tavolo. Conteneva una mistura rosso scuro, preparata da Schacht, con succo di frutta, cianuro di potassio, Valium, idrato di cloralio (un anestetico) e cloruro di potassio. Tutti si dovevano mettere in fila e bere il veleno. Avrebbero dovuto anche farlo bere ai bambini ( che erano moltissimi). Jones nel frattempo sproloquiava sul fatto che occorreva morire con dignità. Ma non tutti erano così sicuri di volersi suicidare, ci furono tentativi di ribellione, che vennero però repressi in fretta dalle guardie armate, che avvelenarono con la forza molte persone. Anche tutti gli animali vennero avvelenati. Qualcuno (pochissimi in verità) riuscì a fuggire. Jones ed i suoi fedelissimi si suicidarono, però con un colpo di pistola alla testa, non col veleno.  la notizia arrivò immediatamente negli Stati Uniti, da cui partì immediatamente un gruppo di incaricati per verificare la veridicità dei fatti. Lo spettacolo che si presentò alle autorità accorse sul luogo fu a dir poco sconvolgente: stesi sul prato facevano infatti bella vista di sé 913 cadaveri. Circa il 70 per cento dei membri del Tempio dei Popoli erano afroamericani. Un terzo erano anziani. 304 erano minorenni, di cui 131 minori di dieci anni. Trovarono solo tre sopravvissuti alla strage, uno di questi, Rodhes, raccontò appunto che  Jones aveva convinto gli adepti a bere una mortale miscela di cianuro e  disse di essere rimasto impassibile di fronte alla scena  in cui gli adulti avevano fatto bere il veleno ai bambini. La testimonianza di Rodhes non fu ritenuta tuttavia attendibile. In realtà spesso i suicidi di massa altro non sono che omicidi. Infatti, dai referti dei medici patologi, emerse che molti cadaveri presentavano ferite da armi da fuoco e inconfondibili segni che dimostravano una realtà ancora più triste, e cioè che alle vittime erano state praticate iniezioni di veleno con la forza.

 

Tuttavia il condizionamento psicologico di cui era stato capace Jones si evince da una lettera lasciata da uno dei suicidi, Dick Tropp, che nella colonia era un insegnante di inglese. Il documento inizia così:

 

18 nov. 1978 – L’Ultimo Giorno del Tempio dei Popoli

A chiunque trovi questa nota:

raccogliete tutti i nastri, tutte le carte, tutta la storia. La storia di questo movimento, questa azione, deve continuare ad essere esaminata. Deve essere compresa in tutte le sue incredibili dimensioni. Le parole vengono meno. Abbiamo donato le nostre vite a questa grande causa. Siamo fieri di avere qualcosa per cui morire. Non abbiamo paura della morte. Speriamo che il mondo realizzi un giorno gli ideali di fratellanza, giustizia e uguaglianza per i quali Jim Jones è vissuto ed è morto. Abbiamo scelto tutti di morire per questa causa. Sappiamo che non c’è modo, per noi, di evitare le interpretazioni sbagliate. Ma Jim Jones e questo movimento erano nati troppo presto. Il mondo non era pronto per lasciarci vivere.

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Ecco come si presentava l’orrendo spettacolo del più grande suicidio di massa della storia, avvenuto in Guyana nel 1978
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Il reverendo Jim Jones

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Quante sono le sette in Italia?

 

Secondo l’Aisi  ( Agenzia informazioni e sicurezza interna, l’organizzazione di intelligence  delegata alla sicurezza interna della Repubblica Italiana) sono poco più di trecento al 2011, anche se il censimento e l’individuazione delle sette nel nostro paese è reso difficoltoso dal continuo evolversi del fenomeno e dal fatto che molte contano pochissimi elementi o sono occulte. In più, a causa di un buco legislativo presente nel nostro paese, fondare una setta in Italia è una cosa che si può fare in poche ore e senza molti controlli.

 

Una delle più conosciute sette italiane, altamente organizzata è Damanhur

 

Fondata ai piedi delle Alpi, vicino ad Ivrea, nel 1975 da Oberto Airaudi, un assicuratore di Balangero con la passione per l’arte, la pranoterapia e, a suo dire, notevoli capacità esoteriche e di guarigione con lo scopo di creare una “eco-società” in cui le persone accettino di abbandonare i legami spirituali e materiali precedenti e inizino a vivere in nuclei allargati di circa venti persone. “La vita quotidiana si basa sulla condivisione, sullo scambio con gli altri e sull’impegno di tutti per dare vita ai propri sogni, e a quello comune”.

 

Sul sito tempio.it compare questa frase: “Nascosta nel cuore di una montagna a nord di Torino c’è una costruzione magica una moderna cattedrale che molti hanno definito l’ottava meraviglia del mondo”. I Damanhuriani  a partire dal 1975 avevano cominciato a fare gallerie sotterranee in gran segreto perchè la legge non prevedeva e non prevede questo genere di costruzioni. Questo luogo sotterraneo è davvero incredibile  e non può non generare meraviglia. Ufficialmente la costruzione sotterranea è di circa 8500 metri cubi, ma in realtà si pensa che siano molti di più e comunque il complesso ha proporzioni tali da averlo fatto entrare nel Guinnes dei primati e secondo le testimonianze dei fuoriusciti pare che sia in continua espansione.

