LE MORTI DI CORINALDO E DI PIAZZA SAN CARLO A TORINO FORSE POTEVANO ESSERE EVITATE. Intervista con il M.llo Franco Pizzonia

LE MORTI DI CORINALDO E DI PIAZZA SAN CARLO A TORINO FORSE POTEVANO ESSERE EVITATE. Intervista con il M.llo Franco Pizzonia

Esattamente un anno fa,  la notte tra il 7 e l’8 dicembre, avveniva la strage alla discoteca “Lanterna azzurra” di Corinaldo, e proprio in questi giorni la procura di Ancona ha depositato la richiesta di giudizio immediato per i sei ragazzi della “Banda dello spray”, arrestati lo scorso 2 agosto con l’accusa di aver spruzzato lo spray urticante nella discoteca per poter derubare i presenti.

Quelle morti si potevano evitare, dicevamo, e non è solo una frase di rito per dire che si sarebbe potuto vigilare meglio sulla sicurezza di questo locale che, a quanto sembra, non aveva neppure le carte in regola per contenere tutte quelle persone, infatti l’immobile risulta tuttora classificato come magazzino agricolo, poiché il suo cambio di destinazione d’uso non è mai stato formalmente rilasciato. Di conseguenza non può essere stato rilasciato alcun certificato di agibilità urbanistica e, comunque, vi sono carenze della struttura, che la rendono inidonea alla destinazione a locale di pubblico spettacolo e tale da non garantire, in caso di emergenza, le necessarie condizioni di sicurezza.

Il punto preciso in cui è avvenuta la tragedia di Corinaldo.

No, vogliamo dire che era stata effettuata una precisa e scrupolosa attività d’indagine da parte di un carabiniere/investigatore, che a sin dal 2011 aveva messo in evidenza come operasse in tutta Italia, effettuando frequenti trasferte in lungo e in largo, una gang di giovani altamente organizzati.

Ma cominciamo dall’inizio, aiutati nella ricostruzione degli avvenimenti dal Maresciallo Franco Pizzonia (vedi box al termine dell’articolo),  militare dell’Arma che una volta collocato in congedo assoluto, a causa delle lesioni subite in occasione di un sinistro stradale occorso durante l’espletamento di un servizio di Pronto Intervento, da tre anni ha avviato un’attività di libero professionista come Consulente Tecnico di Parte in materia di indagini di polizia giudiziaria ed indagini difensive, al fine di chiedere allo stesso un proprio commento in ordine a quanto accaduto.

RICHIESTA DI GIUDIZIO IMMEDIATO

Come abbiamo detto all’inizio, la Procura della Repubblica di Ancona ha depositato presso la segreteria del Giudice per le Indagini Preliminari una richiesta di giudizio immediato per i sei giovani arresati nei mesi scorsi con l’accusa di aver provocato la strage nella discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo facendo uso di spray al peperoncino al fine di poter rapinare alcuni ragazzi presenti all’interno del locale notturno, strappando dal collo delle vittime prescelte le proprie collane in oro. A causa del terrore scatenatosi all’interno della discoteca la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, morirono cinque adolescenti ed una giovane madre, ed altre duecento persone rimasero ferite.

Le vittime

In ordine a quanto commesso in occasione del suddetto tragico evento, i Carabinieri avevano dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Ancona, nei confronti di sette persone, residenti nella Provincia di Modena, ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti con strappo e rapine, e sei di loro anche di omicidio preterintenzionale, lesioni personali e singoli episodi di rapine e furti con strappo.

Tre degli arrestati

I sei soggetti tratti in arresto sono i seguenti: Badr Amouiyah, 19 anni nato a Modena, Moez Akari, 22 anni nato a Tunisi, Andrea Cavallari, 20 anni, nato a Modena, Ugo Di Puorto, 19 anni, nato ad Aversa, Sohuibab Haddada, 21 anni, nato in Marocco, Raffaele Mormone, 19 anni, nato a Modena.

A conclusione della recente attività di indagine espletata dagli inquirenti è stato inoltre accertato che i giovani facevano parte di un gruppo criminale dedito a furti e rapine di monili in oro all’interno di discoteche del centro e Nord Italia.

