“Nel cuore del conflitto”. Recensione del libro di Alessandro Pucci

“Nel cuore del conflitto”. Recensione del libro di Alessandro Pucci

“Nel cuore del conflitto”, di Alessandro Pucci, un autodidatta, come egli stesso si definisce, è un libro dedicato alle lotte sociali ed alla guerra.

Con la prefazione del professor Roberto Mancini, docente di filosofia teoretica all’Università di Macerata e noto saggista, è stato presentato in diverse località delle Marche e regioni limitrofe, presso circoli culturali, assessorati alla cultura, centri di spiritualità e scuole, diffondendo sino ad oggi oltre 820 copie in auto pubblicazione.

Il testo cerca di sviluppare il tema delle discordie e delle lotte che attraversano l’esistenza dei singoli e delle comunità sin dalla notte dei tempi, delineandone la cultura e configurandone i valori più importanti.

«Ho cercato di tracciare una continuità ideale e materiale tra i diversi ambiti che vengono attraversati dal conflitto, e che non risparmiano gli ambiti più importanti della vita di ciascuno.

La vita, la morte, il bene, il male, la ragione, i sentimenti, entrano in gioco nelle dinamiche delle lotte e riguardano i tre principali ambiti di sviluppo di ogni conflittualità».

IL CONFLITTO

Mai titolo fu più attuale in questo particolare periodo storico. Ma di quale conflitto parla l’autore di questo libro?

«All’interno del testo ho cercato di tracciare una continuità ideale e materiale tra i diversi ambiti che vengono attraversati dal conflitto, e che non risparmiano gli ambiti più importanti della vita di ciascuno.

La vita, la morte, il bene, il male, la ragione, i sentimenti, entrano in gioco nelle dinamiche delle lotte e riguardano i tre principali ambiti di sviluppo di ogni conflittualità.

LA FRAMMENTAZIONE DELL’ANIMA

Il primo stadio della discordia riguarda la frammentazione dell’anima in tutti i suoi infiniti ed indecifrabili risvolti.

Il problema della identità, della soggettività, del peso delle contraddizioni che opprimono la personalità, viene analizzato per poter costruire gli argomenti per la trattazione successiva».

Frammentazione dell’anima, contraddizioni che opprimono la personalità: non è certo un percorso facile. Su quali basi conduce il lettore attraverso questo cammino?

«Mi sono ispirato ad un bellissimo libro di Hermann Hesse, “Il lupo della steppa”, che tratta il dualismo della personalità in maniera ritengo, magistrale. Tuttavia in questa parte ci sono molti riferimenti ad esperienze personali oppure a persone a me care, quindi direi anche uno studio su base introspettiva, emotiva. Direi valga la pena ricordare che quest’opera ha una base essenzialmente sentimentale, è scritto col cuore almeno quanto è scritto con la mente.

SCONTRI SOCIALI E AMBITO FAMILIARE

Nel secondo spazio conflittuale ho descritto gli scontri sociali partendo dal luogo di relazione per eccellenza che è l’ambito familiare».

L’ambito familiare è quindi il punto di partenza degli scontri sociali?

«Prendendo spunto dalla filosofia greca, ho cercato di fare un parallelismo tra rapporti familiari e vincoli politici. Si parte dal conflitto interiore, passando per quello familiare a quello sociale, e da questo a quello politico/militare. Ogni ambito successivo viene inteso come lo scarico naturale delle tensioni accumulate dallo stadio precedente. I conflitti interiori ci fanno litigare con gli altri, le tensioni sociali interne tendono a scaricarsi verso alleati e nemici esterni.

Infine la guerra vera  e propria, intesa come estensione e degenerazione della naturale propensione umana al confronto. Scontro drammatico e catastrofico, spesso incontenibile soltanto tramite la forza della diplomazia e la sagacia politica».

E qui ci addentriamo…in un campo minato.

