Morte del Caporale Tony Drago. Aggiornamento

Morte del Caporale Tony Drago. Aggiornamento

Della morte del Caporale Tony Drago avvenuta il 6 luglio 2014 nella caserma «Sabatini» in via Flaminia a Roma, sede dell’VIII Reggimento dei Lancieri di Montebello abbiamo già parlato in un precedente articolo, evidenziando tutti i dubbi di questa oscura vicenda.

Il decesso del giovane militare era stato frettolosamente e superficialmente fatto passare per “suicidio per motivi sentimentali”. Ma, ne sono certi i familiari, il suicidio fu solamente una macabra messinscena, per coprire quanto avvenuto realmente: «Tony fu costretto a fare flessioni dai suoi commilitoni, poi fu travolto da uno di essi e infine ucciso a colpi di pala.».

il decesso del militare siracusano sarebbe la tragica conseguenza di “una prova di resistenza fisica assurda, andata ben oltre le vessazioni del nonnismo. Quella notte del 2014 i commilitoni avrebbero obbligato il 25enne siracusano a compiere una serie di flessioni poi, mentre il ragazzo stava facendo i piegamenti, uno di loro si sarebbe lanciato a peso morto sul corpo del giovane frantumandogli le vertebre. A quel punto, spaventati per avergli in pratica spezzato la schiena, avrebbero deciso di ucciderlo con una badilata in testa, simulando infine il suicidio”, come un tragico gesto compiuto gettandosi da una finestra del secondo piano.

I parenti di Tony da tempo si battono perché emerga la verità, ma proprio in questi giorni è arrivato l’ultimo duro colpo: la sentenza del Gip Angela Gerardi: “”Rileva il GIP che, a fronte delle indagini svolte dal Pubblico Ministero anche in seguito alla prima ordinanza di rigetto della richiesta di archiviazione, che anticipava dubbi e lacune investigative in seguito confermati e solo parzialmente risolti dagli esiti dell’incidente probatorio, permangono zone d’ombra non investigate e, oramai, di difficile accertamento, stante il tempo trascorso dai fatti.

Ci si riferisce, in primo luogo, alla mancata e già sollecitata acquisizione dei filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza presenti nel cortile della caserma che, se prelevati nell’immediatezza dei fatti, avrebbero potuto sicuramente fornire elementi di grande utilità all’accertamento di quanto accaduto la notte del decesso del Drago.

In secondo luogo, si rileva nuovamente la mancata acquisizione dei tabulati telefonici sulle utenze in uso agli indagati e in particolare ai compagni di camerata del giovane militare, che per un verso avrebbero consentito di verificare i contatti intercorsi tra i predetti, per un altro verso avrebbero potuto eventualmente riscontrare le dichiarazioni rese al Pubblico Ministero circa la presenza/assenza in caserma la notte dei fatti. […]

Il Pubblico Ministero ha approfondito alcuni profili meritevoli di una più attenta valutazione, senza che sia tuttavia mai emerso alcun nuovo spunto investigativo, alcuna traccia utile alle indagini o idonea a giustificarne la prosecuzione.

Con la conseguenza che gli elementi ad oggi raccolti non possono ritenersi idonei a sostenere l’accusa in un eventuale giudizio, non essendo stata neppure accertata la esatta dinamica dei fatti che, al limite, avrebbe potuto fornire indicazioni su eventuali responsabilità concorrenti di natura dolosa nel delitto doloso, oggetto del procedimento contro Lorenzi e altri, anch’esso archiviato.

In conclusione, non possono raccogliersi le ulteriori sollecitazioni degli opponenti o perché relative ad attività investigative che si rivelerebbero ormai infruttuose poiché tardive, o perché tendenti ad una rivisitazione dei fatti attraverso una lettura alternativa delle acquisizioni già presenti in atti, allo stato non sostenibile.

Deve pertanto disporsi l’archiviazione del procedimento, fatte salve esigenze di nuove investigazioni cui, su richiesta del Pubblico Ministero, seguirebbe la immediata riapertura delle indagini.”

La sorella Valentina ha postato un lungo ed accorato sfogo che riportiamo integralmente, senza ulteriori commenti, perché davvero, di fronte a certe decisioni e a certe motivazioni, si rimane senza parole.