I PRECEDENTI (NON PRESI IN CONSIDERAZIONE) DI UN FENOMENO SOTTOVALUTATO

Dall’esame degli eventi sopra descritti, parrebbe che il fenomeno dei furti con strappo delle catene d’oro all’interno delle discoteche oppure in occasione di altri eventi di piazza, da parte di soggetti più o meno organizzati a compiere tali genere di crimini, debba considerarsi un “recente modus operandi”, per il cui efficace contrasto sia necessario concedere agli operatori di giustizia il tempo necessario per poter attuare le adeguate strategie di intervento.

Ma, per amore di  verità, non era affatto la prima volta che eventi del genere si erano verificati nel nostro Paese in quanto era già successo almeno sette volte in diciassette mesi, in altrettante discoteche del Nord Italia.

«L’uso di spray urticanti in spazi musicali chiusi non è una novità. Anzi il fenomeno – a studiarlo oggi, in sequenza, dopo la tragedia di Corinaldo e la calca con un morto e 1526 feriti del 3 giugno 2017 in Piazza San Carlo a Torino, risulta incredibilmente sottovalutato da parte di coloro che hanno il dovere di intervenire e di informare adeguatamente l’intera opinione pubblica dei rischi ai quali i nostri figli vanno incontro allorquando partecipano a tale genere di eventi o quando si recano all’interno di discoteche», spiega Pizzonia.

Il M.llo Franco Pizzonia

«In verità quanto accaduto in occasione dei suddetti tragici eventi, non può assolutamente considerarsi una nuova forma di criminalità che incombe sulla nostra società, in quanto, nel mese di gennaio dell’anno 2012, io sottoscritto Maresciallo Capo dell’Arma dei Carabinieri Franco Pizzonia, in forza presso il Comando della Stazione Carabinieri di Sestri Levante (GE), a conclusione di un’articolata e complessa attività di indagine, avevo compitamente identificato un gruppo di giovani criminali che da tempo si dedicavano al furto con strappo di catene d’oro a danno di frequentatori di discoteche, presenti nel centronord dell’Italia».

IL COVO DI NORD EST

La suddetta attività di indagine era stata avviata dal M.llo Pizzonia, dopo aver personalmente ricevuto una denuncia da parte di un gruppo di quattro ragazzi che nel mese di ottobre dell’anno 2011 erano stati brutalmente aggrediti presso la Discoteca denominata “IL COVO DI NORD EST” ubicata nel Comune di Santa Margherita Ligure (GE), circostanza in occasione della quale il quotidiano “IL SECOLO XIX” aveva pubblicato (esclusivamente in forma cartacea) un articolo di cronaca intitolato: “RAPINA A SANTA CACCIA AL BRANCO” – INCHIESTA DEI CARABINIERI SU PESTAGGI E FURTI AVVENUTI IN ESTATE IN LIGURIA ED IN TOSCANA – QUATTRO SESTRESI AGGREDITI E MALMENATI DA UN GRUPPO DI GIOVANI ORA RICERCATI IN TUTTO IL TIGULLIO”.

In tale frangente le quattro vittime avevano corso dei grossi rischi, in quanto, dopo essere stati aggrediti da una ventina di giovani avevano deciso di far rientro a casa, ma una volta saliti a bordo dell’auto si erano vesti bloccare la strada da parte di un branco di ragazzi che, tramite l’utilizzo di pietre ed altri oggetti contundenti gli avevano letteralmente distrutto gran parte della carrozzeria dell’autovettura, riscendo a scappare esclusivamente grazie alle capacità di guida del conducente.

Il Maresciallo Franco Pizzonia effettuò allora una complessa attività di indagine, al temine della quale lo stesso ufficiale di polizia giudiziaria aveva chiesto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per undici persone, ritenute responsabili di associazione a delinquere, avendo appurato l’esistenza di un vero e proprio “sodalizio criminale” costituito da giovani residenti nei quartieri di Sestri Ponente – Arenzano e Cornigliano del Comune di Genova, a capo del quale era stato identificato un giovane  italo-tunisino di nome AKKARI Sedki.

Purtroppo tale attività di indagine non aveva trovato un completo riscontro da parte della competente Magistratura, difatti, nel mese di luglio dell’anno 2012 a fronte delle suddette richieste era stata emessa una sola ordinanza di custodia cautelare a carico del sopracitato AKKARI Sedki, soggetto che tra l’altro, secondo quanto riportato dalla Squadra Mobile della polizia di Stato di Genova era divenuto bersaglio di una sparatoria avvenuta nel centro del quartiere Genovese di Sestri Ponente.

