Misteri del Piemonte: strane presenze tra Saletta e Torrione

Misteri del Piemonte: strane presenze tra Saletta e Torrione

Saletta e Torrione sono due frazioni di Costanzana, paese vicino a Trino, a cui sono legate strane storie e leggende che accomunano peraltro tutto il territorio circostante. Ma ci sarà qualcosa di vero o è tutto solo, come spesso accade, frutto della fantasia e della superstizione?

Uno dei tanti edifici abbandonati di Saletta

 

 Saletta e Torrione sono due di quelli che si ama definire “paesi fantasma”. Si trovano, uno dopo l’altro,  sulla strada provinciale  che arriva da Costanzana  (SP 24), sono costituiti da pochi edifici e sono quasi del tutto abbandonati, anche se qualche famiglia ha di nuovo preso possesso di alcuni immobili e alcune cascine vengono usate come rimessaggio per attrezzi e macchinari agricoli. Trattandosi di frazioni sperdute nella campagna vercellese è lecito pensare che la causa dell’abbandono sia stata l’industrializzazione ed il progressivo abbandono delle campagne che, ovviamente, ha avuto un impatto maggiore in zone già poco densamente popolate.

Entrambi i paesi  hanno un castello, che è difficile adesso identificare come tale, soprattutto a Saletta, anche perché non si tratta dei classici castelli nobiliari. Sono alla fine delle tenute un po’ più grandi del normale. A Saletta non c’è altro, a parte qualche cascina e le due chiese di San Bartolomeo e San Sebastiano, più conosciuta come “il tempietto” a causa della sua particolare architettura, che ricorda un tempio dell’antica Grecia. Anche a  Torrione troviamo due chiese, una piccola ed ormai devastata, San Rocco,  (come devastato è  il tempietto di San Sebastiano ) ed una più grande, ma chiusa, sprangata, sicuramente per evitare atti vandalici come quelli che hanno portato alla decisione di murare quella di San Bartolomeo a Saletta. Troviamo anche una piccolissima scuola elementare, con una struttura piuttosto particolare, dal tetto molto spiovente, a cui però non si può accedere in alcun modo in quanto è recintata. All’interno dello stesso perimetro recintato ci sono altre strutture che però non sono riuscita bene a distinguere. Sempre sulla provinciale, di fronte alla scuola, si trova anche quella che sembra una casa padronale che pare essere stata oggetto di restauro, se pur parziale ( si legge su un cartello committente Azienda Agricola Il Torrione). I lavori sembrano però essere stati interrotti qualche anno fa.

la microscopica scuola elementare di Torrione

Alla fine esplorare questi luoghi, se di esplorazione si vuol parlare, non porta via molto tempo. Oltretutto il cimitero vicino alla chiesa di San Bartolomeo è stato svuotato di tutte le tombe e le lapidi. Con ogni probabilità le tombe, quasi tutte vandalizzate dai soliti idioti, sono state traslate in altri cimiteri più sorvegliati di questo, in cui i morti possono davvero riposare in pace.

I bucrani di San Bartolomeo

Un particolare interessante è però il frontone della chiesa, raffigurante dei teschi di bue. Un’immagine che ha scatenato le fantasie di chi vuole a tutti i costi trovare tracce di demoniache presenze ovunque. Più semplicemente ornamenti di questo genere non sono rari nell’architettura sacra.

Per essere precisi il bucranio (così si chiama questo tipo di decoro)  è una decorazione marmorea presente già in monumenti romani e in contesti sacrali greci, con soggetto di teschi di bue o altri animali ornati da festoni. L’origine deriva dall’abitudine di appendere i crani di buoi o di altri animali sugli altari o attorno ai templi pagani, dopo i sacrifici di animali che la religione, allora, prevedeva regolarmente. Il bucranio venne utilizzato già nella ceramica mesopotamica  del IV millennio a.c.  e nella pittura egiziana funeraria nel II millennio a.C. Nell’antica Roma  compare in monumenti di notevole rilevanza, come l’ Ara Pacis. Tornò di moda nella pittura e nella scultura del Rinascimento. Il toro, insieme all’ariete, rappresenta soprattutto  forza soprannaturale di generazione e alimentazione e, di conseguenza, entrambi gli animali  risultano essere patrocinatori della vita.

