INGIUSTIZIA E’ STATA FATTA. I protagonisti ieri e oggi. (seconda parte)

INGIUSTIZIA E’ STATA FATTA. I protagonisti ieri e oggi. (seconda parte)
Mario Maccione

Mario Maccione “Ferocity”, attualmente scrittore.

Nasce nell’aprile 1980 da una normalissima famiglia della piccola borghesia. La famiglia vive a Cologno Monzese e poi a Brugherio, nell’hinterland, e qui Mario, ancora minorenne, conosce le persone che daranno vita con lui alle “Bestie di Satana”. Una storia lunga nove anni, dal ’95 al 2004. Era il medium del gruppo e grande amico di Fabio Tollis, una delle vittime. E’ lui che indica Chiara Marino, l’altra vittima del 1998, come l’ “incarnazione della Madonna”, decretandone così di fatto la condanna a morte. Maccione, arrestato nel 2004, è stato condannato a 19 anni di carcere per la morte di Fabio e Chiara. E’ stato detenuto a Bollate dove ha studiato da ragioniere e ha imparato a suonare la chitarra.

Ho letto il libro. Tra il disgustoso ed il raccapricciante.

Qui ha anche scritto “L’inferno tra le mani” che, come si legge nella presentazione, rappresenta “La testimonianza in prima persona di Mario Maccione, medium ed esponente di spicco ( spaventosa questa definizione n.d.r.) delle Bestie di Satana. Dai primi episodi inquietanti dell’infanzia fino all’ingresso in un mondo oscuro, popolato di fantasmi, demoni ed entità malefiche. E poi il precipizio negli incubi, nei sogni collettivi, nelle visioni di Luciferi e angeli ribelli. Il primo e più frequente si chiama Noctumonium, il signore del freddo, del ghiaccio e del silenzio. Mario, a 17 anni, sotto l’effetto di droghe, cade in trance con i suoi amici e rivela formule magiche, oscure istruzioni, premonizioni di morte in un delirio di gruppo segnato dalla cocaina, dagli allucinogeni, dall’alcol. (ecco. n.d.r.) Il tutto ha come contorno un susseguirsi di prove di coraggio al limite della follia – come l’attraversare i binari all’arrivo del treno o il gettarsi nell’Adda da un ponte altissimo (vi ricorda nulla? n.d.r.) – e di messe nere, orge, concerti di musiche metal imbevuti di blasfemia anche nel centro di Milano. Il ragazzino arriva così al gennaio del ’98 e alla morte di Fabio Tollis e Chiara Marino. Parla di quel duplice delitto, per cui è stato condannato, e poi degli anni seguenti fino al 2004 e alla morte di Mariangela Pezzotta, la terza vittima ufficiale delle Bestie di Satana. In mezzo, molti suicidi e morti anomale, ancora tutte da decifrare e con ogni probabilità opera della banda satanica. Oggi, dal carcere, Mario Maccione parla anche del pentimento e del rimpianto per la morte di Fabio: «Vorrei incontrare i suoi genitori»”.

Un sacco di balle, poiché Mario ora è tornato in libertà e si guarda bene dall’incontrare la famiglia di Fabio, né tanto meno di proferire qualche parola di scusa, ammesso che ne possano essere di davvero valide.

Andrea Volpe

ANDREA VOLPE “Isidon”, attualmente “il convertito”.

Viene ritenuto, ma non da tutti, il capo indiscusso delle Bestie di Satana, condannato per l’omicidio di tre persone: Fabio Tollis e Chiara Marino nel 1998, Mariangela Pezzotta nel 2004. E’ la sua confessione a permettere di ritrovare i resti di Fabio e Chiara e a far finire in carcere tutti gli altri componenti del gruppo.

Secondo la sua versione, Chiara fu uccisa perché assomigliava alla Madonna e quindi è stata designata come vittima sacrificale da offrire a Satana.

Trent’anni di carcere per Andrea Volpe, si strombazzò all’epoca. Sapete quanti se ne è fatti? Pochi, visto che oggi è già fuori in prova ai servizi sociali.

Volpe si racconta in un recente ebook “Lettere dall’assassino”, edito da Informant e scritto dalla giornalista Chiara Prazzoli, con la prefazione della nota criminologa Roberta Bruzzone. Niente male come carriera.