GUERRA ED EQUIVOCI DELLA RAGIONE

«La spregevole natura della guerra, non deve tuttavia far dimenticare all’umanità che essa è strumento di misura ufficiale per la conoscenza del passato, tanto che ciò che chiamiamo storia, è purtroppo spesso solo la somma delle bugie dei vincitori (Winston Churchill).

Nel testo vengono analizzate le basi culturali che conducono gli uomini sui campi di battaglia, ed ho cercato di accompagnare il lettore in tutti gli equivoci della ragione, e nei paradossi dei miti fondativi dei nostri valori, dove può essere ricercata traccia indelebile delle origini di tutte le dispute».

Equivoci della ragione. Ci può spiegare meglio?

«Con questa espressione intendo la natura implicitamente contraddittoria del pensiero umano.  Le nostre idee emergono da un patrimonio di miti, convinzioni, retaggi, presupposti, implicitamente contraddittori e tra loro conflittuali. Solo ad uno sguardo superficiale può sembrare che riflettere, indagare la realtà tramite la cultura, permetta di sviluppare una traccia coerente per comprendere il mondo e trovare le soluzioni ai suoi problemi. La ragione produce una rappresentazione del mondo contraddittoria e conflittuale. La pace non è lo stato naturale dell’uomo nemmeno in termini razionali. Si può essere molto logici, molto razionali e contemporaneamente aggressivi e spietati. Il vertice della ragione è scoprire gli equivoci, i paradossi, gli enigmi, delle nostre facoltà elettive. La ragione non è la realtà, ma la nostra personale versione delle cose, e la ragione può spingere al conflitto come e più degli istinti. E’ la ragione a produrre le ideologie, non la cattiveria. Certo la ragione è sia malattia che cura di se stessa, è patologia e terapia nello stesso tempo. In questo sta la sua imperscrutabile ambiguità, ma anche la sua affascinante bellezza».

ELIMINARE I CONFLITTI

E’ possibile “eliminare” la guerra o, almeno, renderla meno cruenta?

«E’ il sogno della cosiddetta post modernità, la fase storica che stiamo vivendo, in cui abbiamo forse tardivamente compreso che il vero nemico da combattere non è una fazione, un esercito, un popolo, una religione, ma la guerra stessa. La guerra non produce più vincitori ma solo macerie , disastri sociali, personali, politici e militari. Tuttavia eliminare la guerra non credo sia nelle possibilità umane perché nelle guerre ci si “rotola dentro” come è stato scritto a proposito del primo conflitto mondiale. La guerra è la totale perdita di controllo delle tensioni, è la deflagrazione delle tensioni e si trasforma velocemente nella totale mancanza di ogni strategia e di ogni tattica. In guerra si muore non solo e tanto per la spietatezza del nemico, ma soprattutto per la totale mancanza di controllo degli eventi, per il totale distacco tra le idee e la realtà. Napoleone Bonaparte, che di guerre un poco se ne intendeva, diceva: “Tutte le strategie vanno a farsi benedire dopo il primo colpo di cannone”. Il testo tratta la guerra come la madre dei nostri equilibri geopolitici, della nostra tecnologia, della nostra cultura civile, dei nostri valori patriottici, e quindi pone il grande tema morale della loro validità, vista la loro origine. La guerra all’interno del testo è ritenuta la vera sconfitta della ragione, oltre che della diplomazia, del pragmatismo e di ogni criterio di giustizia. La guerra è l’unico conflitto ingestibile, che ci controlla molto più di quanto noi possiamo controllarla. Ogni sforzo per impedire le guerre dovrebbe costituire la base di ogni agenda diplomatica e di ogni iniziativa internazionale. L’Unione Europea, con tutti i suoi limiti, rappresenta il più fortunato esperimento storico in favore della “Abolizione” della guerra».

A quale tipo di lettore si rivolge questo libro, che non è proprio per tutti? La sua lettura richiede concentrazione ed una buona predisposizione al ragionamento filosofico, quindi chi è per lei il destinatario ideale?