La chiesa di San Bartolomeo, seppur alcune fonti la datino intorno al 1280,  sembra avere caratteristiche rinascimentali, o neorinascimentali (potrebbe essere stata rimaneggiata),  quindi questo decoro sembrerebbe essere  assolutamente inserito nel suo contesto artistico e storico. Per quanto non frequentissimo il bucranio compare in diverse chiese ed architetture sacre, sia sui frontoni che, più raramente, sui capitelli.

Sembra che all’interno della chiesa si trovi (o si trovasse, dal momento che non si può constatare di persona, essendo la chiesa murata) una tavola forse della scuola del Lanino con dipinta la Vergine in trono, incoronata da due angeli, che tiene il bambino. Alla sua destra si trova San Bartolomeo mentre alla sua sinistra vi è San Sebastiano.

un altro scorcio di Saletta visto dalla statale

La storia

Di Saletta si sa che ha origini piuttosto antiche antiche. Infatti   compare già in un atto del 1148 ed in un diploma di Federico Barbarossa del 1152. Il fondatore del paese sembra essere stato Ranieri di Saletta,  e pare l’etimologia del nome sia di origine longobarda, allo stesso modo di altri toponimi simili aventi la stessa desinenza come  Salasco, o Saluggia. Con il termine Sala i Longobardi  indicavano il luogo più importante della curtis, ovvero la residenza dei membri più importanti della fara (la tribù).

Le notizie seguenti, relative a Saletta e Torrione sono tratte da

 Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po, a cura di Giovanni Sommo

Saletta è citata per la prima volta in un documento del marzo 1143, con il quale Corrado di Casorzo e i suoi due nipoti vendono a Gervasio Russo la quarta parte di Saletta e la metà di tutti i loro possedimenti nel suddetto territorio. Successivamente Saletta è ricordata in un diploma di Federico I Barbarossa del 1152. Con atto del 28 aprile 1258 Saletta, come conseguenza di una divisione dei beni da parte di Martino, Guglielmo e Ranieri di Saletta, diviene possedimento di quest’ultimo. Secondo un documento del 22 novembre 1272, Ranieri, essendo entrato nella congregazione degli Umiliati, donò al monastero di S. Martino di Lagatesco tutti i beni di Saletta, compreso il castello. Il monastero, a sua volta, vendette tutti i possedimenti di Saletta all’abbazia di S. Andrea. Questo è anche il primo documento che attesti l’esistenza del castello di Saletta, anche se, probabilmente, la fortificazione esisteva già nel secolo precedente. Secondo alcune dichiarazioni risalenti al 19 agosto e 1 settembre 1310, da parte di uomini di Saletta, l’abbazia di S. Andrea non era l’unica proprietaria di Saletta: essa, infatti, ne possedeva sette parti, mentre una parte era di proprietà della mansione dei cavalieri gerosolimitani di Morano. Papa Sisto IV, con una bolla del 6 marzo 1481, concesse Saletta al marchese di Monferrato, con l’obbligo di un censo annuo di 100 scudi verso l’abbazia di S. Andrea. Il territorio passò successivamente ai duchi di Mantova e Monferrato e, infine, il duca Ferdinando investì la famiglia Ponzone di Milano dei beni di Saletta. Nel 1625 Ruggero Ponzone cedette Saletta al marchese Giovanni Francesco Mossi e nel 1829, in seguito all’estinzione della famiglia Mossi, Saletta passò, per successione ereditaria, ai Pallavicino . L’antico castello di Saletta è oggi notevolmente trasformato. La torre quadrangolare, costruita sul lato meridionale dell’antico recinto, su cui è stata edificata una loggia, ha ormai perso le sue caratteristiche di opera fortificata. Sul lato occidentale si erge un’altra torre, a base quadrata, nella quale si aprono alcune finestre adattate a piombatoie. Il muro della parte settentrionale presenta dei caratteristici fregi a dente di sega..

 

(Per avere  maggiori notizie riguardo i Pallavicino dell’omonima villa di Samone di Ivrea, con cui pare Saletta abbia anche in comune leggende di misteriose morti e bambini fantasma vi rimando al mio articolo in proposito: http://www.ultimaparolanews.it/index.php/2018/01/22/misteri-del-piemonte-speranze-di-recupero-per-villa-pallavicino/ )

Torrione, appartenendo allo stesso feudo,  sembra aver avuto origine quasi simultaneamente a Saletta, a cui è unito, oltre che dalla strada, forse da alcuni tunnel e da una leggenda di amore e morte..

