La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!

La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!

Durante una lezione su Pirandello, in classe abbiamo affrontato il tema della verità. E’ giusto dire sempre e comunque la verità? Quali sono le verità da rivelare e quali invece conviene tenere nascoste? Perché, spesso, fare la cosa giusta non si rivela la cosa più giusta da fare…

In un periodo in cui imperversano notizie vere, verosimili, false e fantasiose, rimane sempre più complicato tracciare un perimetro dentro cui far rientrare la verità. Mi spiego meglio: a mio modo di vedere esistono vari gradi di verità e diversi argomenti su cui si può/deve dire la verità. Esistono anche momenti più o meno adatti e individui più o meno predisposti ad accettare la verità. Quindi, che fare?

Innanzitutto premetto che non mi riferisco a verità storiche o processuali, che devono sempre assolutamente essere ribadite e sottolineate, nonostante anche in questo campo spesso sia difficoltoso capire se si tratti della pura verità o di verità distorte, ma questa è un’altra storia. Mi riferisco alle piccole verità quotidiane, personali, chiamiamole “morali”, che riguardano solo chi deve dirle e riceverle o poche altre persone.

Cos’è la Verità?

Riporto qui di seguito i numerosi significati della parola “verità” riportate sulla Treccani. Come vedete già solo il termine ha implicazioni piuttosto ampie …

verità s. f. [lat. vērĭtas -atis, der. di verus «vero»]. – 1. Carattere di ciò che è vero, conformità o coerenza a principî dati o a una realtà obiettiva: dubitare della v. di una notizianon credere alla v. delle parole di qualcunoprovarenegare la v. d’una testimonianzacontrollare la v. di un’asserzioneristabilire la v. dei fatti. Con funzione attributiva, cinema-verità, quello che riprende vicende reali, quotidiane, senza intervento di attori o realizzazioni di scenografie e sim. 2. Ciò che è vero (contrapp. a falsitàbugiamenzognaerrore). In partic.: a.Relativamente a determinati fatti: sapereconoscereignorarecercarescoprireappurare la v.direrivelaretacerenascondere la v. (cioè il reale modo di essere di qualche cosa); negare la v.alteraretravisaredeformare la v.ammetterericonoscere la v.Che i più tirano i meno è v.(Giusti); ciò che dico è tutta v. (e con più enfasi: è la puraè la schietta v.); questa è v.è v. santaè v. sacrosantaargomentazioneasserzione che non ha fondamento di v.giuro di dire la v., tutta la v. e nient’altro che la v. (formula di giuramento dei testimoni in giudizio); siero della v. (v. siero). Come inciso, invitando a parlare senza riguardi: di’ la v., non ho ragione io?; o per attenuare un’affermazione, un giudizio, o introdurre una correzione a quanto altri dice: io, a dire la v.,non ne sapevo nullaper dire la v. (o la schiettala sincera v.), io la penso diversamente. La frase dire la v. è talora riferita, nell’uso fam., a cose: un orologio che dice la v., esatto; a me le carte dicono sempre la v., danno un responso veridico. b. Affermazione o conoscenza rispondente a un concetto superiore e ideale del vero: v. reconditenascostev. ovviecomuniè una v. assolutauna v. indiscutibileincontestabileuna v. evidentelampantelapalissianasentenza che contiene una profonda v.le v. fondamentali della fede (e con riferimento a queste: diffondere la v.Dio è la fonte e il fondamento di ogni v.); v. rivelate, quelle che, inconoscibili con la sola ragione, la divinità stessa, direttamente o per interposta persona, ha manifestato agli uomini: v. rivelazionec. Ciò che è vero in senso assoluto (con questo sign., soltanto al sing.): la ricerca della v., soprattutto come oggetto e scopo della filosofia e della scienza; l’amore per la v.Io sono la via, la v. e la vita, parole di Gesù Cristo, secondo il Vangelo di Giovanni, 14, 6 (Ego sum via, et veritas, et vita); la v. innanzi tutto!la v. si fa strada da séla v. viene sempre a galla, frasi proverbiali; è la voce della v.è la bocca della v., di persona assolutamente sincera; parlare con accento di v., dando l’impressione di essere sincero. d. In verità (meno com. per verità), locuz. avv. con funzione ora attenuativa ora rafforzativa (equivale a «veramente, davvero»): in v., io sono estraneo alla faccendain v., ti meriteresti una buona lezione; nel Vangelo, spesso ripetuto (come traduz. del lat. amen, amen), in v., in v. vi dico, e sim., formula iniziale di solenni affermazioni di Gesù. 3. Usi e sign. specifici: a. Nella storia della filosofia, diverse sono state le definizioni del concetto di v. e del criterio per stabilire ciò che è verità; di volta in volta, la verità è concepita: come corrispondenza o conformità a una realtà extramentale; come rivelazione nell’esperienza sensibile (o nell’intuizione) o come manifestazione da parte di un essere superiore all’uomo; come conformità a una regola o a un concetto immanente o trascendente il singolo; come utilità, in rapporto cioè alla conservazione o alla felicità dell’uomo. Sono dette v. di ragione quelle il cui contrario è necessariamente falso; v. di fatto quelle non necessarie e contingenti. Nella storia della filosofia medievale è stata chiamata doppia v. (con espressione approssimativa e spesso fuorviante) la dottrina sostenuta da molti maestri delle Facoltà delle arti, in partic. dagli averroisti, secondo la quale una verità dimostrata razionalmente (in forza dei principî della filosofia di Aristotele ritenuta l’espressione della ragione) può essere diversa da una verità creduta per fede (non oggetto quindi di dimostrazione razionale): tale posizione ha reso storicamente possibile, dal sec. 13° fino a tutto il Rinascimento, la contemporanea accettazione delle teorie di Aristotele e delle verità rivelate. b. In matematica e in logica matematica, il concetto di verità ha assunto storicamente sign. diversi: in un primo tempo, in una visione più ingenua della matematica, la nozione di verità veniva applicata alle situazioni che sembravano oggettivamente corrette, o perché evidenti o perché dimostrabili; quando poi è stata messa in crisi l’idea di enti matematici oggettivi (per es., accettando la possibilità di più geometrie), la corrente formalista ha inteso verità come sinon. di dimostrabilità; infine, nell’accezione logica più moderna, il concetto di verità fa riferimento a una struttura o a un modello di una teoria (v. vero, nel sign. 1 n). Per le espressioni funzione di v.tavole (o tabelledi v.valore di v. si vedano rispettivam. funzionetavolavalore.

