Sergio Ragno, una morte avvolta in una tela di omertà.

Sergio Ragno, una morte avvolta in una tela di omertà.

Sergio Ragno era un giovane carabiniere di soli 24 anni, in servizio a Firenze, morto il 17 giugno 2004 mentre era comandato in un’operazione di prevenzione e repressione del traffico di stupefacenti. Ne abbiamo già parlato in un nostro precedente articolo.
La vicenda giudiziaria ha avuto degli sviluppi, purtroppo negativi, e la famiglia continua a chiedere giustizia.

Vittoria Olimpio non smetterà mai di battersi.

Da ormai quasi 15 anni la mamma di Sergio, Vittoria Olimpio, dapprima affiancata dalla giovane avvocato Giovanna Mangiatori, poi dal cassazionista avvocato Giulio Murano, chiede che gli venga riconosciuto lo status di VITTIMA DEL DOVERE, e non solamente il diritto alla causa di servizio e l’equo indennizzo.
Il Ricorso al Tar ed il successivo grado di giudizio non hanno portato a nulla e tanto si sperava nella causa davanti al giudice del lavoro presso il quale l’avvocato Giulio Murano, del Foro di Roma, aveva presentato Ricorso con il quale erano stati proposti numerosi documenti ed atti di indagine della Procura di Roma in ordine al servizio prestato quel giorno da Sergio ed intorno al quale ruotano le tante “stranezze” riscontrate durante questi lunghissimi 15 anni.

L’avvocato Giulio Murano

Ma, incredibilmente, il Giudice del lavoro di Brindisi, dopo aver emesso una ordinanza in data 14.01.2019 con la quale nulla disponeva in merito al confronto richiesto tra i due Ufficiali Superiori che avevano testimoniato in modo contraddittorio, all’ udienza del 23.10.2018, dichiarava la causa sufficientemente istruita e matura per la decisione ed anticipava l’udienza di discussione dal 09.07.2019 al 02.04.2019.
Dello strano andamento di questa causa ne abbiamo parlato con l’avvocato Murano:
«All’ esito della discussione della causa e del deposito delle note difensive il giudice emetteva sentenza con la quale dichiarava il ricorso inammissibile per la sussistenza del precedente giudicato amministrativo del 2007-2009, ma non motivava le ragioni per le quali non teneva conto dei fatti e documenti nuovi allegati al ricorso del 2018.
Il suddetto esito è stato del tutto inaspettato in quanto ha determinato l’ interruzione dell’ istruttoria testimoniale proprio poco prima del 29.01.2019, data dell’ udienza dove doveva essere sentito il Comandante Generale dell’ Arma Giovanni Nistri ed il Brg. Capo Luca Belvedere, nel 2004 comandante della squadra di sei carabinieri ai quali la scala gerarchica aveva ordinato di effettuare una operazione antidroga presso il parco delle cascine in Firenze con mezzi propri ed in abiti borghesi.
Vale la pena di sottolineare che il pomeriggio del giorno 17.06.2004, Sergio Ragno e gli altri colleghi del Nucleo Radiomobile erano in turno di riposo e che, in ogni caso, agli effettivi del Nucleo Radiomobile non poteva essere ordinato di svolgere attività info-investigative di carattere antidroga che sono di competenza dell’ aliquota operativa del nucleo investigativo, laddove il NRM può svolgere soltanto attività istituzionale, automontata ed in uniforme, per la prevenzione generale ed il di pronto intervento».

Vittoria e Sergio in un momento felice

Quindi, ci si chiede, cosa ci facevano, invece, tutti in borghese e con i propri mezzi, assodato che non erano in gita di piacere?
«Sulle ragioni che possono aver indotto il giudice ad interrompere l’ istruttoria si può intuire la preoccupazione di non voler sentire, come testimoni già citati a comparire, il Gen. Nistri ed il Gen. Del Sette, già Comandante generale dell’ Arma ed, in ogni caso, stiamo valutando la presentazione di un esposto al C.S.M. – Sezione disciplinare.