“In tanti mi state chiedendo: “COME PROSEGUIRE?” “si può fare qualcosa?” “che intenzioni avete?”. Rispondo qui a tutti che ci sono diversi piani su cui si può continuare questa lotta.

1) Dopo l’archiviazione, sul piano GIUDIZIARIO, non possiamo fare NULLA.

Il caso si può riaprire solo se CHI È A CONOSCENZA DI DETTAGLI o FATTI NUOVI, DECIDE DI TESTIMONIARE.

O se ci fosse un cavillo procedurale per ricorrere in Cassazione.

O se avessimo a disposizione migliaia di euro per fare investigazioni private, cosa che, come spiegherò dopo, non è possibile.

Quindi prego gli ex compagni di caserma di Tony Drago a farsi avanti, tramite messaggi privati, a raccontarmi ciò che hanno visto o sentito tra il 5 e il 6 luglio. Anche se sembrano stupidaggini, tutti i dettagli sono importanti.

2) Sul piano ECONOMICO:

in quasi 5 anni, abbiamo speso 45.000 EURO (tra funerali, loculo, riesumazione, medici legali, perizie, documenti, striscioni, viaggi, medicine e visite specialistiche di psicologi ecc.) e I NOSTRI AVVOCATI HANNO AVUTO SOLO RIMBORSI SPESE.

Non saremmo ancora qui a parlare del caso se non ci avessero aiutato loro.

Quindi NON SERVE A NIENTE GRIDARE VERGOGNA, INDIGNARVI, PRETENDERE GIUSTIZIA, perché LA GIUSTIZIA COSTA TANTO, TROPPO, e noi anche per andare avanti e aprire un procedimento CIVILE contro il ministero della Difesa, abbiamo finito i soldi.

Il mio IBAN è IT 60 G076 0103 0000 000 97416481.

È un conto Bancoposta. Ringrazio chi ci ha già aiutati negli anni e chi vorrà farlo da adesso. Che siano 5 euro o 50, non importa, l’aiuto economico è ciò che serve realmente per continuare questa lotta, CREANDO UN FONDO DA SPENDERE IN FUTURO per manifestazioni, rimborsi, apertura di un procedimento civile o in caso di riapertura del penale.

3) Sul piano MEDIATICO, anche VOI POTETE FARE TANTO. Io sono una sola, sono incinta e ho un bimbo piccolo, non riesco a contattare mezza Italia come vorrei. Se volete mandare messaggi, documenti a politici, alle onlus, alle Iene, ai tg, conoscete giornalisti, vi fornisco di cuore i materiali e la mia autorizzazione a farlo.

4) Sul piano SOCIALE, si possono organizzare congressi, incontri nelle scuole e nelle università, stand in piazza per informare i cittadini, sensibilizzare contro le vessazioni in caserma e raccontare la nostra storia che, ripeto, è PUBBLICA, non solo privata. Più persone la conoscono, meno rischia di ripetersi.

Ovviamente questi piani sono tutti intrecciati: senza clamore mediatico non rompiamo le balle a nessuno, senza soldi non riusciamo a ricorrere né a viaggiare per convegni o organizzare manifestazioni, senza fatti nuovi non si riapre il caso.

Ripeto, la vicinanza da lontano con la mente e il cuore ci fa piacere, ma sul piano personale, che conta quanto gli altri, in cinque anni la mia famiglia è stata lasciata, in pratica, quasi DA SOLA.

Il dolore ci ha consumati e ha allontanato quasi tutti da mia madre e Alfredo, come se avessero la peste. Loro non ce la fanno più e se vogliono smettere di lottare, hanno tutto il mio rispetto e comprensione. Le energie che ci vogliono per parlare in tv, essere intervistati, farsi guardare gli occhi vuoti di sorriso da migliaia di persone, non sono inesauribili, quindi non pretendetele da noi senza aver fatto un minimo per Tony.

Spero di essere stata chiara, e scusate se l’amarezza adesso ha colpito anche voi.

Tony vive, sempre e comunque.”

Paola Pagliari

La redazione del “L’ultima parola” è vicina alla famiglia Drago nella loro battaglia per la verità.

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