Interessante, secondo me, tra i vari significati, è reale modo di essere di qualche cosa. Ma chi può affermare con assoluta certezza quale possa essere il reale modo di essere di una cosa e, soprattutto, di una persona o di una situazione (a meno che non sia colui che agisce -forse-)? Per fare un esempio, molte volte mi è stato chiesto se, nel caso mio marito mi tradisse, vorrei saperlo da altri. Ebbene, la mia risposta è NO! Ma per un semplice motivo, se è una faccenda che interessa solo me e lui, magari io già lo so e mi sta bene così, o lo sospetto e non voglio certezze o, se proprio voglio conoscere la verità, lo vedo con i miei occhi o lo chiedo direttamente a  lui. Non ho bisogno di “intermediari della verità”. Non vedo perché qualcun altro dovrebbe prendersi la briga di dirmelo. E non venitemi a dire che è “per il mio bene” perché cosa serva al mio bene lo posso sapere solo io. Questo per dire che spesso e volentieri certe verità si dicono solo per mettere zizzania, per un sottile e perverso piacere…non si fa nessuna opera di bene a stravolgere la vita a qualcuno. A meno che la persona in questione non abbia detto a chiare lettere che vorrebbe essere avvertita riguardo eventuali corna o fatti simili.

Quindi, non so se si è capito, io non reputo necessariamente amico chi mi dice sempre e solo la verità a qualunque costo…soprattutto se il costo lo pago io…

Ad esempio, in questi giorni imperversa sui media il caso Fogli-Corona. Ecco… a prescindere dal fatto che si tratti un personaggio pubblico quindi più visibile ma anche, per certi versi, più vulnerabile, chi ci dice che Fogli non sapesse già tutto ma non volesse condividere la sua situazione con altri? Non viene mai in mente che sbattere in faccia la verità, soprattutto in casi come questi, obbliga chi la riceve ad azioni che forse non vuole fare? E saranno anche scelte private, magari! Se voglio  vivere comunque con una persona che mi ha tradito, senza sbandierarlo ai quattro venti, avrò i miei motivi ma, soprattutto, saranno fatti miei??? Ho trovato questa messa in onda una crudeltà inutile, una volontà di umiliare pubblicamente una persona solo per la dea Audience e per soddisfare il bisogno di cattiveria gratuita che ormai è insito nell’animo umano.