Nistri e Del Sette

Inoltre stiamo lavorando all’ atto di appello che sarà depositato e discusso presso la Corte di Appello di Lecce- Sezione Lavoro e Previdenza».
Ciò che lascia davvero perplessi in questo assurdo iter legale è l’atteggiamento dell’Arma che, ben lungi dall’essere una “grande famiglia”, sta invece lasciando una madre nel dolore più profondo.

Da lunghi anni Vittoria Olimpio si sta battendo come una leonessa per ottenere il giusto riconoscimento per la figura di un giovane carabiniere morto nell’adempimento del proprio dovere, durante un’operazione importante, quindi in servizio, e non certo durante una scampagnata con amici, come i vertici dell’Arma vorrebbero assurdamente lasciar credere.

Una recente commemorazione

Vittoria, che può per fortuna contare sull’affetto ed il sostegno dei suoi familiari, a cominciare dalle sue amate nipotine e dall’ altro Figlio Luigi, ha organizzato nel corso degli anni numerosi eventi per commemorare la figura di Sergio.

Con il Presidente della Camera, Roberto Fico

Però il dolore segna, infatti Vittoria ha da tempo seri problemi di salute, ma non per questo smette di lottare. Le sue parole rivelano tutto il dolore e lo sgomento di una madre che non riesce ad ottenere giustizia per un giovane figlio che ha perso la vita durante l’adempimento del proprio dovere verso lo Stato.

Ci sono purtroppo dei momenti molto difficili

«Questa giudice si è permessa di tagliare l’istruttoria. Il Ministro della Difesa Trenta e il Ministro della Giustizia Bonafede dovrebbero darsi una mossa. Qui siamo in uno stato di diritto o in uno stato di dittatura? Non lo so.
Quel giudice ha accolto il ricorso dell’avvocato, ha respinto le repliche dell’avvocatura dello Stato, ha accettato i nostri testi, ha fatto tutto lei, ha calendarizzato le audizioni dei testi, ha sentito il primo a nostro favore, poi ha sentito i due ufficiali che si sono contraddetti ed ha fermato tutto prima dell’audizione di Nistri, poiché per lei era tutto chiaro, tagliando l’istruttoria e andando direttamente a sentenza. Il dibattimento a Brindisi è stato rapidissimo perché l’avvocato dello Stato “andava di fretta”, dando così l’impressione che fosse già tutto stabilito. Il giudice, quindi rigettava il ricorso, senza approfondire la situazione.
Ma, per quanto ne so io, la Cassazione prevede che il giudice del lavoro debba accertare la verità, costi quello che costi, invece nel comportamento di questa giudice pare di potersi ravvisare un vero e proprio abuso di potere del tutto incomprensibile».

Per una mamma è terribile dover andare a far visita ad un giovane figlio al cimitero.

E’ severo nel suo giudizio anche l’avvocato Murano:
«Si può senz’ altro sottolineare che, nella torbida, vicenda si rinvengono sempre maggiori particolari di depistaggio e di falsità in atti e documenti, oltre che di palesi atteggiamenti omertosi, che certamente avranno un loro autonomo rilievo penale a breve, a partire dall’indagine penale che sarà avviata nei confronti degli Ufficiali, all’ epoca della scala inferiore ed oggi Ufficiali Superiori dell’ Arma, i quali si sono contraddetti nella loro testimonianza in udienza, come sopra specificato.»

Ma al di là della vicenda dal punto di vista strettamente legal/burocratico, ciò che lascia parecchio sconvolti, è l’assurda lungaggine: sono ormai passati ben 15 anni, durante i quali una famiglia ha dovuto convivere con l’immenso dolore di aver perso un figlio senza un vero perché. Per come la storia è stata presentata sinora dall’Arma, sembrerebbe quasi che Sergio fosse in giro “a spasso” con “degli amici”, anziché nello svolgimento di un’importante e pericolosa operazione.

Paola Pagliari

Lascia un commento

Your email address will not be published.