Articolo-per-condanna-AKKARI-Sedik-a-capo-della-banda-di-rapinatori-in-discoteca

E’ LA STESSA BANDA CHE ORA UTILIZZA ANCHE SPRAY URTICANTE?

Ricordiamoci allora, a questo punto, il nome di uno dei sei gentiluomini  per cui la Procura della Repubblica di Ancona ha depositato presso la segreteria del Giudice per le Indagini Preliminari una richiesta di giudizio immediato: Moez Akari, 22 anni nato a Tunisi.

«Forse  è soltanto per caso, ma le due vicende vedono come protagonisti soggetti che portano il medesimo cognome “AKKARI” Sedki e/o “AKARI” Moez. I due personaggi in questione- secondo l’investigatore- avrebbero le stesse origini italo/Tunisine. Nel mio caso io avevo chiesto l’emissione di undici ordinanze di custodia cautelare, mai concesse , salvo quella mediante la quale mi è stato appunto permesso di trarre in arresto AKKARI Sedki; nel caso di Corinaldo, invece, è stata correttamente riconosciuta l’associazione a delinquere.».

Purtroppo il suddetto pericoloso fenomeno criminale incombente sulla nostra società ed in particolar modo sui nostri figli, messo alla luce per la prima volta dal M.llo Pizzonia,  non aveva ricevuto le necessarie attenzioni da parte di coloro che, a vario titolo, avevano il  “compito” ed il “dovere” di informare adeguatamente l’intera opinione pubblica  al fine di scongiurare il rischio che analoghi episodi si potessero ripetere; problematica alla quale si era aggiunto l’esito finale della valutazione di tale grave fenomeno criminale da parte della competente Magistratura.

In seguito al parapiglia scoppiato a Torino è morta una donna, schiacciata dalla folla.

«Appare del tutto ovvio che, una volta venuto alla luce il suddetto “nuovo fenomeno criminale”, risultava assolutamente indispensabile e doveroso informare con ogni mezzo l’intera opinione pubblica, al fine di avvisare adeguatamente i frequentatori di locali notturni e di eventi di piazza, dell’avvenuta costituzione di una vera e propria banda di giovani dedita al furto di collane d’oro, (attività per la quale è stato successivamente introdotto l’utilizzo di spray urticanti); informazione che avrebbe potuto evitare quanto successo a Corinaldo ed a Torino, in occasione delle suddette tragiche circostanze», ribadisce Pizzonia.

Il M.llo Pizzonia, si è dimostrato particolarmente addolorato e sconcertato per l’intera vicenda, ed ha fatto presente che sarebbe stata sufficiente la realizzazione di una semplice conferenza stampa, mediante la quale poter informare in modo adeguato e completo l’opinione pubblica, tramite l’impiego degli attuali mezzi di informazione del grave rischio incombente sui nostri figli a causa dell’insorgenza di questa nuova forma di microcriminalità, per evitare, o quanto meno arginare il fenomeno in questione ed evitare la perdita di vite umane.

LE “GRATIFICAZIONI” OTTENUTE DAL MARESCIALLO PIZZONIA

Lo stesso Maresciallo Pizzonia, nei due anni di servizio prestati presso il Comando della Stazione Carabinieri di Sestri Levante ha svolto numerosissime altre attività di indagine a seguito delle quali ha potuto trarre in arresto dodici persone, ritenute responsabili di gravissimi reati (tra cui estorsioni, rapine, atti persecutori, maltrattamenti in famiglia, ect).

Pizzonia con la moto BMW Arma CC

A prescindere dell’epilogo della suddetta indagine, immagino abbia ottenuto delle gratificazioni professionali grazie al suo impegno nel contrasto al fenomeno della criminalità.

A tale quesito, il M.llo Pizzonia ha risposto in modo alquanto sintetico, ma con una nota di palese amarezza, precisando di aver ottenuto dei gratificanti riscontri sotto il profilo morale, avendo ricevuto grandi manifestazioni di riconoscenza e di stima da parte delle vittime di reato, alle quali, però si sono aggiunte, (in netto contrasto con le prime), delle critiche mosse nei confronti del suo operato all’interno del proprio ambito lavorativo, in quanto, a suo dire gli sarebbe stato contestato che durante i due anni di servizio in questione si sarebbe “dedicato prevalentemente alle attività a lui più congeniali, cioè allo sviluppo le indagini di polizia giudiziaria”, omettendo di fornire un’adeguata collaborazione in ordine alle altre attività devolute ad un Comando Stazione Carabinieri.