La “verità” sbattuta in faccia a Riccardo Fogli, un’inutile crudeltà…

Altro esempio, molto più delicato… E’ giusto dire a qualcuno che ha una malattia grave e che sta per morire? In linea di massima sì, credo, ma non sempre. Voi direste ad un bambino di sei, sette anni che questo sarà il suo ultimo Natale? Oppure mascherereste fino all’ultimo la situazione? Se non ci sono speranze ha senso distruggere il mondo di un bambino che comunque non sarebbe in grado di  affrontare la cosa?   E nei confronti di una persona anziana? Io credo dipenda da molte variabili… Se, ad esempio,  non si può neanche curare quindi non diventa necessario spiegare tutta una serie di cose,  perché rovinare gli ultimi periodi di vita? Magari inconsciamente lo sa, ma se non lo chiede esplicitamente perché dirlo? Perché invece non fare di tutto per cercare di addolcire quel che resta del giorno, finché si può? Magari si tratta di una  persona che vuole illudersi fino all’ultimo che vada tutto bene,  chi ci dice che sapere la verità le farebbe bene? Anche in questo caso ovviamente vale il fatto che se si sa che questa persona vuole saperlo, che è in grado di intendere e volere e può sopportarlo,  bisogna dirglielo. Ma se non ne siamo certi forse meglio omettere la verità, o almeno quella parte che non serve a nessuno…

Io personalmente credo che dire la verità sia spesso molto più semplice che mentire, non è vero il contrario. Perché mentire, soprattutto in certe situazioni, ad esempio ad un bambino malato, può essere devastante… Non venitemi a dire che è più facile mentire perché non è così! Dire la verità, sbatterla in faccia,  spesso vuol dire fare del male gratuitamente, lavarsi la coscienza senza che questo porti a niente di buono.

Per inciso ci sono molti paladini della verità a tutti i costi che mantengono questa posizione fino a che la verità tocca gli altri, quando si rivolge “contro” di loro diventano aggressivi peggio di un grizzly. Perché è facile predicare la verità a tutti i costi quando riguarda gli altri…Provate a dire a uno di loro quello che davvero pensate a proposito di lui, nel caso non foste i suoi più accaniti ammiratori, e vi dirà che se non vi piace potete anche stare zitti e togliere il disturbo. E provate a dirgli che suo figlio è brutto (oh, esistono bambini brutti!)… Come minimo vi salterà agli occhi… Ma la verità allora???

Un altro dei significati riportati dalla Treccani recita “contrapposta a buglia, menzogna, etc…”. Ma non è detto che nascondere la verità voglia dire sempre mentire… Si può omettere la verità, o una parte della verità, senza necessariamente dire bugie o falsità. Anche secondo il bon-ton molte verità non si devono rendere pubbliche, proprio perché al mondo non devono interessare. Se arrivo in ritardo ad un appuntamento non devo dire il perché, soprattutto se sono fatti personali. Non si fa… Se il cibo preparato dalla padrona di casa mi fa girare lo stomaco non lo devo dire… e così via… Saranno anche piccole verità, ma sempre verità sono. Quindi chi è paladino della verità a tutti i costi forse dovrebbe pensarci…

Se poi ci addentriamo nel campo delle verità per fede e delle verità per ragione non ne usciamo più…La Treccani riporta: Sono dette verità di ragione quelle il cui contrario è necessariamente falso…può essere diversa da una verità creduta per fede (non oggetto quindi di dimostrazione razionale). Cominciando dal banale: dobbiamo dire ai bambini che Babbo Natale e Gesù Bambino non esistono? E se sì, quando? E perché? E dobbiamo dire ai credenti più ortodossi che molti dogmi sono contrari alle verità razionali? Conosco paladini della verità ad ogni costo che si arrabbiano non poco se gli si fa notare che forse alcune “verità rivelate” tutto sono fuorché verità…  Non vado oltre perché è un discorso delicato e ci vorrebbe un articolo a parte. Ma la religione, di qualunque religione si tratti, fa sempre a pugni con la verità razionale… Quindi si torna a bomba… Di quale verità vogliamo discutere?

Bisogna per forza dire ai bambini che Babbo Natale non esiste?

E non confondiamo la parola VERITA’ con ONESTA’, che sono due cose ben distinte e separate. Vivere onestamente, insegnare l’onestà ai propri figli, non vuol dire insegnar loro a proclamare verità a destra e a manca, rischiando anche di ferire le persone…vuol dire vivere in modo tale da poter sopportare il peso delle proprie scelte, vuol dire non far del male volontariamente agli altri, vuol dire insegnare a pensare, prima di dar fiato alle trombe…

E se anche Nietzsche diceva che “non esistono verità, ma solo opinioni” forse sarebbe il caso di meditare sul significato di questa frase…

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