Anticamente il luogo, denominato Plancheta,  apparteneva alla Chiesa di Vercelli  Nel 1240 Uberto di Saletta e i suoi figli vengono denominati “signori di Saletta e Planca”. A seguito di varie donazioni all’abbazia di S. Andrea, nel 1309 due parti di Planchetta divennero proprietà della predetta abbazia, una alla mansione gerosolimitana di Morano ed una al conte Antonio di Langosco.. Il toponimo Torrione entrò nell’uso corrente nel XV secolo, avendo origine dalla fortificazione esistente nel luogo o da un suo ampliamento,, poiché il castello (castrum Planchete) è attestato dal 1309 e la parte spettante ai Langosco è definita mota, sive recetum dicti comitis (AVONTO 1980, p. 260), restituendo un quadro della situazione delle opere fortificate un poco piú complesso e articolato di quanto oggi possa apparire. È al XVII-XVIII secolo che dovrebbero risalire gran parte delle costruzioni militari che trasformarono, probabilmente, la parte centrale dell’antico castello in una moderna fortezza a pianta quadrangolare, dotata di batterie (ancora percorribili) e di un vasto fossato. In quell’epoca Torrione si trova infatti in un’area particolarmente delicata, sul confine fra il Monferrato e il Vercellese, e molto prossimo alle piazzaforti di Trino e di Casale, al centro di importanti eventi bellici. Delle fortificazioni originarie rimarrebbero le mura di base e il fossato, ampiamente ristrutturato per le nuove esigenze difensive; mentre il corpo centrale, con le batterie, le riservette e la piazza d’armi, appare come costruzione totalmente attribuibile al XVII-XVIII secolo. Il complesso meriterebbe di essere studiato e rilevato quale esempio ancora ben conservato di architettura militare. Non appaiono per nulla soddisfacenti le attuali conoscenze sull’evoluzione del sito, del quale non sono documentate né le antiche né le piú recenti trasformazioni.

La chiesetta di San Rocco, situata sulla strada all'ingresso di Torrione arrivando da Saletta
La chiesetta di San Rocco, situata sulla strada all’ingresso di Torrione arrivando da Saletta

Le leggende

Si narra che una nobile fanciulla di Saletta si fosse innamorata di uno stalliere di Torrione ma, come accadeva un tempo ( ma accade ancora oggi), la famiglia di lei non volesse saperne di accettare un ragazzo di umili origini in famiglia. Come dei novelli Romeo e Giulietta sembra i due scelsero di suicidarsi nel boschetto dietro Saletta piuttosto che rinunciare al loro amore. Una triste storia di amore e morte, molto simile a molte altre, vere o romanzate che siano.   E’ però emblematico, a parer mio,  il fatto che la vicenda risalga ( o venga fatta risalire) al 1700, dopo che  Shakespeare (1564-1616) aveva in qualche modo rivoluzionato il teatro e  aveva ormai abbondantemente influenzato  l’immaginario collettivo. Sta di fatto che uno zio della fanciulla, un esponente della famiglia  Mossi, pare abbia fatto erigere il tempietto, cioè la chiesetta di san Sebastiano, proprio nel punto in cui i due ragazzi si erano tolti la vita.

Un’altra leggenda narra che d’inverno, soprattutto quando nevica, si vede una evanescente figura di donna, avvolta in una luce bianca,  vagare nei campi vicino al tempietto. Questa figura sembra levitare a pochi centimetri dal terreno per poi scomparire. Inutile dire che in inverno, tra nebbia e neve, qualunque cosa potrebbe sembrare una figura evanescente, un fantasma. Ma poi, chissà… tutto può essere…

Tra le leggende e i racconti più “insistenti” c’è anche quella riguardante i tunnel  sotterranei che collegherebbero il paese sia con la vicina Costanzana che  con il  castello di Torrione, che si trova a circa 2 chilometri e 300 metri di distanza. Alcuni sostengono che queste gallerie partirebbero dalla stanzetta sotterranea posta sotto al tempietto. Io personalmente non ho visto neanche la stanza, ma so per certo che esiste. So anche per certo però che è una stanza chiusa, senza nessun accesso a qualsivoglia galleria. E’ vero che un tempo i nobili predisponevano sistemi di tunnel per poter scappare in caso di necessità senza farsi vedere da nessuno, non escludo a priori che non esistesse anche qui, ma da quello che so nessuno ancora è riuscito a trovare nulla di concreto per avvalorare questa tesi.