LO STATO COSA FA?

Non si ritiene necessario commentare quanto sopra indicato, salvo ritenere opportuno e doveroso precisare che coloro che ogni giorno sacrificano la loro vita per il bene e la sicurezza altrui, necessitano delle “adeguate tutele”, in quanto è proprio grazie a loro sacrificio ed impegno quotidiano, che il cittadino avverte quella sensazione di sicurezza e di tutela di cui il nostro Paese ha tanto bisogno e che lo Stato, di fronte a tali comportamenti criminali ha il dovere di utilizzare tutti gli strumenti a suo disposizione affinché venga impedito che (come nel caso di specie) l’attività illecita messa alla luce dagli inquirenti non determini ulteriori conseguenze, impedendo quindi la reiterazione dei reato e l’espansione del fenomeno criminale.

Ma non solo: è anche il caso di portare a conoscenza dell’opinione pubblica i numerosi casi di suicidi all’interno delle FF.OO., molto spesso banalmente imputati a non meglio specificati “motivi sentimentali”, ma che, invece, traggono la loro origine nel senso di abbandono, di incomprensione nati in chi svolge al meglio il proprio lavoro e, per questo, dà fastidio a chi vorrebbe solo intascarsi lo stipendio a fine mese, senza troppi disturbi.

Pizzonia-ed-il-Capitano-ULTIMO in una recente immagine

In una situazione del genere non è peregrino pensare che si possa essere preda dello sconforto, della sensazione di frustrazione. E non è nemmeno difficile ritenere che possano venire anche pensieri brutti, che portano al compimento di atti autolesionistici. Le cronache, quelle su internet, certo non sui canali tradizionali, sono piene di casi di suicidi “inspiegabili” tra gli appartenenti alle forze dell’ordine. Spesso con una medesima caratteristica: la persona morta aveva seguito importanti inchieste. E, opinione strettamente personale di cui mi assumo ogni responsabilità, viene pure il sospetto che non sempre di suicidi si tratti. Ma queste sono solo mie illazioni.

 

CHI E’ Il M.llo FRANCO PIZZONIA

ARRUOLATO NELL’ARMA DEI CARABINIERI IN DATA 23.03.1982 IN QUALITÀ DI ALLIEVO

CARABINIERE AUSILIARIO E CONGEDATO IN DATA 23.03.1983.

  • DAL 19.09.1985 AL 26.05.1987 FREQUENTATO IL 38° CORSO BIENNALE ALLIEVI SOTTUFFICIALI DELL’ARMA DEI CARABINIERI
  • DAL 29.05.1987 AL 24.06.1988 PRESTATO SERVIZIO PRESSO IL COMANDO STAZIONE CARABINIERI DI SESTRI LEVANTE (GE) CON LE FUNZIONI DI SOTTUFFICIALE IN SOTTORDINE.
  • DAL 24.06.1988 AL 01.03.1990 PRESTATO SERVIZIO IN QUALITÀ DI CAPO EQUIPAGGIO PRESSO IL NUCLEO RADIOMOBILE DELLA COMPAGNIA CARABINIERI DI SESTRI LEVANTE (GE).
  • DAL 01.03.1990 AL 02.03.1998 HA ESERCITATO LE FUNZIONI DI COMANDANTE DEL COMANDO STAZIONI CARABINIERI DI BORZONASCA (GE).
  • DAL 02.03.1998 AL 18.02.1999 HA PRESTATO SERVIZIO PRESSO L’ALIQUOTA OPERATIVA DEL NUCLEO OPERATIVO E RADIOMOBILE DELLA COMPAGNIA CARABINIERI DI CHIAVARI (GE), CON LE FUNZIONI DI VICECOMANDANTE.
  • DAL 18.02.1999 AL 18.09.2008 HA ESERCITATO LE FUNZIONI DI COMANDANTE DEL NUCLEO RADIOMOBILE DELLA COMPAGNIA CARABINIERI DI CHIAVARI (GE).
  • DAL 23.07.2010 AL 21.10.2012 HA PRESTATO SERVIZIO PRESSO IL COMANDO DELLA STAZIONE CARABINIERI DI SESTRI LEVANTE IN QUALITÀ DI ADDETTO, VENENDO IMPIEGATO PREVALENTE NELLA CONDUZIONE DI ARTICOLATE E DELICATE INDAGINI DI POLIZIA GIUDIZIARIA (ASSOCIAZIONI A DELINQUERE – RAPINE – ESTORSIONI – MORTE O LESIONI COME CONSEGUENZA DI ALTRO DELITTO – VIOLENZA SESSUALE – ATTI PERSECUTORI – MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA, DETENZIONE E DIVULGAZIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO ETC)
  • IN DATA 21.10.2012, DURANTE LO SVOLGIMENTO DI UN SERVIZIO PERLUSTRATIVO DI PRONTO INTERVENTO, RIMANEVA COINVOLTO IN UN GRAVE SINISTRO STRADALE, IN OCCASIONE DEL QUALE RIPORTATA IRREVERSIBILI LESIONI ALLA COLONNA VERTEBRALE A LIVELLO CERVICALE A CAUSA DELLE QUALI VENIVA SOTTOPOSTO AD UN INTERVENTO CHIRURGICO DI FUSIONE VERTEBRALE CHE DETERMINAVA IL SUO COLLOCAMENTO IN CONGEDO ASSOLUTO PER INFERMITÀ.

