Il Cimitero del Verano, miseria e nobiltà.

Il Cimitero del Verano, miseria e nobiltà.

In seguito all’editto di Saint Cloud  dell’inizio del 1800 che prevedeva  che la sepoltura dei corpi avvenisse fuori le mura cittadine, venne affidato all’architetto Giuseppe Valadier il progetto per la realizzazione di un cimitero che doveva svilupparsi lungo la via Tiburtina. Quella zona era già stata in epoca romana luogo di sepoltura, infatti erano presenti le catacombe di Santa Ciriaca, racchiuse  poi nell’area cimiteriale, e la tomba di San Lorenzo a cui venne costruita sopra la basilica di San Lorenzo fuori le mura, nell’omonimo quartiere. Deve il nome Verano all’antico campo dei Verani, gens senatoria ai tempi della repubblica romana. Il progetto fu affidato a Giuseppe Valadier tra il 1807 e il 1812. Consacrato nel 1835, i lavori proseguirono con i pontificati di Gregorio XVI e di Pio IX, sotto la direzione di Virginio Vespignani. Completato nel 1880, nel corso degli anni successivi venne aggiunto altro spazio all’area iniziale e attualmente il Verano ricopre più di 83 ettari in una sorta di museo a cielo aperto con importanti testimonianze storico culturali.

L’attuale configurazione è successiva al bombardamento del quartiere San Lorenzo del 19 luglio 1943, in cui il Verano subì danni localizzati in tre aree: l’ingresso monumentale con il Quadriportico ed il Pincetto, gli uffici della direzione e la zona davanti al Sacrario Militare.

Purtroppo lo stato complessivo del luogo lascia spazio a molte perplessità, di cui parleremo in dettaglio.

L’ingresso principale.

L’ingresso principale comprende diversi stili di ispirazione antica e l’utilizzo di vari materiali, dal travertino ai mattoni. La particolarità è rappresentata dalle quattro grandi statue, opera di altrettanti scultori, che rappresentano il silenzio, la meditazione, la carità e la speranza.

L’atrio, il Quadriportico e il Pincetto

Dopo aver varcato l’ingresso principale ci si trova nel cuore storico del cimitero: già qui è possibile ammirare opere scultoree e pittoriche di notevole pregio. Troviamo, ad esempio, il monumento funebre di Vespignani, l’architetto a cui si deve il progetto del Verano, il Quadriportico colonnato che accoglie antiche tombe, la chiesa di Santa Maria della Misericordia e il Pincetto. Le opere sono di vari autori come Piacentini, Canonica e Ferrari: Inoltre si possono ammirare dei particolari dipinti su lava di Severati, che proprio grazie a questa tecnica sono ancora in ottimo stato di conservazione, di cui parleremo più avanti, e la statua del Cristo che ascende al Cielo di Leopoldo Ansiglioni (Torino 1832 – Roma 1894).

Cristo che ascende al cielo

Varcato subito l’ingresso mi sono resa  subito conto che visitarlo a piedi era quasi impossibile, quindi ho consultato il sito del cimitero che mi ha confortata dicendo che è disponibile un servizio navetta gratuito, attivo tutti i giorni, incluse domeniche e festivi, con partenza ogni 30 minuti dall’ Ingresso Carri del Cimitero (ingresso veicolare di Piazzale del Verano), con i seguenti orari:

Orario Estivo (1 Aprile -30 Settembre):

dalle ore 8.00 alle ore 12.30  e dalle 14.30 alle 18.00 (ultima corsa)

Orario Invernale (1 Ottobre -31 Marzo):

dalle ore 8.00 alle ore 12.30  e dalle 14.30 alle 17.00 (ultima corsa).

Ottimo, ma peccato che esista solo sulla carta. Sono stata dentro dalle 9.30 alle 12.40 e l’ho forse incrociato una sola volta, ma non si capiva bene cosa stesse facendo.

Avrei voluto usufruirne, per avere una panoramica globale di questo sterminato cimitero, ma ho potuto contare sulle mie gambe che, ad un certo punto, hanno iniziato a non reggermi più. Quindi non sono riuscita a visitare molte parti. Dovrò certamente ritornare.

Intanto vi mostro quanto ho potuto vedere durante questa mia prima visita, guidata esclusivamente dal caso, dalla curiosità e da una spinta indefinibile.

