Olindo e Rosa: chi sono davvero?

Olindo e Rosa: chi sono davvero?

Esempio di pessima informazione. Spacciare questo filmato per “la confessione”.

In questi ultimi giorni, grazie ad alcuni servizi de “Le iene”, si è tornato a parlare della strage di Erba e di quelli che sono per la maggior parte delle persone gli assassini: Rosa Bazzi e Olindo Romano, in carcere con l’ergastolo.

Da anni sostengo, atti, documenti e testimonianze alla mano, la loro totale estraneità alla vicenda.

Solo ora saltano fuori dei filmati, fatti dal criminologo Massimo Picozzi. Uno in parte lo si conosceva già, quello dove Rosa Bazzi “confessa” la strage, mentre quello fatto da Olindo era rimasto un mistero e veniva comunque preso a dimostrazione della sua totale colpevolezza. Ieri sera è stato mostrato anche questo.

Massimo Picozzi

Il contenuto di questi filmati è sostanzialmente riassunto dalla relazione presentata dallo stesso Picozzi, all’epoca della strage (dicembre 2006) consulente per il primo avvocato difensore d’ufficio Pietro Troiano. Relazione che avevo pubblicato anni fa sulla mia pagina facebook: “Olindo Romano e Rosa Bazzi innocenti” e che ora vi ripropongo, così come commentata nel libro  che ho scritto sulla vicenda.

Pietro Troiano

Olindo Romano, nato ad Albaredo per San Marco, il 10. 02. 1962.

I genitori di Olindo Romano si sono conosciuti in Svizzera dove lavoravano entrambi. Hanno convissuto ed avuto 4 figli, abitando prima a Lecce, poi in Francia, e infine a Proserpio, paese in cui viveva già il fratello della madre. Si sono sposati con rito civile a Proserpio quando Olindo aveva già 10 anni. Nessuna cerimonia religiosa in qua quanto, afferma, il padre era “comunista”. Il padre, d’origini pugliesi, ha lavorato in Svizzera rientrando a casa inizialmente solo una volta al mese, poi, negli ultimi anni, ogni week-end (e ci meravigliamo se non li sconvolge più di tanto il dover restare separati in carcere? Sì aveva chiesto la cella matrimoniale, ma forse più per lei che per sé…Comunque andava valutato attentamente il loro contesto familiare). Compiuti i 50 anni, andava incontro a due infarti del miocardio che lo invalidavano (occhio Olindo per la familiarità con malattie cardiache. Il sovrappeso non ti aiuta. Gli sforzi eccessivi possono far male….tipo… capito..?). Il terzo, avuto a soli 53 anni, si è rivelato fatale (ecco, appunto…). Era un uomo molto autoritario, e con lui Olindo non è mai andato particolarmente d’accordo (e ci meravigliamo?).

La madre è nata nel 1933, in Valtellina (Oddio che accoppiata…!). Soffre d’asma, ed è oggi in condizioni di salute precarie (beh oddio, a vederla dalla finestra inveire contro la povera Rosa non pareva….tanto precaria…). Ha lavorato in fabbrica per molti anni, poi come casalinga, quando l’ultima azienda dove era occupata ha cessato l’attività (ma che fa? Copia e incolla con ciò che ha detto di Rosa?). Olindo la descrive come una donna molto tranquilla (beh…amore di figlio), impegnata spesso nel ruolo di paciere in famiglia (ecco da chi ha preso Olindo!).

Olindo è il maggiore dei fratelli. Agata è nata in Francia, un anno dopo di lui. Lino, il terzo, è nato anch’esso in Francia a distanza di due anni. Da ultimo Piergiovanni, nato a Proserpio, di sei anni più giovane. Non ricorda particolari malattie che abbiano colpito i familiari, ma gli sembra che un parente, per parte materna, si sia suicidato per impiccagione (ahhh beh allora ha certamente istinti suicidari…). Nega altri problemi neuropsichiatrici nel gentilizio, come pure abusi d’alcool o sostanze.