Un’altra leggenda narra che nei pressi di Saletta siano state ritrovate ossa di giganti, o di creature simili, vissute in quello che la Bibbia  ed altre fonti  chiamano periodo antidiluviano ( prima del diluvio universale come dire). E’ vero che questo ritrovamento è riportato su alcuni documenti ufficiali dell’epoca, nello specifico  lo storico vercellese Giovan Battista Modena – canonico vissuto tra il XVI e il XVII secolo- nel 1622  ha scritto che: “ (a Saletta) si è ritrovato un corpo di gigante di altezza e grossezza indicibile che io stesso ho veduto, misurato….”. Sembra il documento citato esista sul serio, ma ovviamente non vi sono prove del ritrovamento delle ossa né altre fonti scritte che lo confermino.

Per tornare alle leggende che hanno protagonisti bambini o adolescenti ne riporto altre due. La prima ha a che vedere con il fantasma di un bambino che sembra aggirarsi tra le case abbandonate di Saletta, e che molti riconducono ad un bambino, figlio di agricoltori, che morì infilzato da un cancello che stava tentando di scavalcare, alla fine del 1800. Pare quel il bimbo fosse in compagnia di altri due, anche loro morti poco dopo in circostanze “misteriose”. Si dice che i loro tre fantasmi lascino impronte sulla neve nei mesi invernali, in prossimità della chiesa di S. Bartolomeo, poco distante dal Tempietto.  La seconda narra di una bambina che, dopo essersi recata con i genitori a fare una gita a Saletta, si ammala di una malattia misteriosa e muore.

Altre leggende metropolitane  narrano di cellulari che non prendono, problemi ad auto e moto e simili. Per la verità anche il nostro drone a Saletta  ha perso il segnale e non siamo riusciti a far riprese, perchè c’era il rischio non tornasse più giù o cadesse di schianto, ma suppongo ci sia una spiegazione tecnica o scientifica senza tirare in ballo il paranormale.

 

 

Cosa c’è di vero?

Partiamo dal tempietto. Di architettura neoclassica, si tratta di una struttura rotonda, circondata da dodici colonne di ordine dorico , costruito nella seconda metà del XVIII secolo, a quanto pare su ordine della famiglia Mossi, e dedicato a S. Sebastiano. Alcuni riportano come significato simbolico legato a San Sebastiano “colui che risorge da morte quasi certa “. Forse però non tutti sanno che questo Santo, considerato terzo fra i sette difensori della Chiesa nella catalogazione di Gregorio Magno, compatrono di Roma dopo Pietro e Paolo,  denunciatosi all’imperatore Diocleziano presso cui prestava sevizio come soldato e da questi condannato ad essere trafitto dalle frecce dei suoi stessi compagni pagani, sopravvisse al martirio in quanto le frecce non lesero alcun organo vitale (fatto questo non sempre rispettato dai pittori). Trovato e curato da una pia donna di nome Irene, ritornò davanti l’imperatore a professare la sua fede e questa volta venne ucciso (i suoi carnefici si assicurarono della sua morte) a  bastonate e buttato nelle fogne. In realtà la sua immagine è più associata alla protezione dalla peste ( che all’epoca flagellava la penisola frequentemente)  e come protettore degli organi della parola (in quanto non tacque e continuò a proclamare la sua fede in Dio).

Ora, è vero che alcuni siti riportano la storia dei due amanti come vera, ma nessuno cita nomi o date certe grazie a cui si potrebbe fare una vera ricerca storica. E’ anche vero che la costruzione risale al 1700,  quindi è plausibile sia stato eretto dai Mossi nel periodo in cui erano possessori del borgo  ma non esistono ( o almeno io non sono riuscita a trovarne) tracce, testimonianze, documenti,  targhe o incisioni che riportino i nomi dei due amanti né il periodo effettivo in cui si sarebbe svolta la vicenda. A mio parere, il tempietto potrebbe essere stato fatto erigere per altre ragioni  ( come ad esempio dedicare un edificio sacro anche all’altro santo che, insieme a San Bartolomeo, si troverebbe nel dipinto all’interno proprio della chiesa di San Bartolomeo).  La triste vicenda quindi potrebbe essere solo una delle tante leggende del vercellese. Alla fine dell’articolo  troverete inoltre una serie di notizie interessanti riguardo la Chiesa ed il suicidio, riportate per cercare di capire se in quell’epoca  fosse oltretutto possibile erigere una chiesa in memoria di un suicida.

