Katy e i suoi figli

Katy e i suoi figli

Ci sono madri che uccidono i figli, e sulle motivazioni ci sarebbe moltissimo da dire, e madri a cui i figli vengono con troppa facilità sottratti da “zelanti” operatrici dei Servizi Sociali.

Viene con troppa facilità applicata l’equazione: difficoltà economiche=collocamento dei figli in case-famiglia di dubbio valore.

Katy e i suoi figli

Una cosa del genere è capitata a Katy, classe 1979, nata a Lecco. Katy nel 2011 si separa dal marito e i tre figli minori, due femmine A. del 2000, N. del 2004, ed il maschio D. del 2007, vengono affidati ad un Comune nel cremonese affinché ne mantenesse il collocamento etero familiare. Ai genitori viene consentito di incontrare congiuntamente i figli per due ore ogni 15 giorni alla presenza di un educatore.

Prima della causa di separazione i figli erano già stati affidati dal Tribunale per i Minorenni di Milano al Comune di Lecco, con limitazione della potestà genitoriale.

Il piccolo paese di Traona

Questo in conseguenza di un esposto presentato dalla suocera di Katy nel quale segnalava il fatto che lei non fosse in grado di accudire i figli, in quanto dedita all’abuso di alcool e sostanze stupefacenti.

Anche se successivi esami clinici avevano smentito questa brutta accusa, i ragazzi erano stati quindi collocati inizialmente in una Comunità del Comune di Traona, piccolo paesino, neanche 3000 abitanti, in Provincia di Sondrio, poi vengono divisi e collocati presso due famiglie affidatarie di Monte Cremasco, altro piccolo Comune in provincia di Cremona. Vengono spostati, sempre nella medesima zona, ancora una volta, ma presso un’unica famiglia.

Una girandola di collocazioni e ricollocazioni, che non sappiamo quale impatto possano aver avuto su dei ragazzini tanto giovani.

Il ricorso in Appello

Nel 2012 Katy presenta ricorso in Appello contro la sentenza di separazione, lamentando carenza di motivazione e discordanza tra motivazione e conclusione, per non avere il Tribunale vagliato criticamente le conclusioni riportate nella consulenza tecnica di parte, che doveva approfondire e valutare la capacità genitoriale dei genitori, conclusioni che si limitavano a riprendere acriticamente le valutazioni espresse dai Servizi Sociali del Comune di Lecco, con i quali la famiglia di Katy non aveva avuto buoni rapporti.

Katy nel 2013 ottiene una buona valutazione da parte del CentroPsicoSociale di Lecco, nella quale si riconosce che essa è perfettamente in grado di badare a se stessa e agli altri. Katy, nel frattempo, ha anche preso una casa in affitto nel cremonese, per poter essere più vicina ai figli, i quali, però, nell’ottobre sempre del 2013, a circa due mesi dal suo trasferimento, cambiano zona, poiché la famiglia affidataria si trasferiscono verso Lodi. Cambiano così nuovamente anche i servizi sociali di riferimento.

La mossa, francamente, non pare solo frutto di casualità.

Katy si trova così a non poter più vedere i figli con le stesse modalità, né può più telefonare loro, cosa che, invece, poteva fare liberamente.

Intanto, con un’Ordinanza dell’ottobre 2013 la Sezione Minori e Famiglia della Corte d’Appello di Milano affidava in via provvisoria i minori al Comune di Lodi con l’ordine di compiere un’accurata valutazione sulla qualità della relazione tra i ragazzi, i genitori e gli affidatari, allo scopo di verificare se sussistessero i presupposti per il mantenimento dell’affido etero-familiare in atto e se fosse opportuno un ampliamento della relazione tra i minori ed i genitori.

La Corte, inoltre, incaricava sempre il Comune di Lodi di mantenere temporaneamente collocati i ragazzi presso l’attuale famiglia affidataria, regolamentando i rapporti tra le due famiglie ed ampliando gradatamente il diritto di visita dei genitori.

L’ente affidatario avrebbe dovuto poi riferire in merito a quanto disposto entro fine aprile 2014.

L’Udienza di discussione veniva fissata a maggio 2014.