SPECIALIZZAZIONI ACQUISITE DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO PRESTATO ALL’INTERNO DELL’ARMA DEI CARABINIERI :

  • 29.07.1984 ABILITAZIONE AL LANCIO CON PARACADUTE (ALTRI ENTI CIVILI);
  • 09.04.1986 SPECIALIZZAZIONE MOTOCICLISTA MILITARE;
  • 17.02.1989 SPECIALIZZAZIONE ABILITAZIONE MILITARE AL LANCIO CON PARACADUTE;
  • 20.04.2006 SPECIALIZZAZIONE – SISTEMA S.D.I. (SISTEMA DI INDAGINE INVESTIGATIVO);
  • 21.03.2007 SPECIALIZZAZIONE – ADDESTRAMENTO IN MATERIA DI NBCR;

ATTESTATI DI RICONOSCIMENTO E BENEMERENZE:

  • 22.05.2001 CONFERITO IL DIPLOMA DI BENEMERENZA PER SOCCORSO ALLE POPOLAZIONI COLPITE DA CALAMITÀ NATURALI, EMESSO DAL MINISTERO DELL’INTERNO – ITALIA – ALLUVIONE DEL MESI SETTEMBRE/OTTOBRE/NOVEMBRE 2000 – (BREVETTO NR. 2649/2000),
  • 07.02.2008 CONFERITA DA PARTE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE L’ATTESTATO DI PUBBLICA BENEMERENZA A TESTIMONIANZA DELL’OPERA E DELL’IMPEGNO PRESTATI NELLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITÀ CONNESSE AD EVENTI DELLA PROTEZIONE CIVILE (ONORIFICENZA 3^ CL 1^FAS OPERATORE PROTEZIONE CIVILE – NR. BREVETTO 61513/54568).
  • 26.04.2011 CONFERITA DA PARTE DEL MINISTERO DELLA DIFESA LA CROCE D’ORO PER ANZIANITÀ DI SERVIZIO MILITARE (ANNI VENTICINQUE).
  • 19.04.2013 CONFERITA DA PARTE DEL MINISTERO DELLA DIFESA LA MEDAGLIA D’ARGENTO AL MERITO DI LUNGO COMANDO.
  • COMANDANTE DI STAZIONE CARABINIERI DAL 01.03.1990 AL 02.03.1998.

COMANDANTE DI NUCLEO RADIOMOBILE DELL’ARMA DEI CARABINIERI DAL 18.02.1999 AL 18.09.2008.

  • DAL 17 MAGGIO 2017 SVOLGE, IN QUALITÀ DI LIBERO PROFESSIONISTA, L’ATTIVITÀ DI CONSULENTE TECNICO DI PARTE IN MATERIA DI INDAGINI DI POLIZIA GIUDIZIARIA ED INDAGINI DIFENSIVE, DISCIPLINATE DALL’ART. 327 BIS C.P.P. (P.I. NR. 02471380994).

PAOLA PAGLIARI

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