«Guardando indietro a mente fredda, mi sono chiesto quale sia stata la causa che ha scatenato tutto, che cosa abbia portato un gruppo di ragazzi con la passione per la musica heavy metal a diventare assassini nel nome di Satana. La risposta è terribilmente banale. Tutto è nato quasi per caso. Da un gruppo di amici come tanti, adolescenti con la voglia di trasgredire, di sfidare il mondo, di ribellarsi. Ho cominciato con la musica heavy metal estrema. Poi è arrivata la droga. E ho perso il controllo di me stesso. Ero debole e insieme violento. Io non ho mai creduto veramente al demonio, non fino in fondo…Quando entri in una setta ti sembra quasi un gioco. Non capisci. Ma da quel momento ti succhiano la vita. Sei in una prigione dove invece delle sbarre c’è il terrore che ti impedisce di fuggire. È l’esperienza più terribile che si possa immaginare.

La fede mi ha cambiato la vita. Quando si riconoscono i propri sbagli e ci si è pentiti profondamente, lasciando entrare Cristo nella propria vita, allora la trasformazione in positivo è sorprendente».

Ma c’è chi pensa sia solo una finta per ottenere dei permessi.

«La svolta e la rinascita come una persona nuova sono avvenute con la mia conversione a Cristo e successivamente con il mio incontro con il dottor Leonardo De Chirico, ministro di culto evangelico della Chiesa Battista riformata. Incontri che tuttora porto avanti ogni mese dal 2008.

La mia conversione in Gesù Cristo mi sta aiutando molto, anche se all’inizio è stata molto travagliata e sofferta. Sono felice, però, perché è stato come rinascere. Come dare un taglio netto al passato. Ora posso finalmente dire che nella mia vita non c`è più nessuno spazio per Satana».

Ottimo, da una setta ad un’altra…

Una lettera di Andrea Volpe

Alcuni grafologi si sono sbizzarriti nell’esaminare la calligrafia di questo essere.

Per Sara Cordella, perito del tribunale di Mestre, l’esito dell’esame non è affatto favorevole: la grafia di Volpe rivela che è un egocentrico, incapace di resistere alle tentazioni e agli impulsi, bisognoso di un gruppo per affermarsi. Infatti, casca da un gruppo ad un altro.

Da un’altra perizia effettuata al tempo dei fatti, apprendiamo: «La scrittura sciatta, pendente e poco costruita nella sua struttura, con saldature ricorrenti, alternanza di corsivo e stampatello e stacchi anomali tra lettere e all’interno delle lettere stesse, dimostra una personalità poco costruita, fragile, narcisistica; ciò lo porta al bisogno di apparire e sentirsi unico e padrone del mondo, anzi a credere di essere egli stesso il mondo. Se la pendente è indice di attaccamento alla terra madre, come suggerisce il simbolismo, è logico che la reattività è invece verso la paternità che non è stata per lui punto di riferimento.

In questo senso la rivolta verso il padre corrisponde alla rivoluzione che Lucifero fece con Dio Padre. Lucifero era il più bello degli Angeli e come tale rappresentava anche la componente narcisistica; Volpe, anche se non è obiettivamente il ritratto della bellezza, ha prodotto un narcisismo compensatorio che lo ha portato a sentirsi bello e a identificarsi con Lucifero. Andrea Volpe inoltre, con una sessualità non ben definita e disturbata, si propone come eroe negativo, maestro di una setta satanica, sentendosi così forte di fronte al mondo. In fondo un “idealista del male” che non ammette tradimenti e abbandoni tra gli adepti, utilizzando in questo caso maniere forti e poco ortodosse. Si tratta di pura necrofilia – leggi “amore per la morte” – che lo ha portato a un disordine di personalità di tipo borderline».

Volpe racconta anche come si entrava a far parte della setta: «c`era un periodo di osservazione in cui l`aspirante membro veniva tenuto sotto controllo dagli altri. Poi, per entrare a far parte delle Bestie bisognava affrontare tre prove di iniziazione. Una prova d`umiliazione: al nuovo membro della setta veniva chiesto di umiliarsi in pubblico davanti a tutti gli altri. C`era poi una prova di fedeltà alla setta, in cui bisognava dimostrare di essere disposti a rischiare la vita. Poteva capitare che all`aspirante adepto venisse chiesto di correre attraverso una strada molto trafficata mentre passavano le auto. L`ultima era una prova di coraggio nella quale si doveva, per esempio, procurarsi dei tagli con una lama sul corpo per dimostrare di saper controllare il dolore».

Immani cretinate che continuiamo a vedere messe in atto anche oggi da sempre più giovani rimbecilliti.

Paolo Leoni in una foto recente

PAOLO LEONI, detto “Ozzy”, figlio d’arte, il beato.