Katy chiedeva, in via principale, l’affidamento dei figli presso la propria abitazione, con l’eventuale sostegno dei Servizi Sociali competenti; in via subordinata si chiedeva di disporre un termine, certo e definitivo, all’affidamento etero-familiare, con la previsione di un preciso supporto per i genitori: veniva inoltre richiesto che i figli, previa valutazione dei Servizi Sociali, potessero stare con lei, a casa sua, a settimane alterne, almeno per 3 ore ogni volta. In alternativa, si chiedeva di consentire la visita ai minori, eventualmente anche con il marito, una volta alla settimana, inizialmente con la presenza di un educatore e poi in modo autonomo.

Katy chiedeva anche di poter sentire i figli telefonicamente, senza limitazioni.

Gli esiti di questa vicenda sono inimmaginabili, ma prima di parlarne, occorre fare alcune precisazioni.

L’associazione “Fraternità” e don Inzoli.

Le due ragazzine sono affette da alcune patologie cognitive, sebbene dichiarate non gravi e nel loro iter di affidamento si inserisce prepotentemente l’associazione “Fraternità”, facente a capo a Don Inzoli. Sì, proprio QUEL don Mauro Inzoli, 68 anni, figura di spicco della fraternità di Comunione e Liberazione, definitivamente condannato in Cassazione alla pena di 4 anni 7 mesi e 10 giorni il reato infamante di abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità. Inoltre Papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale la scorsa estate.

Mauro Inzoli

Inzoli è stato un sacerdote molto carismatico nel solco di don Giussani, parroco della “Santissima Trinità” e rettore del liceo linguistico “Shakespeare”, presidente del “Banco Alimentare” e vicepresidente della “Compagnia delle Opere”, più volte mattatore al “Meeting di Rimini” nonché confessore di Roberto Formigoni e, dulcis in fundo, animatore della onlus “Fraternità”.

Proprio l’associazione che aveva fatto da tramite per l’affidamento di tutti e tre i figli di Katy alla medesima famiglia.

I rapporti di Katy con questa associazione sono piuttosto burrascosi, infatti a seguito di alcune discussioni con una loro referente, le visite con i figli vengono sospese dal Servizio Sociale di Lodi.

Intanto il peregrinare dei tre ragazzi continua. La famiglia affidataria si trasferisce da Lodi ad una località nel bergamasco, quindi cambiano nuovamente i Servizi Sociali di competenza.

Rimane difficile non ravvisare un preciso disegno, che certo non va a favore dei minori, in tutto questo continuo spostamento e cambiamento dei Servizi Sociali di riferimento, disegno ovviamente a svantaggio dei poveri genitori.

Katy vede quindi pochissimo i suoi amati ragazzi ed è giustamente preoccupata, ma certo non può prevedere quanto sta per accadere.

L’incredibile epilogo

Pochi giorni fa la contatta un’assistente sociale: ha urgenza di parlarle, poiché è successa una cosa gravissima a N. ora quattordicenne, affetta da sindrome di Down, attualmente presso la casa famiglia. Su sua insistenza, l’operatrice le rivela che N. è stata portata urgentemente al Pronto Soccorso di Treviglio e qui si è scoperto che era incinta di circa 20 settimane. Si sospetta che il responsabile possa essere stato un altro ragazzo alloggiato presso la medesima famiglia, ma recentemente allontanato.

Katy sporge immediatamente denuncia presso i Carabinieri, dove chiede che vengano effettuate indagini per individuare il padre, per valutare le responsabilità per la mancata vigilanza nei confronti della minore e per verificare le responsabilità circa gli allontanamenti dell’altra figlia A. Katy, come è ovvio, chiede anche l’immediato allontanamento cautelare dei ragazzi dalla famiglia affidataria, ritenuta responsabile della mancata vigilanza nei confronti di entrambe le figlie.

Una cosa va ancora detta: i Carabinieri hanno sì accolto la sua denuncia/querela, ma esprimendo delle considerazioni che lasciano davvero sbigottiti. Katy si è sentita dire che, in fondo, N. non era morta…

Per il momento ci fermiamo qui, ma è chiaro che di questa orribile vicenda continueremo a parlare.

AGGIORNAMENTO ALL’ 8 DICEMBRE 2018

Dopo 21 giorni dalla denuncia, la Procura non ha ancora allontanato i bambini dalla famiglia affidataria.

PAOLA PAGLIARI

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