Entrando dall’ingresso monumentale di Piazzale Del Verano, ho subito fatto un lungo giro al Vecchio Reparto. Il 25 febbraio 2016 Jimmy Ghione realizzò un servizio per denunciare lo stato di sporcizia di quella zona del cimitero, praticamente ricoperta di guano di uccelli, al punto da costringere alcuni familiari a ricoprire con pesanti teli di plastica le tombe dei loro cari. Successivamente, il 19 gennaio 2019, l’inviato fece un altro servizio, evidenziando i medesimi problemi.

Ad essere onesta, nonostante il generale stato di degrado ed abbandono, non ho riscontrato né odori sgradevoli, né presenza di guano lungo i vialetti, però ho visto molte tombe “impacchettate”.

ABBANDONI

La situazione è comunque piuttosto triste, nel complesso. Vi sono anche sepolture recintate, con la scritta:

Va bene, ma allora cosa si dovrebbe dire per queste?

Sì, sembra impossibile, ma sotto a tutte quelle sterpaglie c’è una tomba.

E così ce ne sono a decine.

I GATTI DEL VERANO

Passeggiando così senza meta, ho visto che c’è una nutrita, in tutti i sensi, colonia felina, infatti i gatti del Verano sono piuttosto famosi. Mi sono imbattuta subito in una simpatica ed affaticata signora che girava per i viali a bordo di una Panda stracolma di cibo per i felini, che la attendevano sonnecchiando al sole o al riparo di qualche fronzuto albero.

 

RAIMONDO VIANELLO

A questo punto ho pensato di chiederle aiuto per trovare la sepoltura di Raimondo Vianello, che desideravo andare a visitare.

La fortuna, solo quella?, mi ha assistito e la sua tomba di famiglia non era affatto distante: si trova al Pincetto Vecchio, riquadro 30, tomba 4, in uno degli spazi più verdi e suggestivi del cimitero.

Un momento della tumulazione.

Nonostante la pompa magna della tumulazione, ora la tomba appare decisamente trascurata e, da quanto ne so, non ha sorte migliore il loculo di Sandra Mondaini al Cimitero di Milano-Lambrate.

Molte le versioni circolate in merito a questa separazione per la vita eterna.

Secondo il domestico filippino Edgar Magsino che con la moglie Rosalie e i figli ha vissuto per 19 anni in casa Vianello, è stata una decisione che avrebbe preso l’attrice stessa: «Così ci aveva detto la signora Sandra e noi così facciamo», aveva spiegato «voleva stare vicino a sua madre».

Ma ne era circolata anche un’altra: al cimitero romano del Verano dove Raimondo è sepolto nella tomba di famiglia chi non porta il cognome Vianello non è ammesso a entrare. Nemmeno se si chiama Sandra Mondani. Punto e basta. O, forse, più semplicemente non c’era più posto.

Dopo questa  doverosa sosta, ho ripreso a gironzolare senza meta, lasciandomi guidare dalle sensazioni. Mi attiravano molto i ritratti posti su alcune tombe, spesso purtroppo molto trascurate.

I CLIPEI, OSSIA I RITRATTI

Una menzione particolare va fatta a proposito dei clipei, cioè i ritratti, veramente belli, che si possono ammirare su molte tombe. Ne sono stati censiti 180  tutti ad opera di Filippo Severati, di cui un numero consistente,  almeno 90,  è stato  però trafugato. In realtà i ritratti custoditi nel cimitero sarebbero almeno 250, quindi il numero delle opere sottratte sarebbe molto più alto.

Severati, morto nel 1892, inventore della pittura a smalto su lava, pittura a fuoco su supporto di porcellana e lava vulcanica, tecnica che ha permesso la quasi perfetta conservazione di quasi tutte le opere giunte fino a noi in condizioni pressoché perfette, ben conservate e con i colori ancora vividi e luminosi,  si formò presso l’Accademia di San Luca: fu disegnatore e incisore. Ma soprattutto è ricordato proprio per i suoi clipei che, purtroppo vanno letteralmente a ruba.

Di alcuni sono veramente incredibili gli occhi.

Questa, invece, mi ha colpita per la stranezza con cui è fatta la  scritta sulla lapide:

Una sottolineatura brutta, che sembra fatta successivamente, che, a mio parere, stona con tutto il resto che è invece molto fine e delicato. Il ritratto, di cui possiamo leggere l’autore in basso a destra, è molto vivido.