E’ considerato il leader ideologico del gruppo Le Bestie di Satana. “Ozzy”, proprio come il più celebre Ozzy Osbourne, uno dei musicisti più amati dai giovani che seguono il rock duro.

Qualcuno comincia già a beatificarlo; leggiamo un po’ questo articolo del 2011: «Da satanista condannato all’ergastolo perché ritenuto colpevole di tre omicidi, a benefattore. Paolo Leoni, per tutti Ozzy, è stato definito in tanti modi: frontman, leader, capo carismatico, ispiratore delle Bestie di Satana. Il termine benefattore, però, non gli è mai stato accostato. Sino a ieri quando è stato reso noto che lui, insieme ad altri tre detenuti nel carcere di San Remo dove Ozzy sta scontando la pena (confermata in Cassazione) all’ergastolo, ha costruito gli infissi in alluminio poi regalati a un chiosco-bar di Albenga dato alle fiamme un paio di mesi fa.

Leoni, a sinistra, con Sapone.

Leoni è uno dei “ragazzi” della cooperativa «La Galeotta» che nel carcere di San Remo gestisce parecchi laboratori, ivi compreso quello di carpenteria. Ozzy ha quindi contribuito con il proprio lavoro ad un gesto buono e disinteressato: il chiosco-bar, infatti, potrà riaprire, permettendo ai proprietari di tornare a lavorare, risparmiando sulle spese di riqualificazione ai danni compiuti dal fuoco. La figura di Leoni, del resto, è sempre stata controversa. E’ accusato di aver preso parte agli omicidi di Fabio Tollis e Chiara Marino, uccisi nei boschi di Somma Lombardo nel gennaio 1998. I due ragazzi, attirati con l’inganno nel luogo già preparato per la mattanza (la fossa che li ha sepolti per 6 anni era già stata scavata nel pomeriggio), vennero massacrati a colpi di mazza e coltello.

Leoni, però, non era sul posto: secondo l’accusa Ozzy era al corrente di quanto stesse accadendo e anzi avrebbe messo in campo “riti satanici” durante il duplice omicidio. In primo grado Leoni fu condannato dalla Corte D’Assise di Busto Arsizio presieduta da Anna Azzena a 26 anni. In Appello gli fu comminato l’ergastolo. Il fine pena mai è stato confermato in Cassazione. Leoni si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, assolutamente innocente. In una lettera aperta pubblicata sul sito «La voce d’Italia» il ragazzo scrive: «Ricorrerò in ogni sede per dimostrare la mia innocenza». A pesare su di lui anche l’ombra del padre: condannato per omicidio a sua volta e accreditato quale membro di una setta satanica.».

Leoni ai tempi delle Bestie di Satana

A puro titolo di cronaca, facciamo notare che anche Leoni ha interpellato Paolo Franceschetti, dal 2011. E nello stesso anno compare il mirabolante articolo. Coincidenze? Sicuramente. E due paroline meriterebbe anche la stessa “Cooperativa Galeotta”. Lo faremo in separata sede, per non dilungarci troppo qui. Annotatevi quindi questo nome.

Facciamo un passettino indietro? Sentiamo cosa raccontava Michele, 24 anni, loanese, ricordando l’estate del 1996 quando Paolo Leoni trascorreva le vacanze al mare, divertendosi a fare il duro, anche con Michele e i suoi amici.

«Lo avevo conosciuto al pattinaggio dove ci si incontrava la sera con la compagnia per ammazzare la noia. Si vantava di essere una sorta di “stregone”, capace di fare qualunque cosa: di restare, per esempio, con la testa infilata dentro un secchio colmo d’acqua anche venti minuti, di giocare con la morte e di non avere paura di nessuno.

Di giorno si vedeva poco, la sera invece arrivava trascinandosi dentro quei vestiti neri da far paura e con i capelli lunghi sciolti sulle spalle. Aveva lo sguardo davvero poco rassicurante: se lo incrociavi con gli occhi dovevi fare in fretta ad abbassarli per non essere minacciato di botte. Spesso insieme ad altri amici si raccoglieva a Monte Carmelo, sulle alture, per celebrare quelle che lui definiva “incontri ravvicinati con il diavolo”, ma che altro non erano che sedute spiritiche. In pochi minuti riusciva a trasformarsi in un’altra persona: occhi bianchi come la neve, muscoli del viso tiratissimi e voce roca, quasi sdoppiata. Non ho mai creduto che fosse un “demonio” come lui sosteneva: stavamo al gioco e noi ci divertivamo».