Rammenta l’infanzia come in periodo sereno, il primo anno d’asilo a Lecce, poi a Proserpio, dove c’erano tre suore buonissime e qualche compagno simpatico. Anche alle elementari s’era trovato bene, in un’unica classe che ospitava dalla prima, in testa alla classe, alla quinta, negli ultimi banchi. Non che avesse passione per lo studio, preferendo piuttosto l’orto di casa e le cure degli animali da cortile (compreso lo sgozzamento?). Cresciuto, iniziava a frequentare l’oratorio con i cugini e gli amici, e qui si registravano i primo scontri, le zuffe con gli altri ragazzini che li chiamavano “i forestieri” (oddio, era un bullo! Ma per favore….E chi da ragazzino non ha mai litigato con i compagni di gioco per motivi vari? Ah sì Picozzi ed Astori, aggiungerei Gallorini…), per via delle diverse origini.

Le medie le ha fatte ad Erba, con un viaggio d’andata in pullman, mentre il ritorno talvolta lo faceva a piedi, per 6 o 7 chilometri (ahhh ecco il fisico massiccio, tipo da arti marziali….). Questo periodo non se lo ricorda con piacere, perché già si formavano i gruppetti e lui era abbastanza escluso. D’altronde dice d’essere ancora oggi un solitario, uno che gli altri li cerca solo se non ne può fare a meno. Terminate le scuole dell’obbligo, nonostante i genitori volessero fargli proseguire gli studi, riteneva fondamentale per lui l’indipendenza economica, e allora decideva di andare a lavorare come meccanico. Dopo due anni circa trovava posto come manovale, per guadagnare il doppio facendo meno ore. Assolto il militare e dopo il matrimonio, andava a lavorare alle costruzioni di prefabbricati, assieme al suocero e al cognato.

Non ricorda molto le malattie avute da bambino, ma certamente la varicella e poi una forma seria di otite a sinistra, che gli pregiudicava stabilmente gran parte dell’udito (è pure sordo come una campana…). Ha avuto necessità di un ricovero ospedaliero per l’asportazione di una ciste. Non ha mai riportato fratture.

Il servizio militare lo ha svolto tra i 18 e i 19 anni a Vipiteno, dopo il periodo iniziale a Milano, che ricorda come un disastro, soprattutto per il sovraffollamento. Poi le cose iniziavano ad andare meglio, perché riusciva a farsi rispettare (mi viene il sospetto che Picozzi non abbia fatto il militare…). Preferiva comunque evitare la compagnia e starsene da solo. Si era fatto qualche conoscenza, ma non più di tanto, e comunque ha presto perso tutti di vista. (non ci pare la stessa descrizione idilliaca  che ne fa Astori, che dice che per Olindo il periodo del militare era stato il più eccitante della sua vita….) .

Spiega che non gli sono mai piaciute le imposizioni, e la tendenza a farsi valere dice di averla sempre avuta, nonostante si definisca in fondo un tollerante, a differenza del padre troppo autoritario e testardo. Anche nel lavoro ha sempre preteso da sé e dagli altri organizzazione, chiarezza, precisione e tranquillità (oddio, ma che brutta persona!!). Olindo non ha sofferto particolarmente per la morte del padre. Da quando si è sposato non ha mantenuto grandi rapporti nemmeno con la madre, che vede una volta ogni tre, quattro mesi, ed i fratelli. Le festività le passava dalla suocera e dai cognati. Da quando lui e la moglie si sono trasferiti ad Erba, hanno deciso di trascorrere le feste da soli.