E di questi cosa vogliamo dire?

Questa coppia è di una bellezza incredibile e anche molto moderna.

ALCUNI BAMBINI

Non ho visitato la parte dedicata ai bambini, ma sono molte le sepolture di piccoli incontrate durante la mia visita. Devo dire che alcune sono piuttosto inquietanti.

Purtroppo a quei tempi tanti piccoli se ne andavano così.

Poi c’è Emma, che mi ha leggermente sconvolta:

STRANEZZE

Per la serie delle stranezze, ho trovato queste insolite indicazioni:

 

E’ la prima volta che vedo un punto esclamativo messo dopo il nome e non riesco a trovarne una spiegazione da nessuna parte. Chiedo quindi aiuto a qualche lettore decisamente più istruito di me. La sola cosa che mi viene in mente è che possa essere inteso come punto di ammirazione.

Rimanendo nell’ambito delle stranezze, ho trovato su un paio di tombe posto un fiore nello stesso modo:

Sinceramente la cosa dei fiori posti esattamente nello stesso modo e gli stessi, non mi pare solo frutto della casualità. Meglio non indagare oltre…tomba.

Devo dire che questa cappella, in evidente stato di trascuratezza, emanava un che di inquietante.

Giunta ad un punto della mia visita, mi ero fissata di trovare la sepoltura di Trilussa. Avevo le indicazioni, ma non mi parevano particolarmente illuminanti, così ho chiesto ad un paio di addetti del cimitero che molto gentilmente mi hanno spiegato come raggiungerla, ma strada facendo mi sono persa tra  le “sepolture inquietanti”.

SEPOLTURE INQUIETANTI

 

Qui pare sia avvenuto un furto, perché si vede chiaramente che mancano due ritratti.

Ma c’è ben altro:

Poi c’è questa, che merita una menzione particolare:

Di questa famiglia ho trovato qualche traccia:

Certamente facoltosa, ma poi forse estinta o comunque non più in grado di occuparsi di questa bellissima tomba di famiglia.

Con un po’ di inquietudine nell’animo, ho deciso allora di andare a trovare un’artista che ho sempre amato molto e di cui ho seguito la strana morte: Gabriella Ferri.

GABRIELLA FERRI (e non solo lei)

Anche nel suo caso, mi sono rivolta ad una delle addette che, con grande affetto, mi ha spiegato dove si trovava “Gabriella”: Nuovo Reparto, riquadro 85, cappella 3, n. 34, fila 2. Una bella scarpinata, nessuna  fantomatica navetta all’orizzonte, ma la giornata era bella e il sacrificio si poteva fare.

Prima di giungere al suo colombario, ero passata un paio di volte dietro ad una tomba nella terra e avevo notato che vi era posta una bandiera italiana in perfette condizioni. Dovevo per forza scoprire a chi appartenesse e, con mio grande stupore, ho letto:

Riporto esattamente dal sito http://www.vittimeterrorismo.it: “L’agguato di Via Acca Larentia

Verso le 18.00 del 7 gennaio 1978, tre giovani uscirono dalla sezione del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia, al Tuscolano. Furono immediatamente investiti da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi da alcune persone appostate nelle vicinanze. Uno dei tre giovani, pur se ferito, riuscì a rientrare nella sede del partito. Franco Bigonzetti, studente universitario di venti anni, fu invece ucciso sul colpo. Il terzo giovane, Francesco Ciavatta – studente liceale di diciotto anni – fu ferito e tentò di fuggire, ma venne inseguito e colpito alla schiena; morì durante il trasporto in ospedale. Subito dopo il fatto si verificarono gravi incidenti, con l’intervento delle forze dell’ordine, durante i quali venne ucciso un altro giovane di destra, il diciannovenne Stefano Recchioni. Qualche giorno dopo, l’agguato alla Sezione di via Acca Larentia fu rivendicato dai “Nuclei Armati di Contropotere Territoriale” con un comunicato contenente minacce ed espressioni di rozza violenza. Il 10 gennaio 1979, nel corso della manifestazione organizzata in occasione del primo anniversario dell’agguato, scoppiarono nuovi disordini, con l’intervento di forze di Polizia, durante i quali un giovane di diciassette anni, Alberto Giaquinto, fu colpito a morte. Lo stesso giorno fu ucciso un altro giovane di destra, Stefano Cecchetti, a seguito di un attentato rivendicato dai “Compagni organizzati per il Comunismo”. Come dichiareranno molto tempo dopo alcuni estremisti di destra, Acca Larentia fu un punto di non ritorno: da quel giorno i giovani neo-fascisti ritennero di rompere con le strutture di partito e di scegliere anch’essi la strada della “lotta armata e rivoluzionaria”. In quei giorni nacquero i “Nuclei Armati Rivoluzionari” (NAR) che, a partire dal mese successivo, uccisero prima Roberto Scialabba, poi – a Milano – Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (Fausto e Iaio), poi ancora Ivo Zini, tutti simpatizzanti della estrema sinistra.”.