Negli anni ’30 sembra il tempietto sia stato interdetto al culto. Forse anche  a causa delle cattive condizioni economiche in cui versava la parrocchia di Saletta, secondo  quanto riportato dal  documento  del 1929 da noi trovato nell’archivio dell’arcidiocesi,  considerando la postilla scritta in matita in basso: ” la chiesa è in deficit”.

Per quanto riguarda invece le varie apparizioni di fantasmi di bambini e adolescenti sembra  sia stata una tragedia (vera) avvenuta ad alcuni ragazzini  nei primi anni 80, a far conoscere Saletta alla gente. Queste sono le uniche notizie in merito che sono riuscita a trovare, dal sito imprevistomagazine.worpress.com

“Si trattava di alcuni minorenni, che si muovevano prevalentemente con motorini e biciclette, che avevano preso l’abitudine di ritrovarsi le sere nei sotterranei del ‘tempietto’ per svolgere dei rituali mai chiariti con dovizia di particolari.

Dalla recente intervista di uno di loro, oggi commerciante che per ovvie ragioni richiede l’anonimato, è emerso che i rituali venivano officiati da una ragazza dalla carnagione molto chiara e dai capelli rossi, che all’epoca studiava alle scuole magistrali e che, mezza nuda, danzava ricordando le movenze di un serpente. Lei era la sacerdotessa e veniva chiamata, all’interno del gruppo, ‘la pitonessa’. Il simbolo di questa bizzarra setta era una stella a quattro punte, ritrovata anche in altri luoghi limitrofi ed in diverse forme e dimensioni.

Ad istruire questi adolescenti sulla pratica esoterica sarebbe stato addirittura un prete, un sacerdote vercellese piuttosto stravagante, che si vedrà coinvolto anche in un’altra faccenda analoga qualche anno più tardi.

Una di quelle sere, disturbati dalle forze dell’ordine, chiamate dagli agricoltori insospettiti ed intervenute per verificare cosa avvenisse in quel luogo all’imbrunire, i giovani adepti si diedero ad una poco nobile fuga, durante la quale una delle ragazze che componevano la loggia ebbe un incidente. Ferita dal suo stesso motorino trascorse diverso tempo in coma per poi morire in ospedale. La notizia ebbe ampia risonanza in quanto il padre di lei denunciò pubblicamente le Forze dell’Ordine, ritenute responsabili della sua morte”.

Per quanto riguarda i presunti riti satanici di vero c’è, purtroppo, la sindrome da deficienza cronica che colpisce molti giovani ( e anche meno giovani) che, non avendo niente di meglio da fare, vandalizzano  chiese e  cimiteri e improvvisano messe nere senza neanche sapere cosa queste siano realmente. Sta di fatto che per colpa di questa gente il piccolo cimitero adiacente alla chiesa San Bartolomeo, il tempietto e la chiesetta campestre di San Rocco sono ormai completamente devastati. Se qualcuno cerca il diavolo non ha bisogno di fare chissà quale evocazione strana, basta guardarsi intorno e si trova tutto il male che si vuole, senza scomodare il soprannaturale, purtroppo.

L’interno ormai totalmente devastato del “tempietto” dedicato a San Sebastiano ed il cimitero adiacente alla chiesa di San Bartolomeo , da cui sono state portate via tutte le tombe dopo innumerevoli atti vandalici

 

I documenti

Per saperne di più riguardo la storia delle chiese del luogo ed eventuali sconsacrazioni io e Michele Picardo  ( titolare della rubrica “L’angolo della fotografia”) siamo andati all’Arcidiocesi di Vercelli per cercare qualche documento in proposito. La ricerca non ha dato i risultati sperati a dire il vero. L’addetta all’archivio, gentilissima, ci ha spiegato che le chiese hanno documentazione solo se appartengono ancora alla diocesi. Se sono private è ben difficile trovare qualcosa. In effetti è stato proprio così. Riguardo le chiese di Saletta l’unico cenno è un appunto a matita su un documento riguardante i proventi di qualche offerta ( ma non si capisce se riguardanti San Bartolomeo o San Sebastiano) risalenti al 1929, l’anno dei  Patti Lateranensi tra la Santa Sede e Governo italiano di Mussolini. Qualche anno prima di quell’occasione  la Chiesa aveva predisposto alcuni questionari, indirizzati a tutte le diocesi d’Italia, per cercare di capire lo stato delle rendite, degli immobili e molte altre cose. (Tengo a sottolineare che i documenti in possesso dell’Arcidiocesi si possono leggere e fotografare solo dietro permesso e si può andare solo previo appuntamento).

