Francesca e Filippo, separati dallo Stato. Parte II

Francesca e Filippo, separati dallo Stato. Parte  II

La sede romana del Tribunale per i Minorenni

Torniamo ad occuparci di Francesca e di suo figlio Filippo, allontanato da lei dal Tribunale per i Minorenni.

Perché hanno tolto il figlio a Francesca?

Nel 2015 il consultorio aveva auspicato l’inserimento al nido di Filippo, per consentire ai servizi sociali di monitorare la situazione e a Francesca di riprendere il lavoro.

L’assistente sociale del Gemelli riferiva inoltre che: “ dopo le dimissioni Francesca ha mantenuto i contatti con l’ospedale. Sembra molto legata al bambino, concentrata su di lui, ma appare sofferente per l’attuale condizione di vita. Nonostante le fragilità psicologiche ed il carico di sofferenze che porta con sé, appare molto motivata a risollevarsi, ad agire per ritrovare l’autonomia economica perduta, d’altro canto però resta evidente la sua impulsività che la porta a rivedere costantemente il proprio progetto di vita. Si ritiene indispensabile individuare un contesto protetto capace di supportare la neo mamma e di osservare la costruzione del rapporto fra lei e il bambino”.

A queste conclusioni fanno da contrappunto quelle di tenore pressoché contrario del Tutore Delegato, una assistente sociale, che evidenzia un eccessivo contatto fisico di Francesca con il figlio: “F. tiene continuamente il bambino in braccio, nonostante sia più volte invitata a lasciarlo a terra (Il corsivo è mio. Lasciarlo a terra? E’ cos’è? Un oggetto?) per permettergli di esplorare liberamente il mondo circostante”.

Secondo questa persona “gli operatori della Casa famiglia riferiscono che: il bambino piange continuamente quasi tutte le notti con il seguito di parolacce che la madre urlerebbe al bambino.”…il quale “non sempre viene lavato e cambiato” .

Pare riferito ad un’altra persona quello attestato al Gemelli: “Anche se non più ricoverata, frequenta assiduamente il nostro servizio. Spesso si ferma ad allattare e a cambiare il bambino. In queste occasioni abbiamo potuto osservare in lei una mamma attenta e pronta a far fronte alle esigenze del bambino come confermatoci anche dai pediatri che seguono Filippo per i periodici controlli”.

Ancora una volta, la stroncatura arriva dalla responsabile dell’associazione di volontariato “Ain Karim”, nel 2016: “Si continuano a verificare episodi di forte aggressività, ogni semplice pianto del bambino scatena delle reazioni di forte violenza verbale contro il piccolo che piange sempre più forte, mentre la mamma lo aggredisce con parolacce, insulti, continui «stai zitto, non ti sopporto più». Viene ribadita la pericolosità per il bambino da parte delle violenze verbali della madre, delle sue inadeguatezze e continui cambi d’umore”.

Indubbiamente ha pesato sul giudizio fornito al Tribunale per i Minorenni di Roma anche quanto attestato da parte del “Centro Provinciale Giorgio Fregosi” per il maltrattamento e l’abuso all’infanzia e all’adolescenza “Spazio Sicuro”. Un centro privato.

Nel 2016 l’ASL tramite una psicologa ed un’assistente sociale avevano chiesto a quel Centro di fornire una valutazione delle competenze genitoriali di Francesca e della relazione con il figlio. Vengono assegnate due psicologhe per tale valutazione che giungono attraverso 4 colloqui, la somministrazione di 1 test ed un incontro con mamma e figlio a queste conclusioni: “il quadro di personalità della signora è molto compromesso dagli aspetti dell’impulsività e della mancata capacità di mentalizzazione che non le consente di valutare gli altri nella loro specificità e differenziazione, considerando idee, sentimenti, aspettative, bisogni autonomi e non necessariamente sintonici con i suoi. Parte sempre e solo da sé e valuta gli eventi a partire dal danno che le è stato arrecato e mai dal ruolo che lei stessa può avere avuto nel determinarli. Ciò rende il senso di responsabilità molto carente anche per le mancate capacità di introspezione e riflessione. L’assente insight psicologico non le consente di leggere eventi, pensieri, comportamenti e sentimenti che si discostano dalla sua rigida e distorta interpretazione e ciò riduce la possibilità di una lettura dei bisogni socio-emotivi del figlio e la possibilità di una responsività nei suoi confronti. Le capacità genitoriali possono subire l’impatto negativo di un quadro di personalità così disfunzionale ed autocentrato. L’isolamento sociale e l’ostilità verso gli altri sono ulteriori elementi negativi che non depongono a favore della possibilità di instaurare interazioni di fiducia nei confronti di chi ha intenzione di sostenerla nella genitorialità, in quanto interpreta l’altro come potenziale avversario”. E come darle torto?

Francesca contatta di sua iniziativa un team di esperte psicologhe, psicoterapeute, psicologhe forensi e criminologhe per una valutazione della sua personalità. Con esse effettua 7 incontri di 2 ore ciascuno, di cui 5 colloqui clinici e 2 per la somministrazione di test psicologici di personalità, tipo il famoso Minnesota.

Le conclusioni sono di vario ordine. Innanzitutto si ritiene che alcuni giudizi siano troppo superficiali, non approfonditi ed in contrasto con altre valutazioni ed osservazioni. Dal Tribunale che poi ha sancito l’allontanamento di Filippo ed il suo stato di adottabilità è stato dato troppo risalto a quanto descritto dalle strutture Ain Karim e San Saturnino, basato solamente su “voci” riportate da non ben specificati “operatori”, senza che vi fosse alcuna documentazione, né testimonianza specifica.

Quindi le professioniste interpellate da Francesca non concordano “sulla grave e severa decisione presa nei (suoi) confronti. … Non sono stati descritti eventi di una chiara pericolosità da parte della madre nei confronti del proprio bambino, ma soltanto che la propria struttura di personalità, valutata in modo alquanto superficiale come “borderline”, possa automaticamente essere dannosa per il bambino, spingendo entrambi verso una condanna certa.”.

Inoltre le stesse auspicano che Francesca e Filippo possano seguire un percorso insieme, per non far vivere il bambino con l’errata idea di essere stato abbandonato, che potrebbe condizionare negativamente la sua personalità e, nel contempo, di non far sentire abbandonata dalle istituzioni, alle quali si è sempre rivolta con fiducia, la stessa Francesca.

“Se tale aspetto venisse totalmente ignorato sarebbe molto pregiudizievole e potrebbe evidenziare anche il fallimento delle Istituzioni e dello Stato Sociale”, concludono poi le esperte. Conclusione con la quale non si può che essere d’accordo.

Pare quasi che il giudizio negativo che poi porta alla dichiarazione di adottabilità del figlio di Francesca da parte del Tribunale per i Minorenni provenga solamente da strutture private, mentre le valutazioni espresse dai luoghi “istituzionali”, ospedale, consultorio, sono di tenore diverso e raccomandano prevalentemente un percorso comune per madre e figlio.

Francesca sta intraprendendo una vera e propria crociata per poter dimostrare di essere una mamma amorevole ed affidabile e ci parrebbe giusto darle fiducia, con gli eventuali aiuti del caso. La soluzione migliore non è certo allontanare da lei il bambino, amatissimo, sulla base di valutazioni che davvero lasciano il tempo che trovano, da parte di sedicenti operatrici di strutture che non sembrano esenti da critiche.

Continueremo a seguire la loro storia con gli eventuali sviluppi che potrà avere.

Paola Pagliari

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