«La mia formazione personale, indipendente dalla cultura scolastica,  i miei studi da autodidatta, sono prevalentemente di natura teologica e filosofica, ma questo testo non è affatto un libro scritto con le categorie delle scienze teoretiche citate, e si rivolge ad un pubblico vasto e di media cultura. Non prevede conoscenze specifiche e non è affatto scritto con uno stile accademico rivolto ad esperti. Al contrario cerca di rendere molto semplice la densa, complessa e articolata questione della naturale propensione umana al conflitto. Credo il conflitto riguardi ognuno di noi, e ciascuno potrà trovare una traccia utile per riflettere sulla equivalenza tra vita e lotta, tra esistenza e contrapposizione, con cui deve fare i conti, suo malgrado, ogni giorno. La finalità più recondita dell’opera è affascinare il lettore tramite la chiarezza e la concretezza delle riflessioni proposte. Il mio sogno è rendere chiaro e semplice ciò che si tende a rifiutare perché troppo oscuro, variegato, profondo e complesso».

PROGETTI FUTURI

So che è in cantiere un altro libro. Di cosa si tratta?

«E’ in attesa di pubblicazione un nuovo testo dal titolo “La forza dei deboli” che in qualche modo costituisce lo sviluppo naturale delle argomentazioni del primo libro. Alla base c’è l’idea che al cuore di ogni conflitto ci sia il naturale e irriducibile antagonismo tra giustizia e potere. Lo ha detto il filosofo greco Platone, una delle figure più solenni della cultura occidentale. Vorremmo essere giusti e forti, ci innamoriamo di leader forti e giusti. E’ un malinteso, perché ciò che ci seduce è la potenza, e la forza della ragione soccombe troppo spesso di fronte alle ragione della forza. Il pensatore cristiano Blaise Pascal diceva: “Non avendo saputo rendere forte ciò che è giusto, gli uomini si sono accontentati di considerare giusto, ciò che è forte.  Parlando della debolezza ci viene da storcere il naso, mentre parlando della forza e del potere il nostro sguardo si illumina. Il linguaggio è corrotto dall’ideologia del potere e questo testo cerca di penetrare nelle contraddizioni del nostro linguaggio. Il testo sviluppa una chiara, articolata e severa critica alla genealogia e ideologia del potere. Nello stesso tempo offre una analisi delle situazioni umane di debolezza, fragilità, emarginazione, che costituiscono la vera e più grande ricchezza dell’umanità. Se esiste un’etica, essa va valutata e giudicata con gli occhi degli sconfitti e degli emarginati. Lo dice il cristianesimo, lo dice il buon senso, lo dicono i nostri migliori ricordi in famiglia, con il coniuge, con i figli, quando abbiamo rinunciato alla corazza e al mascheramento per la quotidiana  e irriducibile lotta per il potere, e abbiamo accettato di farci semplici, umili, affettuosi, docili.  Veri».

ANCHE IL CONFLITTO HA UN CUORE

“Nel cuore del conflitto”. Quindi anche il conflitto ha un cuore?

«Direi sì: esiste nel senso del titolo del testo un cuore del conflitto, un centro da cui trae origine l’energia che alimenta le contrapposizioni e le divisioni, e lo scopo dell’opera è cercare di entrare in questo scrigno segreto posto in profondità nel nostro essere e nelle relazioni intersoggettive.

Talmente in profondità da risultare spesso invisibile, rimosso, perché noi “siamo” il cuore del conflitto, e non lo vediamo dall’esterno perché ne costituiamo l’interno. In qualche modo la tematica delle divisioni, delle lacerazioni e delle guerre, è soltanto un espediente per parlare profondamente, autenticamente, dell’essere umano, delle società, delle nazioni, nella perfetta convinzione vi sia equivalenza tra vivere e lottare, tra esistere e patire le frammentazioni dell’essere.