Avevo 14 anni quando successe e, a prescindere dalla connotazione politica della vicenda, di cui proprio non mi importava nulla, ne rimasi sconvolta.

Ricordo perfettamente questa immagine che all’epoca mi rimase impressa per molto tempo, al pari di quella del ritrovamento delle vittime del Circeo ed essere capitata così casualmente sulla sua tomba è stata una circostanza che non so, sinceramente, se definire solo casuale.

Stefano Recchioni, nel cerchio rosso a sinistra, con un giovane Gianfranco Fini, pochi minuti dopo l’assalto e pochi istanti prima di essere ucciso.

Addentrata ormai nei meandri dell’incomprensibile, vado dalla mia cara Gabriella Ferri, sulla cui morte non è proprio tutto tutto chiaro.

La Ferri muore la sera del 3 aprile 2004. Allora lavoravo in radio e ricordo di aver sentito di sfuggita, alla mattina presto, la notizia della sua morte, prima di recarmi negli studi. Arrivata in radio cercai conferma a questa notizia e non trovai assolutamente nulla. Ciò che avevo sentito, o credevo di aver ascoltato, venne detto la mattina del 4 aprile, giorno del mio compleanno, esattamente come l’avevo già “sentito” io, ma un paio di giorni prima. Ho sempre seguito le traversie della vita di Gabriella Ferri perché, pur non essendo io romana, la ammiravo molto soprattutto come donna e poi come artista. Rimasi davvero sconcertata da questo fatto, unito poi ai dubbi sulla sua fine. Mi riprometto di approfondire l’argomento. Intanto sono molto felice di aver potuto visitare la sua tomba e di aver constatato che è in ottime condizioni, curata e piena di fiori. Segno che continua ad essere amata, cosa che non si può dire per lo stato di altre sepolture di persone famose, come visto anche per Raimondo.

Circa un anno dopo morirà, in circostanze mai del tutto chiarite, ma per certi versi simili a quelle di Gabriella, la famosa antropologa Cecilia Gatto Trocchi.

Sono felice che la tomba di Gabriella sia così, anche perché la vicenda della sua sepoltura non è stata esente da intoppi. Riporto, a tale proposito, un significativo articolo  di Repubblica del 2004: “E la Ferri aspetta una tomba.

Una bara in un deposito del Verano. E’ lì che da quasi due mesi Gabriella Ferri attende che la burocrazia compia il suo corso, per riposare finalmente in una tomba tutta sua. La cantante-attrice è morta il 3 aprile, precipitando da un balcone della sua casa di Corchiano, in provincia di Viterbo. Quando fu allestita la camera ardente in Campidoglio e poi il giorno dei funerali a Testaccio, dov’ era nata 63 anni fa, in tanti andarono a salutarla: politici, personaggi dello spettacolo, amici e tanti, tanti romani. Il sindaco Walter Veltroni, promise che all’ interprete di “Zazà”, presto sarebbe stato dedicato uno spazio verde nel quartiere. Ma intanto c’ era da risolvere il problema della sepoltura. «L’ 8 aprile il figlio, Borzak Vsevolod Zhara, ha chiesto la concessione di un loculo nel Cimitero Monumentale del Verano per la tumulazione della madre – dice il Campidoglio – Lo stesso giorno il responsabile dell’ Ufficio Servizi Funebri e Cimiteriali ha espresso parere favorevole alla domanda». Domenico Tudini, amministratore delegato dell’ Ama, che gestisce i cimiteri di Roma, chiarisce che oramai al Verano vengono accolti solo i personaggi più rappresentativi, che hanno dato lustro alla città in Italia e nel mondo e quelli la cui scomparsa abbia “profondamente commosso l’ opinione pubblica”. «I tempi lunghi – spiega Tudini – sono dovuti all’ iter che si è deciso di seguire dopo gli scandali». Dunque Gabriella Ferri è rimasta “vittima” delle regole entrate in vigore il 13 febbraio del 2003, dopo le denunce sulle irregolarità nella concessione di tombe. Il parere favorevole alla sepoltura è stato poi trasmesso alla Giunta e quindi al Consiglio comunale. Tutto l’ iter è stato controllato con attenzione dal Campidoglio, proprio per evitare intoppi o ritardi. «Si è cercato di accelerare al massimo la procedura», spiegano all’ Ama. E dal Campidoglio aggiungono, «nulla più osta, a questo punto, alla sepoltura». Insomma giorni, forse ore, e finalmente familiari e ammiratori sapranno dove poter deporre un fiore”.