Michele ricorda anche una sera d’estate quando Paolo “Ozzy” Leoni al volante della Renault 5 del padre si schiantò contro un muro: «l’auto era andata completamente distrutta, lui però non si era fatto praticamente nulla. Quando ci siamo avvicinati per capire se aveva bisogno, lui schiacciò sull’acceleratore tentando di investirci».

Le Bestie di Satana cercavano forse adepti in Riviera durante le vacanze estive? Tutto può essere.

Fa anche lo spiritoso

IL PAPA’ SATANISTA Corrado Maria Leoni

Era seguace della setta “Om-Sai ram” che fondava le sue radici nella cultura mediorientale, all’interno del gruppo si era guadagnato il nome di “Satana”. Si vestiva sempre e solo di nero, andava in giro con dei teschi appesi al collo e aveva la casa piena di anelli e amuleti. Dalla mattina alla sera recitava strane litanie e ascoltava musica orientale. Un padre perfetto.

Il “padre dell’anno” uccise barbaramente Maddalena Russo, cantante da night, strangolata con una cintura e poi abbandonata su un prato vicino a Trezzano sul Naviglio a pochi chilometri da Milano. Viene ritenuto il primo delitto riconducibile alla setta. Fu uccisa, come spiegò l’autopsia, a mezzanotte in punto di venerdì 13, a settembre 1985. Le indagini rivelarono che Corrado Leoni, morto ormai da diversi anni, aveva una personalità complessa. Dopo il delitto venne dichiarato incapace di intendere e di volere.

Con lo stesso nome, Om-Sai ram, si trova ancora qualche traccia: «Categoria: Associazioni di Yoga a Foggia. Om Sai Ram Associazione Culturale Sportiva Dilettantistica si trova a foggia ed è affiliata all’ASI. Il loro fine è quello di aumentare la forma fisica e il benessere delle persone organizzando attività sul territorio (anche per bambini e ragazzi). Le loro lezioni servono a sviluppare le capacità motorie e fisiche ed a servono a il proprio aspetto fisico per arrivare ad una maggior sicurezza individuale operando anche sulla propria autostima. I loro istruttori sono i più bravi della zona e si aggiornano costantemente partecipando agli aggiornamenti per garantire la massima sicurezza e professionalità ai loro iscritti. Il risultato e il divertimento che si producono facendo yoga rendono questa attività davvero speciale, per cui, una volta che avrete cominciato, non potrete più rinunciarvi! Prova… e vedrai! Om Sai Ram Associazione Culturale Sportiva Dilettantistica è una grande famiglia in cui potrai trovare un ambiente gradevole e sereno. Se vuoi iscriverti o semplicemente scoprire di più sui loro corsi puoi andare in sede o inviare un messaggio cliccando sul bottone “Contattaci” presente nella pagina». Mah. Anche in questo caso, coincidenze.

MAMMINA SI LAMENTA

La madre di Paolo si lamenta perché non solo considera il figlio innocente, ma anche perché per altre “Bestie” ci sono state in questi anni permessi, uscite dal carcere, anche nuove vite ricominciate. Ma per il figlioletto suo no: «Mio figlio va avanti con la musica, la sua passione per il rap. Lavora, costruisce serramenti. Sono sicura della sua innocenza. Quelli che hanno ucciso o hanno partecipato sono fuori o lo saranno fra poco, mio figlio è dentro. Sono serena. Spero che venga fuori la verità, spero di vederlo libero prima di chiudere gli occhi. Non era una satanista, aveva la camera nera, ma non è mai stato un satanista, come non lo è mai stato mio marito». No, no, per carità.

Secondo mamma Carla però quel figlio è 14 anni che è detenuto, ma in maniera ingiusta e con ingiusto trattamento rispetto agli altri. «Capisco il dolore dei genitori che hanno perso un figlio. Ma anch’io non ho più il mio, dopo che mia figlia è mancata più di ventun anni fa. Paolo ha perso tutta la sua giovinezza, gli anni più belli. E’ entrato in carcere a 27 anni e a febbraio ne compirà 41», lamenta ancora la donna in una lunga confessione. «Non dico uscire, ma un’ora di permesso, giusto il tempo di una pizza», ha confidato Paolo alla madre che chiede il perché di 14 anni senza una sola ora di concessa libertà. «Ho 71 anni e sono stanca, il viaggio da Corsico a Sanremo e ritorno ogni quindici giorni mi pesa. Vado avanti per Paolo. Perché ogni quindici giorni lo posso stringere fra le braccia. Anche se mi costa quando devo salutarlo e andare via».”

Tranquilla, se tutto va bene, verrà beatificato presto.

(FINE SECONDA PARTE)

Paola Pagliari

Lascia un commento

Your email address will not be published.