 

Sin dai primi anni Damanhur si è data una Costituzione e ha creato un sistema politico e sociale molto rigido.

 

Esistono quattro tipi di cittadinanza, dai residenti di livello A fino ai non residenti di livello D. La differenza è data dal diverso grado di presenza in Damanhur, di solidarietà e rispetto dei principi fondanti e dal coinvolgimento economico e sociale. Gli appartenenti decidono volontariamente se mantenere alcuni dei beni della vita precedente o affidarli (senza possibilità di riaverli) ad alcune cooperative locali, ma sono comunque sottoposti ad alcune norme interne che, a vario titolo, influenzano ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro ai diritti e doveri di ognuno, in primis, la sostituzione del proprio nome con quello di un animale (Orso, Cicogna, Sirena, ad esempio), per simboleggiare l’unione con la natura in tutte le sue forme. Il fondatore ha assunto il nome di Falco.

 

A Damanhur ci sono anche scuole (dall’asilo alle medie e poi l’Università), artigiani, contadini, cooperative edilizie, parrucchieri e ristoranti biologici. Esiste una moneta propria che si chiama “Credito”, vale 1 euro, ma è visto come un semplice “strumento attraverso il quale ci si dà appunto credito, cioè fiducia”.

 

Il credo si fonda invece sulla “selfica”, una tecnica in grado di concentrare le energie vitali, e sulla presenza di “linee sincroniche”, collegamenti tra il nostro pianeta e l’universo in grado di trasportare pensieri e idee tra pianeti. Ogni adepto del Damanhur deve possedere una “Self” personale”: un dispositivo di tecnologia aliena ( dicono di essere in contatto con gli alieni) che si porta addosso ed è prodotto personalmente da Falco. Una “Self personale” di base ha 9 livelli e costa 4500 Euro; gli aggiornamenti annuali costano 500 Euro.  La medicina locale utilizzerebbe delle speciali “cabine del ringiovanimento” che, attraverso le energie di cui sopra, rallenterebbero il processo di invecchiamento degli organi interni e potrebbero anche curare alcuni disturbi patologici.  I visitatori pagano circa 1000 Euro per “Passaggi” nelle cabine del ringiovanimento, che si presume riequilibrino l’età degli organi interni e rallentino il processo d’invecchiamento. Altre cabine sono usate per curare disturbi patologici sotto il controllo di medici qualificati sulla base che è tutto “sperimentale”, in modo che non si possa pretendere risarcimento legale se le cabine non producono risultati. Questi presunti benefici non sono serviti al Falco Airaudi, morto a causa di un tumore al colon per il quale aveva rifiutato qualsiasi “accanimento terapeutico”.

 

Gli abitanti del Damanhur dicono di essere autosufficienti al 70 per cento per le acque sanitarie, al 35 per cento per l’elettricità e al 90 per cento per il riscaldamento con l’utilizzo di legna. Risparmiano energia, riciclano i rifiuti , utlizzano materiali ecosostenibili e sperimentano tecnologie verdi.

 

L’associazione gode di  grossi agganci politici e di amicizie influenti, questo fa si che si presenti come una comunità “genuina”. I Damanhuriani fanno anche politica e hanno ricoperto alcune cariche istituzionali (consiglieri comunali e perfino Sindaco) nell’area di Baldissero Canavese.

 

Nel 2004  Airaudi era stato indagato per una sospetta evasione fiscale di oltre un milione di euro, pagata tramite il suo ingente patrimonio personale (era proprietario di numerosi immobili e si spostava con un elicottero privato). Frequenti sono stati nel corso degli anni  i blitz di NAS e Guardia di Finanza per casi di lavoro nero e irregolarità (Damanhur è stata condannata più volte a pagare contributi previdenziali e oneri fiscali evasi), ma a suscitare scalpore sono le ricorrenti accuse da parte di ex aderenti che parlano di sfruttamento, settarismo, manipolazione, fino ad arrivare a presunti abusi psichici e fisici.

 

Comunque stiano le cose la congregazione conta all’incirca 600 residenti, più altri 400 nelle immediate vicinanze, accoglie più di 20.000 visitatori all’anno ed è diventato un caso di studio giuridico, ambientale e sociologico esportato in tutto il globo.

 

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Il tempio di Damanhur, in piena Valchiusella.

 

 

 

 

 

L’ultima organizzazione italiana con tutte le caratteristiche della setta è la C.O.E.M.M. ( Comitato Etico Mondo Migliore), che ha come leader Maurizio Sarlo ( di cui ho parlato ampiamente in un paio di articoli che vi invito a leggere) che conta moltissimi adepti, la maggior parte dei quali crede ciecamente nel leader senza se e senza ma.

 

Per concludere occorre sottolineare che in realtà in Italia non esiste una legge vera e propria che vieti espressamente il plagio mentale. Esistono una serie di norme sul plagio, è vero, ma nessuna così immediata da poter porre fine a tutta una serie di manovre di condizionamento a meno che non siano i diretti interessati ad agire in proposito, ma spesso, come si è visto, sono gli ultimi ad accorgersi di essere stati plagiati. E’ sicuramente  una materia che avrebbe bisogno di molti approfondimenti, soprattutto sul piano legislativo.

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