Rosangela l’ha conosciuta mentre lavorava come muratore vicino alla casa della donna. La avvicinava dopo qualche mese…..Il corteggiamento è durato tre anni. Dice che della moglie gli era piaciuto, da subito, il “modo di fare”, solare, aperto e simpatico (eh proprio una strega!), l’opposto del suo essere scontroso, solitario ed irascibile. I genitori di Olindo non accoglievano bene la ragazza, non la ritenevano adatta per lui. Nemmeno la famiglia della fidanzata ha avuto per Olindo grandi festeggiamenti, riuscendo però, lui dice, a fare “buon viso a cattivo gioco”.

SI sposavano con una cerimonia religiosa nel settembre del 1984. Lui aveva 22 anni, lei uno in meno. Dopo il matrimonio andavano ad abitare accanto ai genitori di Olindo (oh povera Rosa!). Il via vai di amici  (Di chi? Dei sue asociali?) infastidiva però i genitori, ed un sabato pomeriggio, Olindo litigava violentemente con il padre fino a venire alle mani. La causa, banalissima (e con ciò cosa vuol dire?), la mancata risposta ad una domanda d’aiuto fatta dal padre, per un tubo dell’acqua rotto (???). La moglie, saputo l’accaduto, non cercava di fare da paciere, ma anzi suggeriva che avrebbero piuttosto trovato un’altra casa (saggia decisione!). Nel frattempo sarebbero andati dalla madre di lei (Adesso le dinamiche familiari sono decisamente più chiare. Le due suocere era meglio lasciarle dove stavano!). Caratterialmente, aggiunge Olindo ricordando l’episodio, la moglie è una persona che si infiamma se ritiene di avere ragione (Quindi non è una che cova odio represso!). Per due, tre mesi, si fermavano dalla madre di Rosangela, poi, nel 1995, trovavano una casa a Merone e la compravano. Ci rimanevano per 4 anni e quindi decidevano di venderla, perché i condomini non permettevano loro di far lavori di ristrutturazione. Ne acquistavano un’altra a Segrino, un appartamento nel quale rimanevano circa 12 anni. Mettevano in vendita anche questa, perché la struttura, che ospitava più appartamenti, s’era ad un tratto affollata di persone poco discrete, venendo così meno la calma e il silenzio. (Oh ma che strane persone: amano la calma! Comunque a Segrino ci sono stati parecchio). Giungevano infine ad Erba, in piazza Mercato (???). Facevano della piccole modifiche alla nuova abitazione, e per i primi tre mesi vivevano nella tranquillità più totale, perché non c’era nessuno.

Quanto al lavoro, dopo il matrimonio e nonostante i conflitti tra parenti (Quindi riesce a stare anche in una situazione “ostile”!), continuava, come già detto, a lavorare con il suocero. Dopo tre, quattro anni, cambiava lavoro per la morte del principale. S’impegnava per un anno all’interno di capannoni, ma non era capace di restare a lungo al chiuso. (Eh lo credo per uno nato ad Albaredo!). Così, dopo 11 mesi, cambiava di nuovo, in una ditta di scavi. E qui rimaneva per otto anni. Improvvisamente riscopriva il desiderio di studiare, iscrivendosi a 34 anni ad un corso serale per un diploma superiore (Tanto di cappello!). Non potendo usufruire di un part-time, cambiava lavoro e andava all’IGM, dove ancora era addetto allo smaltimento rifiuti urbani al momento dei fatti (Sorvoliamo sulla costruzione di questa frase…!). Prendeva il diploma (con votazione 38/60) come una sorta di traguardo personale, senza utilizzarlo per la ricerca di una mansione più qualificata. In ogni luogo dove ha lavorato pare essersi lasciato in buoni rapporti (Ah sì sì, proprio uno psicopatico asociale!).

Rosa, sempre attraverso gli occhi di Picozzi:

Rosangela Bazzi è nata ad Erba, il 12 settembre 1963. La sua famiglia è originaria di Ponna, paesino nei pressi di San Fedele. Non lontano risiedeva quella della madre della signora Rosangela. Nella sua vita il padre ha svolto essenzialmente il lavoro di muratore.