EMMA CARELLI

E, a proposito di tombe dimenticate di famose cantanti, mi sono ritrovata davanti a questo monumento parecchio trasandato, ma che ha attirato la mia attenzione, forse per le tre maschere.

Chiaramente si tratta di una cantante, ma il nome non mi diceva nulla. Fotografo la tomba e mi riprometto di approfondire e scopro tutto un mondo ed una donna che certamente meritava un sepolcro meglio tenuto.

Quindi, chi era Emma Carelli?

Nata a Napoli il 12 maggio 1877 e morta a Montefiascone il 17 agosto 1928, è stata un soprano drammatico, specializzato nel repertorio verista. Dopo una carriera canora durata circa due decenni, per circa 15 anni gestì il Teatro Costanzi di Roma in società con il marito Walter Mocchi. Al Teatro alla Scala di Milano venne diretta da Arturo Toscanini con Giuseppe Borgatti e  fu nel ruolo di Rosaura ne Le Maschere di Pietro Mascagni alla Scala, nel 1901 diretta da Toscanini con Enrico Caruso e Claudio Leigheb. Cantò anche in Argentina e fu poi un’ottima impresaria teatrale a Roma, fino alla sua morte in un incidente d’auto.

Peccato che sulla sua tomba non ci sia nessuna foto, perché era una donna molto bella.

BELLE DONNE

Rimanendo in tema di donne belle, ha attirato la mia attenzione questa sepoltura:

Ho cercato su internet, ma non ho trovato alcuna notizia di questa bellissima donna, con un nome così particolare, morta purtroppo piuttosto giovane. Mi sarebbe piaciuto saperne di più.

 

E anche lei rimane una bellezza misteriosa.

I CADUTI

Prima di terminare questa mia prima visita al Verano, di cui, devo dire, mi sono veramente innamorata, ho fatto un doveroso giro nel Viale Monumento ai Caduti.

Tornando verso l’uscita principale, ho gettato ancora qualche occhiata in giro e ho trovato, ovviamente, tanti monumenti funebri estremamente interessanti. Quindi, in chiusura di articolo, vi propongo una carrellata di immagini varie, per poi lasciarvi con quanto si può vedere subito fuori dal cimitero: uno spettacolo davvero desolante ed indegno.

 

Come si vede, neanche questo settore, molto antico, è in buono stato.

Martiri della rivoluzione fascista del 1922

Passeggiando per il viale principale, ho notato una cappella particolarmente austera e non potevo non avvicinarmi. Ecco cosa ho trovato:

La cappella dei martiri fascisti è un monumento che pur essendo tutelato dalla Sovraintendenza alle Belle Arti versa in un completo stato di abbandono.  La comunità di Avanguardia ha più volte chiesto il restauro del monumento, ma finora nulla è stato fatto. I “nostalgici” hanno chiesto un ulteriore ed ultimo incontro con il sovraintendente a cui era stato dato un termine ultimo per provvedere al restauro,dopo di che avrebbero provveduto personalmente, ma non pare sia avvenuto.

Terminando la visita

Tornando verso l’uscita principale, ho gettato ancora qualche occhiata in giro e ho trovato, ovviamente, tanti monumenti funebri estremamente interessanti. Quindi, in chiusura di articolo, vi propongo una carrellata di immagini varie, per poi lasciarvi con quanto si può vedere subito fuori dal cimitero: uno spettacolo davvero desolante ed indegno.

Questa foto davvero faccio fatica a commentarla.

FUORI…

Dove sta la morte? Dentro o fuori?

Paola Pagliari

 

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