Luoghi abbandonati: la casa dell’accumulatore – a cura di Claudia Angelica Pinton

Luoghi abbandonati: la casa dell’accumulatore – a cura di Claudia Angelica Pinton

Questa volta la nostra corrispondente dal Veneto, Claudia Angelica Pinton, ci porta alla scoperta di una casa assai curiosa, in cui abitava un personaggio alquanto bizzarro, accumulatore compulsivo e non solo…

La nostra bravissima collaboratrice e corrispondente dal Veneto Claudia Angelica Pinton

Oggi vi porterò alla scoperta di un luogo imprevisto, stranissimo e pieno di sorprese.

Partiamo con calma.

Vengo a conoscenza di questo posto grazie ad amici comuni e, trovandosi in Veneto, è per me facilmente raggiungibile e praticabile.

A dir la verità rimando per un paio di mesi la visita, quasi non convinta della bellezza o integrità del posto o, insomma, per un certo sesto senso che mi dice di non andarci subito (e si rivelerà un’intuizione esatta, poi mi spiegherò meglio).

La villa ha un nome affascinante: villa dell’accumulatore seriale.

Per me si tratta di un nome particolare, che mi suscita una certa curiosità: forse non tanti di voi sanno che sono un’affamata di programmi (o programmacci, a seconda delle idee) in stile Real Time e simili.

Uno dei miei programmi preferiti è appunto quello sugli accumulatori seriali e  sui maniaci del pulito. Insomma un tizio/a soffre di un disturbo per cui tende ad accumulare qualsiasi cosa in casa sua, arrivando a mettere a repentaglio la propria vita (a causa delle scarse condizioni igieniche) e la controparte (i malati di pulito, praticamente a casa loro puoi tranquillamente mangiare in bagno) cerca di pulire e disinfettare la casa del povero/a accumulatore.

Quindi, con questo spirito, ci rechiamo in questa famosa villa in un giorno freddissimo d’inverno (e se dico freddissimo è la verità).

La casa è molto grande, enorme oserei dire, e subito, a partire dal prato, ci rendiamo conto che il tizio in questione era veramente un accumulatore. Le stanze al pianterreno sono piene zeppe di oggetti, scatoloni, scatole, soprammobili, gabbie, confezioni di cibo per animale, in poche parole un CAOS INFERNALE. Facciamo addirittura fatica a camminare e addentrarci nella casa a causa della mole di “scoasse” (in veneto significa rifiuti) presenti nella casa.

Addentrandoci scopriamo che qui è tutto rimasto come fermo nell’esatto istante in cui il suo proprietario deve aver deciso di andarsene. CI sono sparse ovunque scatole di cereali, confetture, cibo, confezioni aperte di pasta, miele e altri barattoli dei quali non capiamo il contenuto.

La cosa più particolare è che troviamo molte gabbie nella casa. Si, proprio gabbie, non semplici voliere (di tutte le forme e misure) ma delle gabbie abbastanza grandi che non capiamo a cosa potessero servire (conigli no, gatti no, cani no….).

Proseguendo al piano superiore notiamo ancora altre voliere, una quantità infinita di “scoasse” (non esiste termine migliore) e suppellettili, soprammobili, sveglie, audiocassette…Perfino il corridoio è pieno zeppo di roba fra cui molti peluche, giocattoli e pupazzi (che ci vivesse anche  un bambino?).

Ad un certo punto, uno strano quaderno colpisce la nostra attenzione. Con estrema cautela (e con i guanti) lo apriamo e qui troviamo dei vetrini di laboratorio con delle scritte in inglese (sembravano molto antichi). Comincio a fare foto…e più tardi vi svelerò il contenuto.

Complice il freddo, la stanchezza e comunque una certa inquietudine decidiamo di tornare a casa (mezzi congelati) e di iniziare le ricerche sull’inquilino o inquilini di quella casa.

Le ricerche sono difficili, non troviamo notizie finché ci spunta un articolo di una radio locale (radioBue). Il tizio che viveva in quella casa era detto “l’inglese” perché, ovviamente, si era trasferito qui dall’Inghilterra. Scopriamo inoltre che era uno studioso, appassionato di animali esotici, tant’è che, prima di vivere qui, viveva in una casa in un comune attiguo e dal quale ha dovuto trasferirsi a causa del “disagio” dei vicini.

In poche parole l’inglese ospitava nel giardino di casa sua dei leoni! Adulti, maschi e ben tarchiati. Ecco allora a cosa servivano quelle grandi gabbie!!! 

In casa aveva poi una decina di cani, gatti, iguane, pappagalli, merli brasiliani, praticamente un mini Zoo.

Si narra, inoltre, che con lui vivessero 2 ragazzi giovani, universitari….altre “ciacole” (chiacchiere in Veneto) narrano che fossero i suoi amanti (ma a noi questo non interessa).

L’inglese, scopriamo inoltre, aveva un regolare contratto d’affitto col demanio (genio civile) per questa casa. Si parla degli anni 1976/77. Rimase in paese per una decina d’anni, poi si trasferì nella nuova villa (quella che vedrete nelle prossime foto).

L’inglese era inoltre uno studioso, ecco perché, al piano superiore, abbiamo trovato i vetrini. Cosa c’era nei vetrini??? Antrace e sifilide fra gli altri! Tranquilli, ci siamo informati… ormai sono inattivi e comunque non sono quelli dei film apocalittici !!!

Come finisce la storia? 

I felini dell’inglese ferirono un bambino, per cui i leoni e l’inglese furono sfrattati. L’inglese si trasferì in una villa in un paese vicino, i leoni furono trasferiti in uno zoo e la casa vecchia prese fuoco più volte.

Inoltre, altri urbexer, in tempi recenti sono stati beccati all’interno della casa dell’accumulatore seriale e invitati dai carabinieri ad andarsene (ecco il motivo della mia intuizione iniziale ).

Il nome dell’inglese??? Harold Swaine  (se volete approfondire basta digitare il nome su Google)

Buona visione!

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