Un altro documento risale al  2 giugno 1941 e riguarda alcuni titoli di rendita della “chiesa campestre di S.Rocco” a Torrione.

Non siamo riusciti a trovare altri documenti. Le uniche altre notizie che abbiamo sono  che a tutt’oggi le chiese di San Sebastiano e san Bartolomeo risultano private, e quella di San Rocco dovrebbe essere comunale.

Gli unici due documenti riguardanti le chiese di saletta e Torrione che siamo riusciti a trovare all’Arcidiocesi di Vercelli. Si nota nel primo un appunto scritto a mano in matita in alto a destra “Saletta”

Questa una pagina del questionario del 1923 riferito all’Abbazia di Lucedio

Considerazioni sul suicidio-Il suicidio e la chiesa

Considerato che la leggenda vuole il tempietto di San Sebastiano sia stato eretto per commemorare il suicidio dei due giovani amanti, occorre ricordare che il suicidio fino a pochi anni fa era ritenuto un peccato gravissimo dalla Chiesa, tanto da non consentire né  cerimonie funebri religiose nè sepolture in terra consacrata. Questo, insieme al fatto che non sono riuscita a trovare nulla riguardo questo suicidio mi porta a pensare che il tempietto sia stato edificato per altri motivi. A meno che non sia fondata la notizia secondo cui sia stato eretto come voto di riparazione verso questo duplice suicidio. Cosa che è riportata da numerosi siti ma sulla cui storia vera non sono riuscita a trovare fonti adeguate, in quanto non vengono forniti dati importanti come date e nomi.  Merita però fare un breve excursus sulla visione che la Chiesa ha avuto ed ha riguardo il suicidio, proprio per capire come alcuni tragici eventi potevano essere affrontati dai credenti e dall’istituzione religiosa..

Quanto troverete qua sotto proviene dal sito www.vitespeciali.it.

La Chiesa cattolica  fino al Concilio Vaticano II ( tenutosi tra il 1962 e il 1965) non consentiva le esequie per i suicidi, che anzi non venivano seppelliti neanche in terra consacrata. Dopo il Concilio, la Chiesa ha rivisto la sua posizione e concesso ai suicidi le esequie, ma ad alcune condizioni.

Innanzitutto, al numero 2280 del Catechismo della Chiesa Cattolica è spiegato il perché del rifiuto del suicidio. Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata (…). Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime”. E quindi: “Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo”.

Chiarito questo, al numero 2281 si definisce il suidicio un gesto ritenuto “gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un’offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi”. Infine: “Il suicidio è contrario all’amore del Dio vivente”.

Il suicidio può avere un’aggravante (n° 2282), che sia cioè “commesso con l’intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani”. In questo caso l’aggravante è lo scandalo. Così come è contrario alla legge morale cooperare volontariamente al suicidio.

Sempre il numero 2282 chiarisce che: “Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida”. Perché si possa compiere un peccato grave come il suicidio, infatti, servono tre elementi: la materia grave (ossia il suicidio), la piena avvertenza della mente (sapere cioè che cosa si vuole ottenere, ossia la propria morte) e il deliberato consenso della volontà (ossia la decisione di uccidersi presa lucidamente).

Poiché non è possibile fare un’analisi delle intenzioni del cuore di ognuno di noi, il numero 2283 spiega che: “Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento”. Ecco perché adesso è concesso il funerale ai suicidi.

Il tempietto di San Sebastiano, che la leggenda vuole sia stato eretto in memoria di due giovani suicidi per amore

Ci sarebbero ancora molte cose da dire su Saletta e Torrione,  sarebbe interessante riuscire a visitare i castelli, cosa che al momento sembra assai difficile. Sicuramente fanno parte di quei luoghi particolarmente suggestivi di cui il Piemonte è pieno, e non escludiamo di tornarne a parlare di nuovo, prima o poi.

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