Lo scopo del testo è far comprendere che la guerra non “capita” perché provocata dall’esterno, ma perché viene dal nostro interno, perché come diceva Friedrich Nietzsche: “Voi, siete una guerra”».

CHI E’ L’AUTORE

Mi chiamo Alessandro Pucci,  sono nato a Corinaldo (AN) il 21/1/1965.

Diplomato perito elettronico nel 1984, ho una formazione scolastica e professionale di tipo tecnico, sono un lavoratore dipendente.

Il mio incontro con la letteratura è avvenuto in modo progressivo: prima nei romanzi, poi nella saggistica ed infine nei classici della filosofia antica e moderna.

Sono un autodidatta, e per quanto riguarda la teologia studiavo il pensiero del Cardinal Jean Danielou già 35 anni or sono, quando fui tentato di entrare in seminario.

Ho letto la storia delle principali religioni monoteistiche di Hans Kung, Cristianesimo, Ebraismo, Islam.

Con i testi di RaimonPanikkar ho approfondito il sincretismo religioso e le culture orientali.

Con gli scritti di ZigmuntBauman ho viaggiato nella crisi dell’uomo moderno e contemporaneo.

Ho conosciuto personalmente il teologo e scrittore Vito Mancuso, che ha contribuito con i suoi saggi ad ispirare i miei scritti.

Seguo e frequento il Centro Studi Biblici di Montefano (MC)che considero una delle principali fonti di ispirazione teologica e letteraria del mio pensiero.

Queste esperienze hanno alimentato la passione per la scrittura.

Dal 2013 ho collaborato a diversi incontri culturali presso il monastero camaldolese di Fonte Avellana, in quanto co-autore di un testo delle Edizioni Gabrielli di Verona, dedicato al “Futuro dei giovani, tra fede e laicità”.

Una Agorà dedicata soprattutto alle nuove generazioni, il cui progetto umano, cristiano e professionale potesse essere letto e interpretato alla luce sia della laicità dello stato che del pensiero cristiano.

Un seminario che ha visto la partecipazione di importanti personalità della cultura e della saggistica.

Tra gli autori del libro figura ad esempio anche l’onorevole Pier Luigi Castagnetti.

Il priore del monastero Don Gianni Giacomelli, ha personalmente partecipato come relatore ad alcune conferenze di presentazione della mia ultima opera letteraria.

Nel mese di ottobre 2016, sono stato invitato ad intervenire dalla dott.ssa Amina Maneggia, docente di diritto internazionale presso la facoltà di giurisprudenza dell’ateneo perugino, al festival di scienza e filosofia che si svolge annualmente  a Foligno, con la partecipazione di figure nazionali del mondo della cultura.

Una società filosofica nazionale, tramite il prof. Giulio Moraca di Marzocca, mi sta inserendo nei suoi circuiti di conferenze per presentare il mio testo e incontri tematici.

Sono in previste serate dedicate alle tendenze teologiche del terzo millennio e all’Islam.

Una fondazione culturale marchigiana, mi ha chiesto di partecipare in qualità di relatore, presso i suoi incontri dedicati a temi di interesse sociale. Il prossimo convegno sarà dedicato al femminicidio.

La parola è vita. Noi siamo i nostri pensieri, ed i nostri pensieri dipendono dalle nostre parole. Tra parola ed esistenza vi è stretta relazione e vicendevole influenza.

Lo stesso reciproco influsso che lega conoscenza e amore, proprio come insegna la filosofia.
Amiamo solo ciò che conosciamo, e conosciamo solo ciò che amiamo.
Proprio per questo la conoscenza è sempre un bene, e l’ignoranza è sempre un male. La prima costruisce città di pace, la seconda alimenta i conflitti.

Offro il mio limitato pensiero come modesto contributo all’immenso valore della verità, sperando di dissipare un po’ di ignoranza, e stimolare un po’ di conoscenza.

 

 

Paola Pagliari

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