Un fratello, maggiore, è deceduto 20 anni fa in un incidente in moto. La Bazzi ha anche due sorelle maggiori d’età. Non riferisce altre patologie degne di annotazione, o disturbi d’ordine neuropsichiatrico nel gentilizio.

La signora ricorda di essere nata e cresciuta in una sorta di casa giardino, rammenta le estati trascorse dai nonni in montagna, gli insegnamenti della nonna in cucina o con il bestiame. Della frequenza all’asilo non ricorda molto, giusto i giochi con i compagni ( e che altro diamine doveva ricordare, porca miseria? Stiam parlando dell’asilo….son bambini….3-5 anni…) e delle elementari ha le immagini del pullman  e della madre che l’accompagnava. E’ stato comunque un periodo di buona serenità, durante il quale afferma d’esser stata una bambina socievole, e di non aver creato problemi ai genitori. (ehhh sì sta proprio venendo su come la perfetta piccola psicopatica assassina…) Dopo le elementari, iniziava a frequentare la prima media, ma era costretta ad interrompere ed a trovar lavoro, perché il padre si era ammalato (e la cara mammina aveva avuto pure il coraggio di rinfacciarle di non essere istruita…). Dai 12 anni è stata per diverso tempo in un negozio di scatole. Alla chiusura per cessata attività dell’impresa, si stabiliva in uno stabilimento dove si fabbricavano utensili (Ecco da dove viene la sua dimestichezza con i “ferri”…). Ci rimaneva finchè non veniva attuata una riduzione di personale per diminuzione del lavoro. Poco dopo trovava occupazione presso una casa come domestica con vitto e alloggio (Non era certo una donna scansafatiche e sfaccendata. Quello che è strano è che non stiamo parlando del dopoguerra, ma del pieno boom economico. Evidentemente la sua famiglia era ancora proprio vecchio…stile…, quindi anche adulta e sposata le sue pretese dalla vita non possono certo essere chissà che. Si accontentava di ciò che aveva costruito con il suo Olindo, senza grilli per la testa, né manie di grandezza. Tutto assolutamente tranquillo e sereno…Da far invidia e da ammirare, piuttosto…).

Dopo il matrimonio, lasciava quest’ultimo lavoro, e per qualche tempo si dedicava alla casa, a Proserpio, ed al marito Olindo. Ma presto sorgevano conflitti con i genitori di lui – la coppia abitava nello stesso stabile, accanto a loro- e i Romano decidevano di trovare una sistemazione altrove (questa storia mi pare simile a quella di molte giovani coppie troppo vicine ai suoceri….E ben giustifica il reciproco odio delle consuocere…Era molto meglio farle stare zitte!). Le necessità economiche portavano la signora a cercare un impiego part-time come domestica in casa, quindi presso un albergo. Si fermava qui per parecchi anni, fino a quando l’orario di lavoro diventava eccessivamente scomodo. L’ultima occupazione, presente al momento del fatto-reato, era quella d’ausiliaria addetta alle pulizie, in ospedale, attività a cui associava qualche lavoro domestico presso famiglia. Dei rapporti sul posto di lavoro, dice siano sempre stati positivi, e lei stessa si definisce una persona abbastanza socievole, capace di instaurare e intrattenere rapporti (ma nooo, è una mezza pazza psicopatica, senza amici!)

Per quanto riguarda la sua storia medica, rammenta le malattie esantematiche dell’infanzia, ed è stata poi sottoposta a due interventi chirurgici (ah proprio le condizioni fisiche ideali…), per appendicectomia ed ovaie policistiche, con l’asportazione totale dell’organo di sinistra, parziale del destro. Dopo circa due anni dal matrimonio, rimaneva incinta, ma perdeva il bimbo per aborto spontaneo. L’intervento chirurgico citato le precludeva la possibilità di una nuova maternità. Un evento che descrive traumatico per entrambi, ma lei reagiva con un ancor maggiore investimento affettivo sulla figura del marito, il che portava ad un (è così nell’originale) ulteriore (ulteriore rispetto a che? Sin qui non è stata evidenziata alcuna chiusura, anzi! Ne emerge una persona che si sa adattare alle mutate circostanze della vita, senza traumi! Ed anche una persona che svolge lavori sempre a contatto con altri…) chiusura e simbiosi di coppia (ma da dove saltano fuori queste chiusura e simbiosi?). La signora poi aggiunge che il carattere preciso sino all’ossessività di Olindo (E pure questa caratteristica da dove spunta?), avrebbe conflitto con la presenza di un figlio.

Ha conosciuto il marito incrociandolo per strada mentre lui lavorava vicino alla sua casa. Si tratta della prima ed unica storia sentimentale della sua vita (E ciò sappiamo benissimo essere vietato severamente, soprattutto nella corte di via Diaz!). Racconta che il fidanzamento era stato accolto bene dalla propria famiglia, meno positivamente da quella di Olindo, perché il padre di lui, di origini e cultura meridionale (Ed ecco spiegate parecchie cose! Altro che padani! Gli hanno dato al terrone, essendo sfuggito il tunisino!), aveva già identificato la ragazza che il figlio avrebbe dovuto frequentare (E ciò spiega tutta l’acredine della mamma di Olindo verso la povera Rosa, rea solo di essere settentrionale doc!). Allora, all’insaputa dei genitori di entrambi, finito il militare, Olindo e Rosangela, frequentavano il corso prematrimoniale. (Lasciamo perdere l’uso sconsiderato della punteggiatura da parte di Picozzi, piuttosto consideriamo che questi erano i motivi delle antipatie tra le due famiglie. Che spiegano perfettamente le dichiarazioni delle consuocere che, però, nella sostanza, dicono entrambe che i propri figli sono innocenti!). Scopertolo, la madre di Rosangela decideva di negare ogni appoggio (ecco, appunto!) ed aiuto alla figlia, cosa che non sembra abbia provocato particolari turbamenti. Il viaggio di nozze lo trascorrevano in una casa di proprietà di famiglia, in montagna, ma per lavoro Olindo era costretto dopo pochi giorni a tornare. Descrive una buona intesa sessuale con il compagno, ma anche come l’aspetto fisico non sia  mai stato tra le cose più importanti nella coppia”.

Olindo è più stringato nei suoi racconti, ma parlando della strage dice delle cose davvero assurde:

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Superfluo commentare

La coppia Romano-Bazzi non ha figli (e sappiamo essere un crimine!), per un problema ginecologico. … La moglie lavora come domestica e accudiva anche i figli delle amiche (Ma non avevano paura che li mangiasse?), quindi secondo il signor Romano non sentiva l’esigenza di averne di propri (ma non era anche per la gelosia verso Raffaella, mamma felice, mentre lei non poteva averne?). Lui, al contrario, non ne ha mai sentito la mancanza. In fondo, afferma, è sempre stato un po’ egoista. Poche le amicizie, quasi tutte della moglie (Ma in quante coppie NORMALISSIME è così?). Lui non ha compagni con cui sfogarsi, non si è mai fidato, e per principio. Se c’è qualcosa da discutere, meglio farlo nella coppia. (Il classico: i panni sporchi si lavano in casa propria…ormai fuori moda!)

Olindo durante il video con Picozzi

In conclusione, una cosa vogliamo dirla: questi documenti, in forma cartacea, non i video, li avevamo pubblicati sulla pagina facebook anni e anni fa. I video, invece, erano rimasti “segreti”. Come mai? E perché spuntano fuori solo adesso, grazie ai servizi de “Le Iene”? E sì che molte altre trasmissioni si sono occupate della vicenda, compreso “Quarto Grado” che vede addirittura lo stesso Picozzi come ospite fisso.

Francamente non so cosa dire, ma appare assolutamente evidente che l’ultima parola non è ancora stata detta.

Paola Pagliari

 

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